Bersaglio mobile: come è cambiato il livello dei 100 ostacoli femminili in Italia e nel mondo

Aug 24, 2026
come è cambiato il livello dei 100 ostacoli femminili in Italia e nel mondo

Articolo a cura di Andrea Uberti - Foto di ph. Grana/Fidal - Finale Campionati Italiani Assoluti 2026 

Bersaglio mobile: come è cambiato il livello dei 100 ostacoli femminili in Italia e nel mondo

Una prestazione non ha un valore assoluto: vale anche per il posto che occupa nel mondo in cui viene ottenuta. E quel mondo, negli ostacoli femminili, negli ultimi vent'anni si è mosso parecchio.

Da una domanda di campo: quanto vale davvero essere avanti da giovani?

Tutto è partito da una domanda molto concreta. Una giovane ostacolista che alleno, al primo anno della categoria Allieve, ha ottenuto risultati migliori di quelli raggiunti alla stessa età dalle altre ostacoliste che avevo seguito in passato, comprese ragazze che negli anni successivi sono arrivate a livelli internazionali. È un'informazione interessante. Ma quanto vale davvero?

La tentazione dell'allenatore è quasi inevitabile: se oggi è più avanti di chi, anni fa, sarebbe poi arrivata a correre molto forte, allora forse anche il suo punto di arrivo sarà più alto. Il problema è che questa proiezione tratta il contesto come se fosse fermo. E il contesto non è fermo.

Il livello nazionale cambia. Il livello europeo cambia. Il livello mondiale cambia. Cambiano le soglie di accesso alle competizioni, la densità delle liste e, soprattutto, il significato competitivo di uno stesso tempo. Per programmare davvero una carriera non basta sapere dove si trovava un'atleta del passato alla stessa età: bisogna provare a capire dove sarà il bersaglio quando l'atleta di oggi arriverà all'età della piena maturità.

Metodologia: 20 anni di fotografie prestativi nei 100 ostacoli femminili

Per provare a dare una dimensione concreta al problema abbiamo confrontato le liste stagionali italiane e mondiali dei 100 ostacoli femminili. Dal 2021 al 2026 abbiamo considerato ogni stagione; andando indietro abbiamo scelto fotografie a intervalli di circa cinque anni: 2016, 2011 e 2007, che è la prima annata disponibile nelle liste FIDAL online utilizzate per questa analisi.

Per ogni stagione abbiamo osservato la prima, la terza, la quinta e la decima prestazione, la media delle prime dieci, il numero di europee presenti nella top 10 mondiale e, soprattutto, la posizione nella graduatoria mondiale della migliore italiana. Il 2026 è una fotografia provvisoria, aggiornata all'8 agosto.

Il primo dato: l'Italia è cambiata molto (e prima di tutto in profondità)

Nel 2007 la migliore italiana era Micol Cattaneo con 13.08. La terza correva 13.57, la quinta 13.70 e la decima 13.91. Nel 2026, al momento, Celeste Polzonetti guida le liste con 12.74; la terza è a 12.90, la quinta a 13.07 e la decima a 13.45. La media delle prime dieci è passata da 13.655 a 13.117: oltre mezzo secondo.

Il cambiamento più grande non è quindi soltanto nella punta. Dal 2007 al 2026 la prima italiana è migliorata di 34 centesimi, ma la terza di 67, la quinta di 63 e la decima di 46. È cresciuta soprattutto la densità della fascia alta nazionale.

Un modo semplice per visualizzarlo è questo: nel 2007 un 13.57 valeva la terza posizione nelle liste italiane. Nel 2026 un 13.57 non basterebbe per entrare tra le prime dieci. Il riferimento interno con cui un allenatore giudica una prestazione è cambiato in modo radicale.

Il dato che racconta meglio il "bersaglio che si muove": le posizioni mondiali

Il confronto diventa ancora più interessante quando non guardiamo soltanto il tempo della migliore italiana, ma la posizione che quel tempo vale nel mondo.

Nel 2007 Cattaneo, con 13.08, era 57a al mondo. Nel 2025, ultima stagione completa, lo stesso 13.08 valeva la 148a posizione: a correrlo era Celeste Polzonetti, oggi capolista italiana 2026 con 12.74. Anche il 2023 e il 2024 mostrano lo stesso effetto: Carraro corse 12.89 ma fu 63a; Carmassi 12.87 ma 67a.

Questo confronto non serve a sminuire l'atleta che corre più forte oggi. Dice esattamente il contrario: Carmassi nel 2024 era un'ostacolista migliore, cronometricamente, della migliore italiana del 2007. Il fatto che occupasse una posizione mondiale peggiore descrive quanto si fosse alzato il livello attorno a lei.

