Influenza della stiffness nella corsa prolungata

Mar 02, 2016

Questo articolo presenta la tesi di laurea in Scienze Motorie di Alberto Mazzucchelli (Università Cattolica di Milano, 2014), mezzofondista bergamasco poi trasferitosi a Nizza per gli studi specialistici: "Influenza della stiffness nella corsa prolungata".

Tipi di appoggio del piede

Un corretto appoggio del piede è il primo fattore che influenza la tecnica di corsa. La volta plantare — sostenuta da tre archi (interno, esterno, anteriore) — funziona come un ammortizzatore che assorbe l'impatto e si adatta al terreno. In base a come avviene l'appoggio si distinguono diversi profili:

  • Eccesso di pronazione: rotazione interna eccessiva, arco plantare poco pronunciato, sollecitazioni anomale su tendini e legamenti.
  • Piede piatto: il supporto di muscoli e legamenti viene meno, il piede "spancia" verso l'interno — spesso doloroso e limitante.
  • Eccesso di supinazione: arco più arcuato del normale, superficie d'appoggio ridotta e potere ammortizzante limitato, predisposizione a distorsioni e sindrome della bandelletta ileo-tibiale.
  • Piede cavo: arco molto arcuato, rigidità elevata per la scarsa elasticità di muscoli plantari e polpaccio, peso spostato su avampiede e calcagno.

Le fasi della corsa

Una corretta tecnica prevede il controllo di testa, busto (leggermente inclinato avanti), bacino, braccia (angolo gomito-avambraccio di circa 90°) e piedi. Il ciclo di appoggio si divide in tre fasi: ammortizzazione (il tricipite surale assorbe l'impatto, sfruttando la componente elastico-reattiva del piede), sostegno (avanzamento lineare del bacino, contrazione isometrica per la stabilità) e raddrizzamento (il piede, ormai dietro il baricentro, sfrutta la forza elastica — la "stiffness" — per proiettare in avanti il corpo).

Cos'è la stiffness

La stiffness è la rigidità di tendini e tessuto connettivo del muscolo: più è alta, più energia elastica può essere immagazzinata nella fase eccentrica e restituita in quella concentrica. Il tendine d'Achille, in particolare, non si limita a trasmettere passivamente la potenza dal muscolo all'osso: durante la corsa si allunga di circa il 6% (1,5 cm) e restituisce circa il 90% dell'energia elastica immagazzinata, portando il rendimento muscolare dal 25% a oltre il 40%. Il carico ideale per enfatizzare questo meccanismo si colloca intorno al 35% della forza massimale isometrica dell'atleta.

Un tendine troppo elastico disperde potenza nel passaggio muscolo-osso; uno troppo rigido la trasmette più efficacemente ma aumenta il rischio di lesioni — va quindi cercato un equilibrio tra le due qualità.

Il protocollo di test

Il lavoro sperimentale ha previsto tre tipi di valutazione:

Analisi video della corsa (app Ubersense, treadmill, 3 velocità: 12, 15, 20 km/h) — tempi e angoli di appoggio per gamba destra e sinistra. Un estratto dei risultati:

| Velocità | Tempo appoggio Sx | Tempo appoggio Dx | Angolo Sx | Angolo Dx | |---|---|---|---|---| | 12 km/h | 0,22" | 0,25" | 96° | 95° | | 15 km/h | 0,21" | 0,21" | 89° | 92° | | 20 km/h | 0,16" | 0,17" | 87° | 92° |

Stiffness test (dispositivo FreePower Jump Next): 5 salti a corpo libero e 5 con sovraccarico (2,5 e 5 kg), per verificare se la stiffness a carico naturale si avvicina a quella con sovraccarico — segno di un sistema muscolo-tendineo già ben allenato.

Test di forza (CMJ e SJ con sovraccarichi di 15, 30, 40 kg): individua il carico ottimale per l'allenamento della forza esplosivo-reattiva, corrispondente al punto di massima distanza tra le curve CMJ e SJ.

Risultati e conclusioni

Nell'atleta esaminato, i tempi d'appoggio del piede destro erano superiori a quelli del sinistro a bassa velocità, per poi equipararsi a velocità più elevate; gli angoli d'appoggio del piede sinistro restavano invece sempre inferiori al destro, segnale di un controllo propriocettivo meno preciso su quel lato. La stiffness calava con l'aumentare del sovraccarico — indicando margini di miglioramento nella forza dinamica massima, il cui sviluppo porterebbe a una stiffness migliore e a tempi di contatto più brevi.

La performance nella corsa prolungata dipende da VO2max, percentuale utilizzabile di VO2max e costo energetico — quest'ultimo il fattore più condizionante. Una buona stiffness riduce i tempi di contatto e il dispendio energetico, rendendo la corsa più efficace. Sottoporre periodicamente l'atleta a test di tecnica, forza e stiffness resta il modo più concreto per individuare deficit specifici e correggerli con l'allenamento della forza esplosivo-reattiva degli arti inferiori.

Di Alberto Mazzucchelli, laureato in Scienze Motorie. Un ringraziamento al relatore Prof. Maurizio Mondoni, al preparatore atletico Matteo Arzuffi e a Global For Sport per i test di valutazione.

Bibliografia

Mondoni, Basket e Biomeccanica (2002); Bisciotti, I tendini (2013); Bosco, La forza muscolare (2002); Di Prampero, La locomozione umana (1985); Bosco & Lohtanen, Fisiologia e Biomeccanica applicata al calcio (1992).

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sui nostri contenuti.
Non riceverai SPAM!

"Dichiaro di aver letto l'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 D. Lgs. 30 giugno 2003, n.