Fase della specializzazione: 15-19 anni
May 18, 2016Proseguiamo la serie sull'allenamento giovanile e le fasi di sviluppo psicomotorio. Dopo le fasi 6-10 anni (introduzione) e 11-14 anni (sviluppo atletico), oggi affrontiamo la fase successiva: la specializzazione sportiva (15-19 anni).
Una fase molto soggettiva
Le fasi di crescita psicofisica non sono uguali per ogni atleta: alcuni "precoci" possono entrare in questa fase già a 13-14 anni e uscirne a 18; atleti più "ritardatari" possono entrarci a 16-17 anni e uscirne a 20-21. Un'altra variabile importante è la differenza tra sessi: l'impulso ormonale della pubertà porta maschi e femmine a caratteristiche molto differenti, da tenere presenti nella costruzione del programma.
Questa fase segue l'adolescenza (indicativamente 13-18 anni nelle femmine, 15-20 nei maschi), che comporta: rallentamento dei parametri di crescita, crescita "in larghezza" con armonizzazione delle proporzioni (effetto positivo sulle capacità coordinative), aumento della forza massima, e una seconda "età aurea" per l'apprendimento motorio — condizioni che permettono di iniziare gradualmente un allenamento a intensità più elevate.
Cosa cambia nell'allenamento
Gli atleti che fino a questo punto hanno seguito un percorso multilaterale sono ora in grado di tollerare maggiori richieste di allenamento e gara, e possono concentrarsi su esercitazioni più specifiche per la propria disciplina. L'allenatore deve monitorare con attenzione volumi e intensità, per garantire i giusti adattamenti mantenendo basso il rischio di infortunio. Alla fine di questa fase (18-20 anni), l'atleta dovrebbe possedere buone capacità tecniche nella propria specialità — ed è qui che l'allenatore può passare dal ruolo di "insegnante" a quello di "coach".
Linee guida per programmare questa fase
- Seguire da vicino lo sviluppo di ogni atleta, con attenzione al rischio di sovrallenamento fisico e psicologico.
- Sviluppare progressivamente i sistemi energetici, la capacità anaerobica, il coordinamento specifico e la mobilità dinamica dominanti per lo sport scelto.
- Aumentare il volume di lavoro specifico, incrementando l'intensità più rapidamente del volume.
- Allenamento sempre più orientato alla specificità: ritmo e velocità propri della gara, simulando le azioni di competizione.
- La fatica è normale nell'allenamento ad alta intensità, ma va evitato l'esaurimento.
- Continuare comunque a curare lo sviluppo motorio multilaterale, specialmente nella preparazione precompetitiva.
- Coinvolgere l'atleta nel processo decisionale, e incoraggiarlo a familiarizzare con gli aspetti teorici dell'allenamento.
- Lo sviluppo della forza deve iniziare a riflettere le esigenze specifiche dello sport: meno ripetizioni, carichi maggiori — ma evitando l'allenamento a forza massima (meno di 4 ripetizioni) soprattutto per chi è ancora in crescita, a inizio fase.
- Sviluppo aerobico prioritario per tutti, specialmente per gli sport di resistenza; volume e intensità del lavoro anaerobico in aumento progressivo, dato che a questa età si tollera meglio l'acido lattico.
- Perfezionare la tecnica specifica con esercizi biomeccanicamente corretti, incorporando competenze complesse in esercitazioni tecnico-tattiche vicine alla gara.
- Migliorare tattiche individuali e di squadra con esercitazioni stimolanti, che richiedano decisioni rapide e concentrazione prolungata.
- Favorire iniziativa, autocontrollo, spirito competitivo sano, etica e fair play.
- Aumentare gradualmente la frequenza delle gare, fino ad avvicinarsi a quella degli atleti assoluti a fine fase — ponendo obiettivi centrati sullo sviluppo di competenze, non solo sul risultato.
- Introdurre sistematicamente l'allenamento mentale: concentrazione, controllo nervoso, pensiero positivo, autoregolazione, visualizzazione e motivazione.
Bibliografia: "L'Allenamento ottimale" di Jürgen Weineck (Calzetti & Mariucci); "Total Training for Young Champions".
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