Didattica dei balzi: esercitazioni di rimbalzo
May 11, 2015La proposta didattica che segue è una progressione di esercitazioni propedeutiche al balzo, note come "rimbalzi": sequenze di saltelli a piedi pari o su un piede, in ritmica alternata o successiva, eseguiti sul posto o con avanzamento limitato.
Perché utilizzarle
Queste esercitazioni permettono di curare l'apprendimento di aspetti esecutivi fondamentali per l'interpretazione tecnica dei balzi:
- la modalità di appoggio dei piedi;
- l'allineamento corretto dei segmenti;
- l'azione degli arti superiori;
- la tenuta del busto;
- la coordinazione tra arto di spinta e arto libero;
- l'azione più o meno attiva del bacino.
Questa progressione è un libero adattamento personale di proposte viste durante il corso specialisti FIDAL 1998 (interventi dei proff. Tucciarone, Pericoli, Zotko) e di pubblicazioni come "I salti in estensione nelle categorie giovanili" del prof. Claudio Mazzaufo.
La padronanza di questi elementi permette poi un approccio corretto alla tecnica dei balzi, e offre gli strumenti per correggere e migliorare la qualità esecutiva. Sono anche un buon serbatoio di lavoro condizionale, utile allo sviluppo della forza specifica del saltatore e della reattività.
La progressione (18 varianti)
La sequenza proposta parte dai rimbalzi più semplici e aggiunge progressivamente complessità:
1-6. Rimbalzi a piedi pari (braccia al fianco → in catena tesa → con uso delle braccia → in avanzamento → con richiamo delle ginocchia in alto, con pausa e poi continuo). In queste prime varianti si osservano tipicamente: tenuta insufficiente a livello ginocchia (flessione troppo accentuata), spinta poco efficace per estensione incompleta del piede, e — quando le braccia sono in "catena tesa" — difficoltà legate a scarsa mobilità del cingolo scapolo-omerale.
7-11. Rimbalzi alternati sul posto e in avanzamento (braccia al fianco → libere → alternate → arto libero attivo → sequenza progressiva delle tre varianti). Qui il focus si sposta sulla coordinazione tra arto di spinta e arto libero: un'azione troppo decisa dell'arto libero rischia di "distrarre" l'atleta dalla spinta, rendendola meno efficace o poco sostenuta.
12-16. Rimbalzi su un solo arto (sul posto, braccia al fianco e in catena tesa → con cura dell'arto libero → in avanzamento). Qui emergono spesso difficoltà di coordinazione dell'arto libero, che fatica a rilassarsi e a "entrare" con efficacia nel gesto, insieme a problemi di tenuta del ginocchio dell'arto in appoggio. Curare il movimento dell'arto libero, anche in questa fase, migliora sensibilmente la qualità esecutiva.
17-18. Rimbalzi su un arto con richiamo dell'arto di appoggio dopo la spinta. Varianti più sintetiche, da proporre quando la capacità di spinta è già consolidata: richiedono piena padronanza del gesto dell'hop, con particolare attenzione alla capacità di spingere rapidamente e recuperare con prontezza l'arto di spinta — capacità fondamentale nel gesto di gara. È utile proporre nella stessa serie, in successione, le varianti a braccia al fianco, poi libere, poi con richiamo dell'arto di spinta.
Cosa osservare nel complesso
Attraverso le 18 varianti, alcuni pattern ricorrono spesso e vale la pena tenerli d'occhio con i propri atleti: la tendenza dei piedi a "scivolare" in avanti nell'impatto, la difficoltà di tenuta del ginocchio in fase di ammortizzamento, l'efficacia (o meno) del coordinamento tra braccia e gambe, e il grado di attivazione della zona bacino-pelvi durante la spinta.
Articolo e video a cura di Giuseppe Balsamo.
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