L'insegnamento della tecnica in atletica leggera

Sep 19, 2016

Articolo tratto e adattato da "Metodología del atletismo" di Joan Rius Sant, con il commento della nostra psicologa sportiva Martina Fugazza.

L'atletica prevede modelli tecnici precisi per ogni specialità — pur restando aperta a nuovi modelli più efficaci nel tempo (basti pensare al passaggio dallo stile ventrale al Fosbury nel salto in alto). Insegnare la tecnica significa aiutare l'atleta ad adattare un modello tecnico alle proprie caratteristiche individuali.

Spiegare la tecnica e gli esercizi

Video, dimostrazione pratica e descrizione verbale restano i mezzi più usati per presentare un esercizio. Le spiegazioni non vanno lasciate all'improvvisazione: sapere una cosa è diverso dal saperla far capire — in una parola, insegnare. Vanno calibrate su età, capacità di comprensione e livello tecnico: generali con i principianti, sempre più precise man mano che l'atleta progredisce. Con un salto con l'asta alle prime armi, ad esempio, ha poco senso spiegare il valicamento se l'atleta non sa ancora correre in modo coordinato portando l'asta.

Per un esercizio nuovo, l'allenatore spiega esecuzione, punti chiave e obiettivo; l'atleta apprende come farlo, ricorda i punti chiave e capisce cosa sta cercando di migliorare. Per un esercizio già noto, basta richiamarlo e ricordarne i punti chiave, eventualmente motivando l'atleta con un bilancio delle esecuzioni precedenti.

Nota di Martina Fugazza: conta la capacità di adattare la spiegazione alle caratteristiche di ciascun atleta — non ripetere le stesse parole se non sono state capite, ma trovare vie diverse per lo stesso obiettivo. Poche parole, chiare e non ridondanti, si registrano meglio nel cervello.

In alcuni casi conviene far "scoprire" all'atleta stesso un principio tecnico, invece di spiegarlo direttamente: un velocista che prova a correre a braccia rigide capirà da sé perché le braccia devono avere un ruolo attivo; un marciatore che cammina sulla sabbia scoprirà l'importanza dell'azione delle caviglie.

Le correzioni

Una buona correzione richiede un'osservazione attenta e una solida conoscenza della specialità, per distinguere errori principali da errori secondari (conseguenza dei primi). Nel lancio del disco, se l'attrezzo esce a destra, non basta correggere il braccio: bisogna controllare anche il piazzamento dei piedi, che spesso rivela un problema più a monte, nel giro. L'errore più evidente non è sempre il più grave.

Un modo semplice per migliorare l'osservazione: chiedersi "cosa sto per osservare?" — concentrarsi su un aspetto specifico è più efficace che cercare di vedere tutto insieme. Le correzioni devono lasciare l'atleta consapevole di tre cose: cosa ha fatto, cosa deve fare, cosa deve modificare per riuscirci.

Nota di Martina Fugazza: nelle correzioni, concentrarsi su una parte del gesto alla volta — i movimenti automatizzati sono difficili da modificare e richiedono lavoro mirato. Utile anche la "tecnica del sandwich": un aspetto positivo, poi la correzione, poi un incoraggiamento — per esempio: "Bravo, hai usato bene i piedi, però attento alla mano troppo bassa, prova a tenerla più alta, stiamo migliorando!"

La gara

In allenamento, la competizione (reale o simulata) permette di verificare se l'atleta padroneggia il gesto anche a ritmo di gara, o se i difetti emergono con l'aumentare dell'intensità. Nelle gare ufficiali, l'impegno agonistico va scelto in base alle capacità attuali dell'atleta, non il contrario: un principiante che percepisce ostacoli troppo alti o attrezzi troppo pesanti per il proprio livello ne risentirà tecnicamente.

Nota di Martina Fugazza: in gara, limitare le correzioni macroscopiche — i movimenti devono restare automatizzati e veloci. Sono ammessi piccoli consigli tecnici su rincorse o partenze, che fanno sentire l'atleta seguito e più sicuro.

Motivazione e video

Un atleta motivato è più attento e ricettivo — condizione necessaria per un apprendimento efficace. Variare la "confezione" degli esercizi, senza cambiarne l'obiettivo, aiuta a evitare la noia.

I video aiutano l'atleta a confrontare ciò che fa realmente con ciò che "sente" di fare, e con il modello tecnico ottimale. Il confronto è più efficace se avviene subito dopo l'esecuzione — l'effetto si riduce sensibilmente dopo un paio d'ore — ed è utile anche per monitorare l'evoluzione tecnica nel tempo, confrontando video di periodi diversi.

Nota di Martina Fugazza: l'imitazione è una delle forme di apprendimento più rapide per il cervello umano — un ottimo motivo per usare video e dimostrazioni.

Di Andrea Uberti e Martina Fugazza.

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