Come il vento e la quota influenzano davvero i risultati in gara

May 15, 2024

I numeri non mentono, ma solo se sappiamo interpretarli correttamente. Per un allenatore e un atleta, misurare e valutare i dati in modo intelligente è essenziale, ma è altrettanto importante non lasciarsi ingannare da ciò che i numeri sembrano indicare. Questo vale sia per i dati raccolti durante gli allenamenti sia per quelli ottenuti nelle competizioni, che sono di gran lunga i più importanti.

Tuttavia, è fondamentale ricordare che anche i risultati di gara non raccontano l'intera storia.

Se vogliamo davvero essere tecnici che guidano i risultati dei nostri atleti durante le stagioni senza essere travolti dai numerini che appaiono sul tabellone, dobbiamo comprendere a fondo come questi numeri vengono generati, influenzati e raggiunti dai nostri atleti. E anche così non sarà abbastanza.

Riuscire a oggettivare un dato (e già questo sarebbe un grande traguardo!) è solo una parte del problema, perché siamo esseri emotivi. Le prestazioni, per esempio, si inseriscono in un contesto di classifiche e piazzamenti che spesso sfuggono al nostro controllo: una grande prestazione raggiunta nel contesto di una sconfitta cocente può avere un riscontro emotivo sul nostro atleta del tutto inaspettato. Una stagione che inizia con una prestazione negativa o, all'inverso, eccellente, può prendere una piega imprevista, seguendo il fenomeno della "profezia che si auto avvera", in una sorta di sliding door che può travolgere nel bene o nel male la nostra programmazione.

Altri fattori non sono controllabili. Sarà capitato a molti di vedere atleti competere in condizioni completamente diverse, anche a distanza di una sola batteria. O peggio: gare in cui gli atleti si sono messi sui blocchi con il sole che splendeva ma sono arrivati al traguardo in mezzo alla bufera.

In sintesi, è difficile, se non impossibile, controllare completamente questi numeri e l'effetto che hanno su di noi e sui nostri atleti. E forse non sarebbe nemmeno auspicabile. Tuttavia, conoscere alcuni dei fattori che li influenzano può essere molto utile.

In breve:

  • La preparazione del campo di gara (taratura dei cronometri, posizione dello starter, sabbia della buca) può spostare un risultato di qualche centesimo o centimetro, senza alcun intento scorretto.
  • Il vento è il fattore più noto, ma viene rilevato solo su una finestra breve e spesso parziale della gara.
  • La quota agisce sulla densità dell'aria e quindi sulla prestazione: per questo i record oltre i 1.000 metri di altitudine non vengono omologati.

1. La predisposizione del campo di gara e degli strumenti di misura

L'aneddotica spesso racconta di piste corte, pedane rialzate e anemometri nascosti, ma la maggior parte di queste storie è frutto di fantasia e di voglia di chiacchierare. Nella stragrande maggioranza dei casi, le piste e gli attrezzi sono perfettamente a norma e garantiscono prestazioni comparabili, che sono una delle cose belle dell'atletica.

Tuttavia, ci sono alcuni elementi nella preparazione del campo di gara che possono influenzare i risultati. Per esempio, la taratura dei cronometraggi viene effettuata di volta in volta e non può essere sempre precisa al centesimo.

Attenzione: questo non è assolutamente un invito a cercare complotti. Piuttosto significa che confrontare due prestazioni sui 100 metri con una differenza di un centesimo, ottenute su piste diverse e in giornate diverse, non ha granché senso: il margine di errore in questo caso è talmente piccolo che non è possibile stabilire in quale occasione il nostro atleta sia stato più bravo.

Il posizionamento dello starter

A una temperatura di 20 gradi centigradi, il suono viaggia a 343 m/s. Se sui blocchi di partenza degli atleti non ci sono altoparlanti e lo starter spara a 34 metri di distanza dalla linea di avvio, il tempo finale ne risulterà appesantito di ben 10 centesimi.

Spesso, però, la scaletta dello starter è posizionata nel prato ad almeno 20 metri dalla linea di partenza di un 100 metri, il che comporta un ritardo di 7 centesimi, che diventano 30 metri e quasi 9 centesimi se si corre un 110 metri ostacoli. Nei 400 metri, la posizione dello starter può creare differenze significative tra chi parte in prima corsia e chi in ottava.

