100 metri: come valutare una buona accelerazione nei 100m sprint
Jun 09, 2026Si tende spesso a giudicare la partenza dai blocchi e la fase di accelerazione di alcuni velocisti, soprattutto nei 100 metri, limitandosi a giudicare cosa sia successo nei primissimi appoggi o, al massimo, ai 30 metri.
Ma cosa significa realmente avere una buona accelerazione in una gara di 100 metri?
Si valuta la bontà dell'accelerazione guardando la sola uscita dai blocchi, quando questa — anche se importante — rappresenta davvero una piccola parte dell'accelerazione stessa.
Dovremmo invece imparare a valutare l'accelerazione in funzione di un aspetto importante: il risultato finale, la vittoria dell'atleta, il tempo cronometrico.
Nota: questo è un articolo "vivo". Il ragionamento di fondo resta, ma lo aggiorniamo periodicamente con i dati delle gare più importanti — Mondiali, Olimpiadi, Golden Gala — per vedere se le nuove prestazioni confermano o smentiscono quello che diciamo. Trovi gli aggiornamenti nella sezione "Osservatorio gare" più in basso. Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Quali sono le fasi di uno sprint nei 100 metri?
I 100 metri possono essere scomposti in 4 fasi principali:
1) Reazione allo sparo e uscita dai blocchi (primi 3 appoggi)
Determina la messa in moto dell'atleta. È il momento critico dove il tempo di reazione (100-120ms negli atleti d'élite) fa la differenza. I primi 3 appoggi sono fondamentali per tutti: nei migliori sprinter portano l'atleta già al 50-60% della velocità massima.
2) Accelerazione - fase di transizione (3°-10° appoggio)
Una volta uscito dal blocco, l'atleta aumenta la propria velocità in modo progressivo. Questa è la fase più importante — e dura molto più a lungo di quel che pensiamo.
Qui succede una cosa interessante: il busto gradualmente si verticalizza (non bruscamente), i tempi di contatto si riducono e i tempi di volo crescono. Chiedere all'atleta di stare "basso a tutti i costi" è sbagliato — ognuno ha le sue caratteristiche. Al 10° appoggio l'atleta è già all'85% della velocità massima.
3) Velocità massima (circa 55-70m)
L'atleta raggiunge la velocità massima, che non può incrementare ulteriormente. Non dura a lungo — solo 10-20 metri nei migliori. E si sta spostando sempre più avanti negli atleti moderni: dai ~55m delle migliori donne ai ~65-70m degli uomini.
Quando i telecronisti dicono "sta accelerando negli ultimi 20 metri", tendenzialmente non sta accelerando — sta decelerando meno degli altri.
4) Decelerazione (ultimi metri)
La Vmax non può durare per sempre. I migliori velocisti riescono a mantenerla più a lungo riducendo la fase di decelerazione — ma anche i migliori decelerano. Semplicemente decelerano meno.
Perché è importante la fase di accelerazione?
Quel che facciamo nella fase di accelerazione influisce notevolmente sull'efficacia della fase lanciata e sulla successiva decelerazione.
Sbagliando qualcosa in accelerazione, anche la velocità massima ne pagherà le conseguenze. L'obiettivo per ogni velocista dovrebbe essere aumentare la propria fase accelerativa: i migliori sprinter accelerano fino ai 60 metri!
La fase accelerativa del record dei 100 metri di Bolt (9.58, Berlino 2009) si conclude tra i 55 e i 65 metri. Non è una casualità — è la strategia ottimale.
Allungare la fase accelerativa significa ridurre le fasi successive: Vmax (limitata, non può durare a lungo) e decelerazione (che spesso fa perdere l'atleta). Se l'accelerazione si "ferma" a 30 metri, l'atleta dovrà "sopravvivere" per 70 metri.
Questo è il motivo per il quale, anche alle gare internazionali, spesso non è l'atleta che esce dai blocchi più forte — o che è davanti ai 30 metri — a vincere poi la gara.
Non fraintendetemi però...
Non sto dicendo che l'atleta deve essere lento ai 30 metri. Non è questo il punto.
Quello che intendo è che il 100 metrista, in base alle proprie abilità accelerative, dovrebbe imparare a "gestire" la propria accelerazione per allungare questa fase. Non significa andare piano, ma accelerare in modo più progressivo.
Come dice sempre Alessandro Vigo ai nostri corsi:
"Cerchiamo di avere accelerazioni lunghissime e graduali che ci portino il 'più tardi possibile' alla corsa lanciata vera e propria"
Come analizzare un'accelerazione
Guardando gli split times dei migliori velocisti mondiali, notiamo un pattern coerente: i parziali migliori arrivano nei 10m tra i 50-60 metri o tra i 60-70 metri, con il vantaggio di ridurre la fase di decelerazione finale.
Bolt, nel 2009, ha corso i 3 parziali di 10 metri tra i 50-80 metri più veloci di qualsiasi atleta. Ad un occhio poco esperto poteva sembrare che Usain nel finale stesse accelerando rispetto agli altri, in realtà gli altri stavano iniziando a decelerare mentre lui manteneva la velocità.
Nelle telecronache Bolt è spesso stato giudicato un partente "scarso", ma un atleta che passa in 6"30 ai 60 metri e 3"78 nei 30 metri è tutto tranne che lento. Probabilmente in allenamento era capace di accelerazioni molto più veloci di quel 3"78, ma riportarle in gara sarebbe stato controproducente. La gestione della gara è una skill tecnica quanto la tecnica di corsa.
