100 metri: come valutare una buona accelerazione
Jun 15, 2026
Si tende spesso a giudicare la partenza dai blocchi e la fase di accelerazione di alcuni velocisti, soprattutto nei 100 metri, limitandosi a cosa sia successo nei primissimi appoggi o, al massimo, ai 30 metri.
Ma cosa significa realmente una buona accelerazione in una gara di 100 metri?
A volte si guarda la sola uscita dai blocchi, quando questa — anche se importante — rappresenta davvero una parte dell'accelerazione.
Dovremmo invece imparare a valutare l'accelerazione in funzione di un aspetto importante: il risultato finale, la vittoria dell'atleta, il tempo cronometrico.
Nota: questo è un articolo "vivo". Il ragionamento di fondo resta, ma lo aggiorniamo periodicamente con i dati delle gare più importanti — Mondiali, Olimpiadi, Golden Gala — per vedere se le nuove prestazioni confermano o smentiscono quello che diciamo. Trovi gli aggiornamenti nella sezione "Osservatorio gare" più in basso. Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Quali sono le fasi di uno sprint nei 100 metri?
I 100 metri possono essere scomposti in 4 fasi principali:
Immagine 1. Le fasi di una gara di 100 metri piani. Tratta dalle slide del corso online Acceleration Expert
1) Reazione allo sparo, uscita dai blocchi e partenza (primi 2-3 appoggi)
Determina la messa in moto dell'atleta. È il momento critico dove il tempo di reazione (100-120ms negli atleti d'élite) fa la differenza. I primi 3 appoggi sono fondamentali per tutti: nei migliori sprinter portano l'atleta già al 50-60% della velocità massima.
2) Accelerazione - fase di transizione (3°-10° appoggio)
Una volta uscito dal blocco, l'atleta aumenta la propria velocità in modo progressivo. Questa fase, a volte chiamata drive è molto importante — e dura molto più a lungo di quel che pensiamo.
Qui succede una cosa interessante: il busto gradualmente si verticalizza (non bruscamente), i tempi di contatto si riducono e i tempi di volo crescono. Chiedere all'atleta di stare "basso a tutti i costi" è sbagliato — ognuno ha le sue caratteristiche. Al 10° appoggio l'atleta è già all'85% della velocità massima.
3) Velocità massima (circa 55-70m)
L'atleta raggiunge la velocità massima, che non può incrementare ulteriormente. Non dura a lungo — solo 10-20 metri nei migliori. E si sta spostando sempre più avanti negli atleti moderni (complici le superscarpe?): dai ~55m delle migliori donne ai ~65-70m degli uomini.
Quando i telecronisti dicono "sta accelerando negli ultimi 20 metri", tendenzialmente non sta accelerando — sta decelerando meno degli altri.
4) Decelerazione (ultimi metri)
La Vmax non può durare per sempre. I migliori velocisti riescono a mantenerla più a lungo riducendo la fase di decelerazione — ma anche i migliori decelerano. Semplicemente decelerano meno.
Perché è importante la fase di accelerazione?