Questo ci aiuta a capire quanto siano importanti gli altoparlanti posizionati sui blocchi degli atleti nelle competizioni di alto livello, che, rispetto alle gare locali, possono "aiutare" la prestazione. Un vantaggio che viene in parte compensato dalla presenza dei sensori che, quando presenti, danno garanzie maggiori in caso di partenza falsa.

La buca del lungo

Un discorso simile si può fare per i salti in estensione. Un aspetto spesso trascurato, ma cruciale, nelle competizioni di salto in lungo è infatti la condizione della sabbia nella buca di atterraggio. La quantità e la consistenza della sabbia possono infatti influenzare significativamente la misurazione della distanza del salto.

Poca sabbia, salto più lungo. Se la buca contiene una quantità insufficiente di sabbia, la superficie di atterraggio sarà più bassa rispetto al livello della pedana. Questo crea una differenza di quota tra il punto di stacco e il punto di atterraggio. Poiché la misurazione del salto avviene in base alla distanza orizzontale tra il punto di stacco e il primo segno lasciato dal corpo del saltatore nella sabbia, una buca con meno sabbia può far sì che il salto risulti più lungo: l'atleta "cade" più in basso, percorrendo così una distanza maggiore prima di toccare terra.

Sabbia asciutta, salto più corto. La sabbia asciutta è più soffice e meno compatta rispetto a quella umida. Quando un atleta atterra su sabbia asciutta, il corpo crea un solco più profondo e meno netto, con i bordi del segno che scivolano verso la buca. Questo significa che il primo segno visibile nella sabbia, da cui viene misurato il salto, sarà più vicino alla pedana rispetto a quanto accadrebbe con sabbia umida e compatta. Di conseguenza, la distanza del salto registrata sarà più corta.

Anche in questo caso, non vogliamo dare adito a complotti ma sottolineare quanto sia difficile confrontare risultati ottenuti in condizioni diverse. È fondamentale che le condizioni della buca siano uniformi e adeguate per garantire misurazioni accurate e comparabili nelle competizioni. Ed è quindi chiaro anche che bagnare la sabbia è un metodo efficace per allungare i salti di qualche centimetro.

2. Le condizioni meteo

Al di là della logistica, sono le condizioni meteo a giocare il ruolo principale. Il vento è uno dei fattori principali, ma non è l'unico. Anche la densità dell'aria – a sua volta influenzata da quota, temperatura, pressione e umidità – ha un impatto significativo.

Il vento

"Mi piace il vento perché non si può comprare." — Gianni Agnelli

È il dato principe e più importante. Essendo principe, fa quello che gli pare, anche se tutti gli atleti ricercano quello giusto, nella norma e a favore. Perché la prestazione sia omologata non deve essere superiore a 2,0 m/s. Questo concetto, ai soli fini del ranking, oggi è in parte superato, visto che esistono dei correttivi dei punteggi che tengono conto anche di quando il vento è fuori norma.

Prima di tutto, quindi, è importante capire e sapere come vengono acquisiti i dati di gara (le regole che governano queste misurazioni sono la 163 per le corse e la 184 per i salti del regolamento tecnico).

Nelle corse, l'anemometro è posto all'altezza di 1,22 metri, a 50 metri dalla linea di arrivo e a non più di 2 metri dalla pista. La rilevazione dura 10 secondi dallo sparo per i 100 metri e 13 secondi per i 100 e 110 ostacoli. Nei 200 metri, la rilevazione inizia quando l'atleta al comando entra nel rettilineo, e dura 10 secondi. In 20 anni di attività come allenatore, ho visto il dato del vento rilevato sull'intera gara di un mio atleta solo quattro volte. Per capirci: se allenate un 100 metrista e non corre in meno di 10 secondi, dovrete accontentarvi di misurazioni parziali.

Nei salti in estensione, la rilevazione del vento dura 5 secondi e l'anemometro è posizionato a 20 metri dall'asse di battuta, all'altezza di 1,22 metri e a non più di 2 metri dalla pedana. La rilevazione inizia quando l'atleta supera un riferimento posto a 35 metri dall'asse di battuta nel salto triplo e a 40 metri nel salto in lungo, oppure quando inizia la rincorsa se questa è più corta.

Lo scopo della rilevazione del vento, per come è previsto, è principalmente quello di evitare di certificare risultati non regolari, piuttosto che restituire un dato oggettivo. Personalmente, senza tante pretese, ho acquistato un anemometro digitale per pochi euro, che uso talvolta durante gli allenamenti per farmi un'idea di cosa stia accadendo.