📊 Osservatorio gare — i dati aggiornati
Questa è la sezione che aggiorniamo nel tempo. Ogni grande evento è un test: i dati confermano la tesi dell'accelerazione lunga, oppure no? Li mettiamo qui, senza scegliere solo le gare che ci danno ragione.
Il riferimento storico: Bolt, Jacobs, Lyles, Thompson
Quattro campioni olimpici/mondiali, quattro epoche, lo stesso pattern. Da notare un dettaglio: Bolt e Jacobs hanno lo stesso identico split ai 10 metri (1.89), nonostante 0.22 secondi di differenza nel tempo finale. La differenza si costruisce tutta dopo.
[INSERIRE IMMAGINE: tabella1_split_storici.png]
La velocità massima da sola non vince
Dato chiave dalla finale olimpica di Parigi 2024: Letsile Tebogo ha raggiunto la velocità massima più alta di tutta la finale (27.92 mph), ma è arrivato 6°. La punta di velocità conta, ma è quando e per quanto la mantieni a fare la differenza.
[INSERIRE IMMAGINE: tabella2_velocita_massima.png]
Aggiornamento giugno 2026 — Golden Gala Pietro Mennea, Roma
L'ultima conferma arriva da casa nostra. Allo Stadio Olimpico, Noah Lyles vince in 9.88 partendo malissimo: era 7° a 10 metri, 8° a 20 metri. Passa in testa solo all'80° metro e da lì non si fa più riprendere.
Ancora più istruttivo: Jordan Anthony e Ackeem Blake erano i più veloci in assoluto ai 30 metri (3.77 entrambi), ma chiudono 4° e 7°. Partenza migliore, risultato peggiore — esattamente quello che diciamo dall'inizio.
Per il pubblico italiano: Marcell Jacobs (5° in 9.99) costruisce bene fino ai 30-40 metri, ma cede qualcosa nel finale (90-100m in 0.94s contro lo 0.92 di Lyles). È lì, negli ultimi 20 metri, che si decide il piazzamento.
[INSERIRE IMMAGINE: tabella3_golden_gala_2026.png]
Verdetto di questo aggiornamento: la tesi regge. Il vincitore non è chi parte meglio, ma chi gestisce e mantiene meglio la velocità nella seconda metà di gara.
→ Prossimo aggiornamento previsto: dopo i Campionati del Mondo. Vedremo se il pattern continua a confermarsi o se emerge qualcosa di nuovo.
L'esempio di Filippo Tortu
Restando in Italia, anche su Filippo Tortu si è discusso spesso della fase di accelerazione. A mio avviso Filippo sa gestire al meglio questa fase delicata. Potrebbe "partire" più forte? Probabilmente sì. Ma è migliorato molto: quando passi da 10"30 a 9"97 la tua capacità accelerativa è migliorata per forza, visto che la fase lanciata è funzione di questa prima fase. E soprattutto: quando vinci, vinci. Non importa come.
I bias cognitivi quando guardiamo una gara di sprint
Ricordiamoci sempre due bias cognitivi del nostro cervello:
1) La velocità in TV è percepita diversa che dal vivo
Rispetto ad uno sprint dal vivo, gli atleti sembrano correre più lenti. E vedendo subito il replay tendiamo a "normalizzare" prestazioni straordinarie.
2) La nostra percezione dipende dal livello di competizione
Ricordo qualche anno fa un 800ista da me allenato, tornato ad allenarsi dopo 2 anni di stop. Senza tempo cronometrico era finito in ultima serie, con atleti di livello più basso. Allo sparo era partito decisamente forte rispetto agli altri e lo speaker si era subito sbilanciato: pronostico di un grande stato di forma, passaggio ai 400 in 1' esatto e vittoria con 2'12" (13" sopra il personale).
Quale sarebbe stato il commento se avesse corso con atleti che passano in 54" e chiudono in 1'50"? Sicuramente non sarebbe stato preso in considerazione.
La stessa cosa avviene con lo sprint: se l'atleta da 10"10 corre con atleti da 10"80 giudichiamo la sua accelerazione "bella", se corre con atleti di livello simile o più forti la giudicheremo meno "bella". Magari poi ha vinto in entrambe le gare, che poi è quello che conta.
Personalmente, tra un atleta davanti nei primi 30 metri e uno che sembra "accelerare peggio", continuerò a considerare più bravo quello che vince!
In conclusione
Una buona accelerazione nei 100 metri NON è caratterizzata da come parti dai blocchi. È caratterizzata da:
- Capacità di accelerare progressivamente per 60-70 metri — non fino ai 30
- Gestione della velocità massima senza decelerazione precoce
- Capacità di variare il pattern in funzione del proprio profilo antropometrico
- Coerenza nel replicare il pattern in competizione
Se alleni velocisti, misura gli split ogni 10 metri, non solo i primi 30. Se sei un velocista, ricordati che l'ultima metà della tua accelerazione è più importante della prima metà.
Controintuitivamente. Ma è così.
I dati delle gare provengono da fonti ufficiali: report biomeccanici IAAF/World Athletics, cronometraggio Omega e analisi gara della Wanda Diamond League. Le tabelle vengono aggiornate dopo i principali eventi internazionali.
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