Come si analizza il salto in alto: 3D Motion Capture vs OptoGait vs Kinovea

Jul 20, 2026

Ad occhio nudo, il salto in alto è uno degli eventi più difficili da interpretare correttamente.

Un salto steccato per un soffio, un ultimo appoggio che sembrava perfetto, un contatto che "sembrava giusto": eppure la stecca arriva comunque, e spesso non sappiamo dire perché.

Il problema non è la tua capacità di osservazione. È che il salto in alto, dal punto di vista biomeccanico, è un gesto estremamente complesso — e i migliori al mondo lo risolvono in modi completamente diversi tra loro.

Lo dimostra bene il report biomeccanico ufficiale di World Athletics sulla finale iridata indoor di Birmingham 2018. Danil Lysenko ha vinto l'oro con 2,36 m, Mutaz Essa Barshim l'argento con 2,33 m: un centimetro, praticamente, li separava. Eppure i due sono arrivati al loro salto migliore con velocità di rincorsa diverse (7,37 m/s Lysenko, 7,66 m/s Barshim), tempi di appoggio diversi in stacco (0,170 secondi contro 0,150) e angoli di ingresso alla curva diversi.

Curiosamente, il rincorsista più veloce dell'intera finale — il bronzo Mateusz Przybylko, 8,22 m/s in ingresso — non è stato quello che ha saltato più in alto. È stato Lysenko, uno dei più "lenti" in rincorsa di tutta la finale, a generare la maggiore velocità verticale in stacco (4,97 m/s) e a vincere con la misura più alta della gara.

La velocità di rincorsa, da sola, non decide l'altezza del salto.

Conta come la converti — un principio che ritroviamo quasi identico nel metodo di Silvano Chesani: l'accelerazione conta più della velocità, con gli ultimi tre appoggi che devono essere i più rapidi di tutta la rincorsa, ma sempre calibrati sull'atleta e mai "spinti" al massimo a ogni costo.

Chesani non parla per sentito dire: record italiano del salto in alto nel 2013 (2,33 m), argento agli Europei indoor 2015 (2,31 m), Olimpiadi di Rio 2016, sei volte campione italiano.

Oggi allena tra gli altri Manuel Lando, Asia Tavernini ed Eugenio Meloni, ed è video analyst di Gianmarco Tamberi.

E il 26 agosto terrà un webinar interamente dedicato a come leggere i dati della rincorsa e dello stacco.

Ma con quali strumenti si raccolgono, questi dati? E serve davvero un laboratorio e un budget da centro federale?

Perché non basta guardare "ad occhio"

Il salto in alto comprime in meno di due decimi di secondo — la durata dello stacco — tutto quello che serve per trasformare la corsa in elevazione: angolo del ginocchio, angolo della caviglia, inclinazione del busto, rotazione di spalle e bacino.

A questa velocità, l'occhio umano coglie il risultato (steccato o no) ma fatica a isolare la causa.

Il rischio è affidarsi a impressioni — "è arrivato veloce", "ha steccato di piede" — che possono anche essere sbagliate.

Come dice lo stesso Chesani: i numeri non sostituiscono l'esperienza del coach. Aiutano a confermare quello che l'occhio percepisce, mostrando pattern coerenti in tempi di volo, ritmo dei passi e accelerazione della rincorsa tra salti riusciti e falliti.

Tre strumenti, tre livelli di investimento

Non esiste un solo modo per raccogliere questi dati. Esistono tre strumenti principali, con costi, precisione e complessità molto diversi tra loro.

3D Motion Capture

Il gold standard per lo studio del salto in alto — lo stesso tipo di sistema usato nei report ufficiali di World Athletics. Telecamere ad alta frequenza e marker riflettenti per una precisione estrema, spesso integrate con pedane di forza.

Pro: dati estremamente dettagliati (velocità, traiettorie, tempi di contatto e di volo, angoli articolari precisi); permette di analizzare movimenti complessi con un livello di dettaglio che nessun altro strumento raggiunge.

Contro: costo elevato, fuori portata per la maggior parte dei club; serve un tecnico esperto per interpretare i dati; nessun feedback in tempo reale; la preparazione con i marker può creare disagio nell'atleta.

OptoGait (Microgate)

Un sistema ottico intermedio — barre trasmittenti e riceventi, risoluzione di 1 cm a 1000 Hz — pensato per il campo più che per il laboratorio: modulare, fino a 100 metri di lunghezza, collegabile via USB.

Pro: dati in tempo reale su tempi di contatto e di volo; utile per misurare lunghezza dei passi e traiettorie della rincorsa; compatto e facile da usare in allenamento.

Contro: meno dettaglio rispetto al 3D motion capture; non cattura gli angoli articolari; meno "granulare" su alcuni aspetti del movimento.

Kinovea (software di analisi video)

Il più accessibile dei tre, e — secondo Chesani — il punto di partenza migliore per chi comincia.

Pro: gratuito; basta uno smartphone (già a 240 fps, es. Samsung S22, si ottengono dati utilizzabili); facile da imparare per tempi di contatto e di volo di base.

Contro: il risultato dipende molto dall'abilità di chi analizza il video; nessun feedback in tempo reale, bisogna estrarre i dati frame by frame; meno preciso dei sistemi opto-elettronici.

Quale scegliere?

Dipende da dove ti trovi, non da dove vorresti essere.

Se alleni in un club o segui atleti individualmente, Kinovea è il punto di partenza più sensato: costo zero, curva di apprendimento gestibile, e già sufficiente per cominciare a leggere rincorsa e stacco con occhio più critico.

L'OptoGait ha senso quando il tempo reale in allenamento conta più del dettaglio articolare — Chesani lo usa, ad esempio, per misurare la curvatura della rincorsa stagione dopo stagione. Il 3D motion capture resta lo strumento per il livello assoluto: centri federali, tesi, studi come quello di Birmingham 2018.

Dalla misurazione alla correzione tecnica

In un confronto tra un salto riuscito e uno fallito alla stessa misura, i dati OptoGait di Chesani mostrano un tempo di appoggio in stacco più lungo di circa 30 millisecondi nel salto fallito, insieme a un'anomalia nella lunghezza del penultimo passo. Un dettaglio che a occhio nudo non si vede, e che nei dati salta subito all'occhio.

Ma attenzione: nel campione più ampio raccolto da Chesani, la differenza nei tempi di contatto tra salti riusciti e falliti non è risultata statisticamente significativa. Il che conferma, ancora una volta, il punto di partenza di questo articolo: non esiste una soglia magica valida sempre per tutti. Il dato singolo va letto nel contesto della rincorsa e dell'atleta, non isolato come regola universale.

Un metodo, non solo uno strumento

3D Motion Capture, OptoGait e Kinovea non sono in competizione tra loro: sono tre livelli d'ingresso allo stesso obiettivo, leggere la rincorsa e lo stacco con i dati, e non solo a occhio.

Come dice Chesani: "la tecnologia non insegna a saltare. Aiuta a capire perché un salto funziona — e come farlo funzionare di nuovo."

Se vuoi vedere il metodo applicato in pratica — con i casi reali dei suoi atleti, dalla lettura dei dati alla correzione tecnica — Silvano Chesani ne parlerà nel dettaglio nel webinar "Il salto in alto: dai dati alla tecnica", il 26 agosto.

👉 Iscriviti al webinar con Silvano Chesani

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sui nostri contenuti.
Non riceverai SPAM!

"Dichiaro di aver letto l'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 D. Lgs. 30 giugno 2003, n.