L'abilità motoria

Jun 30, 2015

Articolo liberamente tradotto ed elaborato da Graziano Camellini e Luca Gori, da un testo di J-P Goussard e J-P Famose in "Apprentissage Moteur et Difficulté de la Tâche".

Cos'è un'abilità motoria?

Per abilità motoria (l'abilità sportiva ne è una sotto-categoria) si intende il livello di competenza acquisito da una persona per raggiungere uno scopo particolare — andare a canestro, superare un'asticella, centrare un bersaglio. Secondo Guthrie (1957), è la capacità di raggiungere un obiettivo prefissato nel modo più rapido possibile e con il minor dispendio di energie, spesso entrambe le cose insieme.

Alcune caratteristiche chiave: l'abilità si definisce sempre in rapporto a un obiettivo concreto, non a una rappresentazione mentale ideale del movimento; è organizzata gerarchicamente, con l'obiettivo principale scomposto in sotto-obiettivi; implica efficienza, capacità di adattamento e coordinazione.

L'abilità non è il movimento in sé

Nell'educazione fisica e nello sport si pensa spesso che l'abilità coincida con una tecnica gestuale perfetta. Ma come nota Arnold (1985): qualunque sia la perfezione della forma, un giocatore di hockey su prato incapace di segnare, costruire azioni o superare gli avversari sarà giudicato incompetente — perché non raggiunge l'obiettivo dell'attività. Lo stesso vale per il bowling: conta il punteggio, non l'eleganza del gesto.

Serve quindi distinguere due aspetti: l'esecuzione (il movimento dei segmenti corporei, osservabile) e il significato del movimento in rapporto all'obiettivo (ciò che lo rende comportamentalmente rilevante). È l'obiettivo a regolare e dare senso a ogni sequenza di movimento.

Equivalenza funzionale

Il concetto di equivalenza motoria (Hebb 1949; Lashley 1938) descrive come risultati simili si possano ottenere con combinazioni muscolari diverse. Pew (1970) osservò che un giocatore di tennis non esegue mai due colpi identici, pur perseguendo lo stesso obiettivo: ciò che viene memorizzato non è una mappa motoria fissa, ma un insieme di relazioni che orientano l'abilità.

Un esempio chiarificatore: possiamo scrivere la stessa lettera seduti a una scrivania con la mano dominante, oppure su un muro verticale con un gesso attaccato a un manico di scopa, usando entrambe le mani. Il risultato (la lettera) è lo stesso, ma i gruppi muscolari coinvolti sono completamente diversi. Turvey (1977) propone un parallelo con il linguaggio: come una struttura profonda grammaticale genera infinite frasi possibili, una struttura motoria astratta genera infiniti movimenti concreti — "l'abilità è al di là di ciò che osserviamo, dietro gli eventi motori e come sono stati realizzati" (Leplat e Pailhous, 1981).

Questo significa che essere abili non vuol dire recuperare dalla memoria un movimento specifico già registrato, ma ricostruirlo ogni volta in base all'obiettivo — un "generatore di funzione" che mobilita le capacità motorie necessarie, piuttosto che rileggere un programma scritto in anticipo (Paillard, 1978).

L'organizzazione gerarchica dell'abilità

Leontiev (1972), analizzando un tiratore, mostra come un'abilità complessa nasca dall'integrazione di sotto-abilità inizialmente indipendenti (assumere la posizione, mirare, trattenere il respiro, premere il grilletto). Per un principiante, ognuna di queste richiede attenzione cosciente separata; per un tiratore esperto, si fondono in un'unica azione coordinata verso un solo obiettivo consapevole: centrare il bersaglio.

Come nota Leplat (1988), questa integrazione gerarchica significa che le componenti iniziali di un'abilità, una volta acquisite a un livello cognitivo elevato, diventano difficili da isolare e riproporre in un contesto diverso — si sono trasformate perdendo parte della loro individualità originaria.

Un parallelo efficace lo offre Keele (1982) con il cambio marcia in auto: un principiante lo esegue a scatti, in movimenti distinti (piede via dall'acceleratore, frizione, leva del cambio); un guidatore esperto lo compie come un'unica azione fluida e coordinata. La differenza non sta nella velocità di esecuzione soltanto, ma nel fatto che elementi inizialmente separati si sono fusi in un'unità funzionale superiore.

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