Il record italiano e la posizione mondiale: quando i decimi diventano posizioni

Nel 2025 Carmassi ha portato il record italiano a 12.69. È stato necessario un record nazionale, diciotto centesimi meglio del suo 12.87 dell'anno precedente, per risalire dalla 67a alla 25a posizione mondiale: la migliore collocazione tra le stagioni campione considerate. Anche questo è il bersaglio che si muove: pochi decimi possono significare decine di posizioni, perché nella fascia internazionale la densità è enorme.

Il 2021 offre un altro riferimento: il 12.75 di Luminosa Bogliolo, allora record italiano, valeva la 28a posizione mondiale. Nel 2026 il 12.74 di Polzonetti, un centesimo più veloce, vale per ora la 41a. Stesso ordine di prestazione, contesto diverso.

C'è però un passaggio che vale la pena recuperare fuori dalla scansione degli anni campione. Nel 2013 Veronica Borsi corse 12.76 a Orvieto, stabilendo il record italiano. Non analizziamo l'intera stagione 2013, ma quel risultato merita di essere isolato perché le valse la 16a posizione nella graduatoria mondiale stagionale: di fatto, il punto più alto raggiunto da un'italiana nella collocazione mondiale dei 100 ostacoli. Borsi aveva 26 anni al momento del record. È un dato che dialoga con entrambe le questioni che stiamo osservando: quanto conta la posizione relativa rispetto al mondo e quanto l'eccellenza assoluta tenda a emergere nella piena maturità agonistica.

Il livello di accesso nazionale: quando le soglie si alzano

C'è un altro dato, meno spettacolare ma forse ancora più vicino alla quotidianità degli allenatori. Nel 2017 il minimo di partecipazione ai Campionati Italiani Assoluti nei 100 ostacoli era 14.64. Nel 2026 è 13.90: settantaquattro centesimi di differenza in meno di dieci anni.

Il confronto con il 2007 rende l'idea ancora meglio. Quell'anno la decima italiana correva 13.91. In altre parole, il 13.90 che oggi rappresenta la soglia di accesso agli Assoluti avrebbe collocato un'atleta, vent'anni fa, all'incirca nella top 10 nazionale. Una prestazione che allora poteva essere percepita come di livello nazionale alto oggi è, letteralmente, il punto da cui si comincia ad accedere al campionato assoluto.

Questo è il contesto nel quale va valutata una giovane atleta. Dire che una sedicenne di oggi è più avanti di una sedicenne allenata dieci o quindici anni fa è vero, ma non basta. La domanda successiva è: più avanti rispetto a quale livello senior?

Il mondo è migliorato, ma l'Italia ha recuperato terreno — con un "però"

Dal 2007 al 2026 la media delle prime dieci italiane è migliorata di circa 54 centesimi; quella mondiale di circa 19. Il gap medio tra le due top 10 si è quindi ridotto da circa 1.11 secondi a circa 0.76. Non è una convergenza lineare: il 2016, per esempio, è un anno particolarmente debole per l'Italia. Ma sul lungo periodo il recupero è evidente.

La stessa dinamica si vede nella quinta prestazione: 13.70 contro 12.50 nel 2007, un divario di 1.20 secondi; 13.07 contro 12.38 nel 2026, un divario di 0.69. L'Italia non ha raggiunto il vertice mondiale, ma la sua fascia alta si è avvicinata molto più di quanto suggerisca il confronto tra le sole numero uno.

Negli ultimissimi anni, però, il quadro è più complesso. La decima italiana oscilla tra 13.45 e 13.52 dal 2022 in avanti; il grande miglioramento recente è concentrato soprattutto nelle prime posizioni. Il 2025, con quattro atlete a 12.91 o meglio, è un esempio molto forte di innalzamento del vertice nazionale.

L'Italia e il vertice mondiale: una storia ancora da scrivere

È importante tenere insieme due idee che non si contraddicono. Da una parte il settore italiano è cresciuto moltissimo. Dall'altra, nell'era moderna dei 100 ostacoli femminili l'Italia non ha ancora espresso una campionessa olimpica o mondiale né una primatista del mondo. E nelle nove stagioni campione di questa analisi non compare mai un'italiana nella top 10 mondiale.

Il confronto con l'Europa rende il dato più significativo. Nelle stesse fotografie stagionali, le europee presenti tra le prime dieci al mondo sono 3 nel 2007, 2 nel 2011, 3 nel 2016, 2 nel 2021, nessuna nel 2022 e nel 2023, 3 nel 2024, 2 nel 2025 e 2 nel 2026. La presenza europea è quindi limitata e irregolare, ma non eccezionale: in sette delle nove stagioni considerate almeno due europee sono entrate nella top 10 mondiale. L'Italia, invece, non compare mai.