Immagine 1. Contributo in % delle varie fasi di una gara di 100 metri piani sulla performance. Tratta dalle slides del corso "Acceleration Expert"
Quel che facciamo nella fase di accelerazione influisce notevolmente sull'efficacia della fase lanciata e sulla successiva decelerazione.
Sbagliando qualcosa in accelerazione, anche la velocità massima ne pagherà le conseguenze. L'obiettivo per ogni velocista dovrebbe essere aumentare la propria fase accelerativa: i migliori sprinter accelerano fino ai 60 metri!
La fase accelerativa del record dei 100 metri di Bolt (9.58, Berlino 2009) si conclude tra i 55 e i 65 metri. Non è una casualità — era la strategia ottimale.
Allungare la fase accelerativa significa ridurre le fasi successive: Vmax (limitata, non può durare a lungo) e decelerazione (che spesso fa perdere l'atleta). Se l'accelerazione si "ferma" a 30 metri, l'atleta dovrà "sopravvivere" per 70 metri.
Questo è il motivo per il quale, anche alle gare internazionali, spesso non è l'atleta che esce dai blocchi più forte — o che è davanti ai 30 metri — a vincere poi la gara.
Non fraintendetemi però...
Non sto dicendo che l'atleta deve essere lento ai 30 metri. Non è questo il punto.
Quello che intendo è che il 100 metrista, in base alle proprie abilità accelerative, dovrebbe imparare a "gestire" la propria accelerazione per allungare questa fase. Non significa andare piano, ma accelerare in modo più progressivo.
Quello che diciamo sempre ai nostri corsi:
"Cerchiamo di avere accelerazioni lunghissime e graduali che ci portino il 'più tardi possibile' alla velocità massima vera e propria"
Come analizzare un'accelerazione
Guardando gli split times dei migliori velocisti mondiali, notiamo un pattern coerente: i parziali migliori arrivano nei 10m tra i 50-60 metri o tra i 60-70 metri, con il vantaggio di ridurre la fase di decelerazione finale.
Bolt, nel 2009, ha corso i 3 parziali di 10 metri tra i 50-80 metri più veloci di qualsiasi atleta. Ad un occhio poco esperto poteva sembrare che Usain nel finale stesse accelerando rispetto agli altri, in realtà gli altri stavano iniziando a decelerare mentre lui manteneva la velocità.
Nelle telecronache Bolt è spesso stato giudicato un partente "scarso", ma un atleta che passa in 6"30 ai 60 metri e 3"78 nei 30 metri è tutto tranne che lento. Probabilmente in allenamento era capace di accelerazioni molto più veloci di quel 3"78, ma riportarle in gara sarebbe stato controproducente. La gestione della gara è una skill tecnica quanto la tecnica di corsa.
๐ I dati aggiornati
Questa è la sezione che aggiorniamo nel tempo. Ogni grande evento è un test: i dati confermano la tesi dell'accelerazione lunga, oppure no? Li mettiamo qui, senza scegliere solo le gare che ci danno ragione.
Il riferimento storico: Bolt, Lyles, Thompson
Quattro campioni olimpici/mondiali, quattro epoche, pattern simili.

I dati di Berlino 2009, Londra 2017 e Parigi 2024
I 100 metri maschili



I 100 metri femminili


Aggiornamento giugno 2026 — Dati maschi e femmine a confronto
Golden Gala Pietro Mennea, Roma (4 giugno 2026) — 100m uomini: Noah Lyles vince in 9.88 partendo malissimo: era 7° a 10 metri, 8° a 20 metri. Passa in testa solo all'80° metro e da lì non si fa più riprendere. Ancora più istruttivo: Jordan Anthony e Ackeem Blake erano i più veloci in assoluto ai 30 metri (3.77 entrambi), ma chiudono 4° e 7°. Per il pubblico italiano: Marcell Jacobs (5° in 9.99) costruisce bene fino ai 30-40 metri, ma cede qualcosa nel finale (90-100m in 0.94s contro lo 0.92 di Lyles).

Diamond League Stoccolma, 7 giugno 2026 — 100m donne: Melissa Jefferson-Wooden domina in 10.84, ma il dettaglio più significativo è Zaynab Dosso (ITA, 5° in 11.22): era 1a a 10 metri con il migliore split (1.94), ma cede progressivamente nel resto della gara. Esattamente il tema che stiamo trattando — partenza forte, ma incapacità di mantenere la progressione accelerativa fino al 50m.

