Flessibilità degli ischiocrurali: neurodinamica o stretching?
Jun 08, 2016Tra i fattori predisponenti una lesione agli ischiocrurali, la letteratura indica un insufficiente riscaldamento, scarsa flessibilità, squilibri muscolari, tensione neurale e precedenti lesioni.
Un'inadeguata flessibilità del compartimento posteriore della coscia è tra gli elementi più accreditati come fattore di rischio. Una revisione recente, però, non ha confermato l'efficacia del solo stretching come intervento preventivo per le lesioni agli ischiocrurali.
Perché lo stretching da solo non basta
L'incremento di flessibilità dopo una seduta di stretching potrebbe non derivare da un reale cambiamento delle proprietà biomeccaniche del muscolo, ma dalla modifica della percezione soggettiva di tensione o dolore — la cosiddetta sensory theory. In altre parole, il punto di limitazione nell'estensibilità dei flessori aumenterebbe non per un cambiamento strutturale del muscolo, ma perché l'atleta percepisce un nuovo punto di "stop", basato su una diversa sensibilità a tensione e dolore.
Cambiamenti nella mobilità del sistema nervoso — cambiamenti neurodinamici — raggiunti tramite esercizi di scorrimento (slider) o di tensione (tensioner) del nervo, potrebbero spiegare questo effetto: una ridotta flessibilità degli ischiocrurali (misurata con l'SLR test, Straight Leg Raise) potrebbe derivare da un'alterata neurodinamica dei nervi sciatico, tibiale e peroneale, capace di influenzare la lunghezza di riposo del muscolo e la percezione di stretch e dolore.
Lo studio: neurodinamica contro stretching
Uno studio (Caballero, De la Peñas, 2014) ha confrontato il range dell'SLR test raggiunto in tre gruppi di pazienti con ridotta flessibilità degli ischiocrurali:
- Tecniche di slider neurodinamico al nervo sciatico — movimento di scorrimento del nervo rispetto alle strutture adiacenti, applicando stress prossimale mentre viene rimosso distalmente (e viceversa). Paziente supino, collo e colonna toracica supportati in flessione; il terapista alternava dinamicamente flessione e estensione di anca e ginocchio.
- Stretching passivo degli ischiocrurali — anca flessa e ginocchio esteso, fino a sola sensazione di resistenza (non dolore), mantenuto 30 secondi, ripetuto 5 volte.
- Gruppo placebo.
Il test SLR è stato usato come misura pre-post trattamento: ginocchio in completa estensione, caviglia neutra, elevazione della gamba fino a rigidità/dolore percepiti, flessione del ginocchio o rotazione posteriore dell'ileo.
Risultati
Il gruppo con intervento neurodinamico ha ottenuto miglioramenti superiori nell'SLR rispetto al gruppo con stretching passivo. Entrambi i gruppi attivi hanno migliorato il range rispetto al pre-test, ma la differenza è risultata statisticamente significativa solo nel gruppo neurodinamico — a indicare il ruolo potenziale dell'aumentata meccanosensibilità del tessuto neurale come fattore limitante nell'SLR.
Conclusioni
Un trattamento di slider neurodinamico incrementa la flessibilità degli ischiocrurali (misurata via SLR) in modo significativamente maggiore rispetto allo stretching statico.
La sensory theory suggerisce che la flessibilità muscolare — e la risposta allo stretch — abbia più a che fare con la percezione dell'allungamento e del dolore che con un reale effetto biomeccanico sul muscolo stesso. Lo stretching resta indicato quando è presente un'alterazione delle proprietà viscoelastiche del muscolo; l'incremento di SLR osservato dopo stretching potrebbe però derivare più da una maggiore tolleranza all'allungamento che da un reale cambiamento nell'elasticità muscolare.
Resta fondamentale la corretta selezione del paziente/atleta per cui un approccio neurodinamico è realmente indicato.
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