Non si tratta semplicemente di un vertice riservato a Stati Uniti e area caraibica. Anche l'Europa ha prodotto, in epoche diverse, eccellenze assolute: Yordanka Donkova per la Bulgaria, Grażyna Rabsztyn per la Polonia, Brigita Bukovec per la Slovenia; più recentemente Ditaji Kambundji per la Svizzera, campionessa mondiale nel 2025, Nadine Visser per i Paesi Bassi, Cyréna Samba-Mayela per la Francia, campionessa europea e argento olimpico nel 2024, e Pia Skrzyszowska per la Polonia. Alcuni di questi Paesi hanno bacini demografici nettamente inferiori a quello italiano. Il punto non è costruire una classifica tra nazioni, ma riconoscere che la distanza italiana dal vertice non può essere spiegata soltanto con la forza delle grandi potenze extraeuropee: anche dentro il contesto europeo esistono modelli di eccellenza con cui confrontarsi.

L'età: un dato utile, ma facile da interpretare male

La prima analisi sull'età sembrava dare un messaggio semplice: nelle stagioni considerate la media anagrafica delle prime dieci italiane è circa 24.5 anni, quella delle prime dieci mondiali circa 26.3. La top 10 mondiale appare quindi mediamente più anziana di quasi due anni.

Ma questo confronto contiene un evidente effetto di selezione. Per una ragazza di 16, 17 o 19 anni è molto più facile entrare nella top 10 italiana che nella top 10 mondiale. La lista nazionale può quindi essere "ringiovanita" da atlete molto giovani che sono già forti per il contesto italiano ma ancora lontane dalle prime dieci del mondo.

Per ridurre questo effetto abbiamo guardato anche a un indicatore più severo: l'età della capolista stagionale in Italia, in Europa e nel mondo negli stessi anni.

Le medie sono sorprendentemente vicine: 26.6 anni per le capolista italiane, 25.6 per le europee e 25.7 per le mondiali. Questo dato non è la "media dell'età del picco" delle singole carriere. Non abbiamo seguito ogni atleta fino al suo personale massimo: abbiamo semplicemente calcolato l'età delle atlete che, nelle stagioni campione, occupavano il primo posto nelle rispettive liste.

La formulazione corretta è quindi più prudente: nelle fotografie considerate, il vertice stagionale dei 100 ostacoli tende a essere espresso intorno alla metà dei vent'anni. La letteratura sullo sviluppo delle prestazioni nell'atletica di alto livello colloca frequentemente il picco individuale delle discipline di sprint e potenza in una fascia simile, circa 25-27 anni, ma i due dati non sono la stessa cosa.

Al stesso modo, essere capolista molto prima o molto dopo questa fascia non dimostra di per sé che un percorso sia stato ottimale o sbagliato. Può suggerire una traiettoria atipica e meritare di essere interpretato, ma non può essere usato come diagnosi del percorso di un'atleta.

Il vero problema: non serve arrivare prima. Serve poter continuare

Questa distinzione è particolarmente importante quando si parla di atlete giovani. Essere avanti a 16 anni è un'informazione. Non è una previsione. Tra una sedicenne che entra nelle liste nazionali e l'età intorno alla quale, nelle nostre fotografie, troviamo più spesso le capolista ci sono quasi dieci anni di carriera.

In quei dieci anni l'atleta deve continuare a migliorare mentre migliora anche il mondo. Deve attraversare cambiamenti fisici, tecnici e psicologici; passare dalla scuola all'università o al lavoro; gestire infortuni, allenamento della forza, volume e qualità del lavoro, competizioni internazionali, recupero. La vera domanda non è soltanto quanto è forte oggi, ma quali condizioni avrà per essere ancora in crescita a 22, 24, 26 anni.

Qui entra il professionismo: il vero discriminante

I numeri di questa analisi non dimostrano che il professionismo causi la prestazione. Sarebbe una conclusione che i dati non consentono. Suggeriscono però un problema molto concreto: per arrivare al vertice bisogna riuscire a sostenere per molti anni un percorso di sviluppo mentre il livello necessario continua a salire.

A un certo punto "professionismo" non significa necessariamente avere un contratto da atleta professionista nel senso giuridico del termine. Significa disporre di un ambiente professionale: tempo sufficiente per allenarsi e recuperare, assistenza medica e fisioterapica, qualità dello staff, accesso a competizioni adeguate, possibilità di viaggiare, programmazione, sostegno economico e una vita quotidiana compatibile con l'alta prestazione.