I dati del vento riportati sui referti di gara sono certamente più accurati, ma è fondamentale conoscere i limiti di queste rilevazioni per comprendere che tutte le valutazioni a riguardo hanno un significato solo orientativo, seppur utile.

Considerando ciò, strumenti di normalizzazione come questo calcolatore del vento possono essere utili per valutare in modo più accurato i risultati. Ad esempio, 2 metri di vento a favore possono migliorare un tempo sui 100 metri di 12-15 centesimi o un salto in lungo di 6-10 cm.

3. La quota

La World Athletics omologa solo i record ottenuti a quote inferiori a 1.000 metri. Per questo motivo è la topografia che determina il successo di impianti come quello di Le Chaux-de-Fonds, posto a 992 metri sul livello del mare.

La quota, infatti, è un fattore che – insieme a temperatura, pressione e umidità – influisce sulla densità dell'aria. È evidente che muoversi in un fluido più o meno denso comporta prestazioni diverse: si corre più velocemente in un fluido poco denso (come l'aria) rispetto a uno denso (come l'acqua). Allo stesso modo, anche se in misura enormemente minore, correre in aria densa (al freddo e in pianura) o in aria rarefatta (in quota e con il caldo) influisce sui tempi.

Ecco come funziona il concetto:

  • Quota. All'aumentare dell'altitudine, la densità dell'aria diminuisce perché l'atmosfera è meno densa. Questo significa meno resistenza aerodinamica per un atleta che corre o salta, e quindi prestazioni migliori.
  • Temperatura. La densità dell'aria diminuisce anche con l'aumento della temperatura: l'aria calda è meno densa perché le molecole si muovono più velocemente e si allontanano l'una dall'altra. In un ambiente più caldo un atleta può incontrare meno resistenza dell'aria.
  • Pressione atmosferica. A quote elevate la pressione è più bassa, e questo riduce ulteriormente la densità dell'aria, amplificando gli effetti dell'altitudine.

Impatto sulle prestazioni:

  • Corse veloci (come i 100 metri): un'aria meno densa offre meno resistenza aerodinamica, permettendo agli atleti di correre più velocemente.
  • Salti (lungo o triplo): meno resistenza dell'aria può consentire di mantenere una velocità maggiore durante la fase di volo, potenzialmente estendendo la lunghezza del salto.

In sintesi: se vuoi fare un bel tempo o una bella misura, conviene gareggiare in montagna d'estate. Se vuoi fare un record e vuoi che la tua prestazione sia omologata, devi andare a Le Chaux-de-Fonds. Se non ti interessa il record e vuoi solo esagerare, vai al Sestriere.

Attenzione però: in montagna il meteo è ballerino. Ritrovarsi a correre a 10 gradi potrebbe vanificare tutto. Ma chi non risica non rosica.

I vantaggi dell'alta quota sono comunque oggettivi, anche se non drammatici: 1.000 metri, per farla breve, valgono più o meno 0,6 m/s di vento a favore. Ad esempio, un 100 metri corso in 10.00 a livello del mare dovrebbe valere 3 centesimi in più rispetto a una gara corsa a 1.000 metri di quota, mentre un 110 ostacoli corso in 13.50 vedrebbe una differenza di oltre 4 centesimi.

Anche in questo caso esiste uno strumento che permette di fare valutazioni piuttosto accurate sui vantaggi ottenuti correndo in quota: questo calcolatore altitudine-vento.

In conclusione

Conoscere queste normalizzazioni è utile per fare valutazioni più precise e comprendere che le migliori performance tecniche non sempre coincidono con i migliori risultati cronometrici ottenuti. Questo può aiutare a evitare di sovrastimare o sottostimare le prestazioni degli atleti solo in base ai tempi o alle distanze registrati.

Tuttavia, è importante ricordare che, dal punto di vista motivazionale, ottenere il proprio record personale in condizioni favorevoli, come ad alta quota con vento a favore, può dare molta più soddisfazione e fiducia rispetto a una prestazione equivalente ottenuta controvento e al livello del mare. Scegliere le competizioni in cui gareggiare, quindi, richiede una certa strategia e anche consapevolezza di questi fattori.

In conclusione, mentre è impossibile controllare ogni variabile che influisce su una performance atletica, essere consapevoli delle influenze di quota, temperatura, pressione e vento consente a coach e atleti di interpretare meglio i risultati e di pianificare strategie di gara più efficaci.

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