Come distruggere il futuro atletico del tuo bimbo in tre facili mosse

May 30, 2016

Molto spesso noi tecnici ci troviamo a criticare i genitori dei nostri piccoli (e meno piccoli) atleti. Qualcuno, di fronte all'invadenza di alcuni, arriva persino a dire — con eccessivo cinismo — che i migliori atleti da allenare sarebbero gli orfani.

La verità è che quasi sempre la famiglia riveste un ruolo molto importante nella crescita sportiva dei nostri ragazzi. Un lavoro di squadra condiviso fra tecnico, atleta, società e famiglia aiuta moltissimo nel processo educativo. Instaurare un dialogo e un rapporto di collaborazione con genitori quasi sempre in buona fede resta fondamentale.

Di seguito una libera traduzione e sintesi dell'articolo di Matt Russ, "How to Destroy Your Child's Athletic Future in 3 Easy Steps" (SportFactory Pro Shop), rivolto ai genitori di giovani atleti che nutrono grandi speranze per il futuro sportivo dei propri figli.

1. Riporre sul bambino le proprie ambizioni

Molti degli atleti più realizzati, all'inizio del proprio percorso, hanno genitori con un atteggiamento di tipo laissez-faire verso l'attività sportiva. Questi genitori tendono ad avere una comprensione più profonda del processo di sviluppo: porre le fondamenta, acquisire abilità gradualmente e prendere dimestichezza con la competizione contano più dei riconoscimenti immediati.

I genitori senza esperienza agonistica personale, al contrario, rischiano di vivere l'agonismo del figlio come una "seconda occasione" per correggere un proprio passato sportivo. Ma i ragazzi pre-adolescenti fanno sport per tre motivi principali: divertirsi, socializzare e compiacere i genitori. Chi persegue solo l'ultimo raramente resta nello sport fino ad alto livello. A fine gara, la prima domanda dovrebbe essere semplicemente: "ti sei divertito?"

2. La superspecializzazione prematura

L'aumento di infortuni ortopedici nei giovani negli ultimi anni corrisponde all'aumento della specializzazione precoce in un solo sport: bambini allenati troppo duramente, troppo spesso, troppo ripetitivamente, senza un'adeguata costruzione dei prerequisiti fondamentali — specialmente durante le fasi di crescita.

Il corpo umano non è pensato per ripetere sempre gli stessi movimenti, specialmente da piccoli. Sviluppare un giovane atleta significa costruire abilità, coordinazione, forza e agilità appropriate all'età — non specializzare precocemente. Un buon allenatore (o genitore) dovrebbe calibrare i carichi sulle tappe dello sviluppo, monitorare pause e recupero, curare alimentazione e aspetti mentali. Se un ragazzo si infortuna sistematicamente, o l'intera squadra accusa infortuni da carico ripetuto, il sistema di preparazione sta fallendo — indipendentemente dai risultati dei migliori.

3. Focalizzarsi su un solo sport troppo presto

È logico pensare che più tempo un atleta dedica a uno sport, più migliori. Ma questa mentalità lascia indietro molti giovani lungo il percorso. Far crescere un atleta è come aprire una porta con la chiave giusta: l'allenamento è solo uno dei perni, non è la chiave.

Un bambino non trova la propria vera vocazione sportiva prima dell'adolescenza: provare più discipline aiuta a capire cosa piace davvero ed è anche protettivo contro il burnout. Se davanti al campo pensieri come "campione" o "fenomeno" iniziano a girare in testa prima dei 12 anni del proprio figlio, probabilmente è il momento di ridimensionare le proprie aspettative.

Ci sarà un momento in cui sarà il ragazzo a decidere se continuare o meno in uno sport — e nessun genitore potrà cambiare questa scelta se la motivazione non c'è più. I valori conquistati su un campo di atletica — sportività, integrità, lavoro duro, spirito di squadra — valgono più di qualsiasi risultato. Le decisioni prese come genitori avranno un effetto duraturo non solo sullo sviluppo atletico dei figli, ma sulla loro salute e sul loro benessere.

Liberamente tradotto e adattato dall'articolo originale di Matt Russ.

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