È relativamente facile immaginare come possa perdersi talento proprio in questa fase. Una ragazza può essere molto forte a 17 o 18 anni, ma se tra i 20 e i 25 deve costruire contemporaneamente una carriera lavorativa a tempo pieno, studiare, spostarsi, pagare terapie e trasferte e allenarsi in un contesto non adeguato, la distanza da chi vive in un sistema professionale può allargarsi anche se il talento iniziale era simile.

Per questo il tema della precocità rischia di essere posto male. Il problema non è produrre atlete che corrano fortissimo sempre prima. Il problema è costruire condizioni che permettano a un'atleta forte da giovane di continuare a svilupparsi abbastanza a lungo da raggiungere la piena maturità agonistica.

Il 2026 non è ancora finito: una fotografia provvisoria

Tutti i dati 2026 riportati in questo articolo sono aggiornati all'8 agosto. La stagione è ancora aperta e la fotografia può cambiare in modo significativo. I Campionati Europei di Birmingham si disputano dal 10 al 16 agosto: è ragionevole aspettarsi, e naturalmente auspicare, che una competizione di questo livello e collocata nel pieno del periodo di picco stagionale produca ulteriori miglioramenti nelle liste europee e, potenzialmente, italiane. Altre competizioni importanti restano inoltre in calendario dopo Birmingham.

Per questo il 2026 va letto come una fotografia provvisoria, non come una stagione conclusa. Il dato più corretto sarà quello di fine anno. Ma proprio la sua provvisorietà è utile: ci ricorda che le liste sono oggetti dinamici, non tavole scolpite nella pietra.

Quindi, quanto bisognerà correre? La domanda che non ha risposte facili

È la domanda da cui siamo partiti, ed è anche quella a cui i dati impediscono di dare una risposta troppo facile. Possiamo sapere quanto serviva nel 2007, nel 2016 o nel 2025 e misurare la direzione del movimento. Non possiamo sapere quale sarà la decima prestazione mondiale nel 2032: per una sedicenne di oggi, pur di belle speranze, è di fatto il primo anno olimpico a cui sia ragionevole guardare come vero orizzonte senior. Né sappiamo quale tempo servirà allora per una finale europea.

Possiamo però smettere di usare riferimenti fermi. Se una giovane atleta è davanti rispetto alle ragazze che allenavamo quindici anni fa, la notizia è positiva. Ma il confronto va subito completato: dove si colloca rispetto alle coetanee di oggi? Quanto è cambiato il livello senior nazionale? Quanto è cambiato quello europeo? Quanto rapidamente si sta muovendo il mondo?

Il 13.08 di Cattaneo valeva la 57a posizione mondiale nel 2007; nel 2025 valeva la 148a. Il 12.87 del 2024 è una prestazione molto migliore, ma valeva la 67a posizione. Il record italiano di 12.69 del 2025 ha riportato la migliore italiana al 25° posto, non al vertice. Questi numeri non ridimensionano le atlete: ridimensionano i nostri vecchi metri di giudizio.

Essere avanti è importante. Sapere rispetto a quale mondo si è avanti lo è ancora di più. E riuscire a restare in crescita abbastanza a lungo perché quel vantaggio possa trasformarsi in atletica di alto livello è un problema completamente diverso.


Nota metodologica

Le liste italiane derivano dalle liste stagionali FIDAL utilizzate per questa analisi; quelle mondiali dalle seasonal top lists di World Athletics. Nei pari merito al limite della top 10 sono state considerate le prime dieci atlete nell'ordine della lista di riferimento. Le età sono "di calendario" (anno della stagione meno anno di nascita), non età esatte al giorno della prestazione. Il 2026 è aggiornato all'8 agosto e va considerato provvisorio. L'analisi descrive l'evoluzione dei riferimenti prestativi e della loro collocazione competitiva: non tenta di attribuire quote del miglioramento osservato ai singoli fattori che possono averlo prodotto, comprese le innovazioni nelle calzature da gara.

 

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Fonti dati

  • Dati italiani: FIDAL – Federazione Italiana di Atletica Leggera, liste stagionali dei 100 ostacoli femminili e archivio risultati, per le stagioni considerate (2007, 2011, 2016, 2021-2026).
  • Dati mondiali: World Athletics, Seasonal Top Lists – 100 Metres Hurdles Women, per le medesime stagioni; le graduatorie mondiali della migliore italiana e i riferimenti storici internazionali sono ricavati dallo stesso archivio.
  • Elaborazioni: IlCoach su dati FIDAL e World Athletics. Medie, differenze tra posizioni, confronti Italia-mondo e medie anagrafiche sono calcoli effettuati a partire dalle liste ufficiali sopra indicate.

Siti di riferimento: fidal.it; worldathletics.org

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