Il pattern si conferma in entrambi i generi. Il vincitore non è chi parte meglio, accelera per più tempo.
Confronto maschi vs femmine: stesse leggi, scale diverse
Interessante da notare è che il principio dell'accelerazione lunga vale per entrambi i generi, ma con una differenza importante: il timing della velocità massima cambia.
Nei dati storici, le donne raggiungono la Vmax intorno ai 50-55 metri, gli uomini intorno ai 65-70 metri. Non è una differenza di "qualità", è biomeccanica: le donne tendono a raggiungere la velocità massima un po' più presto degli uomini a parità di livello.
Ma il pattern della corsa è identico:
- La vincente non è chi parte più forte
- La vincente è chi mantiene meglio nella seconda metà
- Il segmento di 10m più veloce cade sempre nella fase centrale della gara, mai nel finale
Questo lo vediamo chiaramente comparando i due vincitori della stagione 2026: Noah Lyles a Roma (9.88) ha il parziale più veloce nel 70-80m (+0.84s), mentre Melissa Jefferson-Wooden a Stoccolma (10.84) ce l'ha nel 50-60m (+0.94s). La struttura della gara è la stessa, solo traslata in avanti di qualche metro per le donne.

Implicazione pratica: se alleni sia velocisti che velociste, gli obiettivi della fase accelerativa restano identici — allungare la capacità di accelerare — anche se il timing assoluto sarà diverso per genere. Una donna che accelera fino ai 50m sta facendo esattamente il lavoro che farà un uomo che accelera fino ai 65m.
I bias cognitivi quando guardiamo una gara di sprint
Ricordiamoci sempre due bias cognitivi del nostro cervello:
1) La velocità in TV è percepita diversa che dal vivo
Rispetto ad uno sprint dal vivo, gli atleti sembrano correre più lenti. E vedendo subito il replay tendiamo a "normalizzare" prestazioni straordinarie.
2) La nostra percezione dipende dal livello di competizione
Ricordo qualche anno fa un 800ista che allenavo, tornato ad allenarsi dopo 2 anni di stop. Senza accredito era finito in ultima serie, con atleti di livello più basso. Allo sparo era partito decisamente forte rispetto agli altri e lo speaker si era subito sbilanciato: pronostico di un grande stato di forma, passaggio ai 400 in 1' esatto e vittoria con 2'12" (13" sopra il personale).
Quale sarebbe stato il commento se avesse corso con atleti che passano in 54" e chiudono in 1'50"? Sicuramente non sarebbe stato preso in considerazione.
La stessa cosa avviene con lo sprint: se l'atleta da 10"10 corre con atleti da 10"80 giudichiamo la sua accelerazione "bella", se corre con atleti di livello simile o più forti la giudicheremo meno "bella". Magari poi ha vinto in entrambe le gare, che poi è quello che conta.
Personalmente, tra un atleta davanti nei primi 30 metri e uno che sembra "accelerare peggio", continuerò a considerare più bravo quello che vince!
Nella tabella seguente si può vedere quel che è successo nella finale di Parigi 2024, con Lyles dietro fino agli ultimi 20 metri

In conclusione
Una buona accelerazione nei 100 metri NON è caratterizzata soltanto da come parti dai blocchi. È caratterizzata da:
- Capacità di accelerare progressivamente per 60-70 metri — non fino ai 20-30 metri
- Gestione della velocità massima senza decelerazione precoce
- Capacità di variare il pattern in funzione del proprio profilo antropometrico
- Coerenza nel replicare il pattern in competizione (non lasciarsi condizionare da atleti che partono più forte di te nella prima fase della gara)
Se alleni velocisti, misura gli split ogni 10 metri, non solo i primi 30. Se sei un velocista, ricordati che l'ultima metà della tua accelerazione è più importante della prima metà.
Controintuitivamente. Ma è così.
Vuoi saperne di più?
Scopri come allenare la meglio la fase di accelerazione con il nostro corso online Acceleration Expert: clicca sull'immagine seguente se sei interessato!
I dati delle gare provengono da fonti ufficiali: report biomeccanici IAAF/World Athletics, cronometraggio Omega e analisi gara della Wanda Diamond League. Le tabelle vengono aggiornate dopo i principali eventi internazionali.
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!
Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sui nostri contenuti.
Non riceverai SPAM!
"Dichiaro di aver letto l'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi dellโart. 13 D. Lgs. 30 giugno 2003, n.
