La forza non è un'opinione
Feb 14, 2019In atletica leggera tutti hanno un'opinione sui "pesi" — tanto più netta quanto meno li hanno mai usati in allenamento.
Circolano due miti opposti: se inizi da piccolo (15? 16? 25 anni?), avrai bruciato per sempre il tuo futuro atletico. Se invece inizi dopo i 20, significa che sei già tecnicamente bravissimo e da quel momento "spiccherai il volo" magicamente. Peccato che tre alzate di squat non trasformino un giovane in un fenomeno, né lo condannino automaticamente alla mediocrità — così come una seduta di sovraccarichi organizzata un po' a caso, una volta a settimana per due mesi, non regala un metro al salto in lungo né toglie sette decimi ai 100 metri.
Certe opinioni diffuse sono aria fritta, tradizione orale leggera leggera su un argomento solido e concreto come la ghisa dei dischi del bilanciere.
Per avere un'opinione, serve esperienza diretta
Per avere un'opinione sull'uso dei sovraccarichi non basta averli studiati: serve anche averli sperimentati direttamente, per almeno due o tre stagioni. Con 50 kg di squat non si può avere un'opinione sulla forza, così come non si può capire cosa significhi preparare un 5000 in pista facendo tre passeggiate aerobiche a settimana.
Per dare un riferimento concreto: una atleta di 55 kg comincia davvero a "fare forza" quando solleva 100 kg in uno squat profondo con bilanciere libero; un atleta di 70 kg quando ne solleva 140. Se un atleta legge sulla propria scheda "5x8 all'80% del massimale" e non protesta — o peggio, lo completa senza problemi — significa semplicemente che non conosce il proprio massimale, e quindi non ha mai davvero allenato la forza.
Lo stesso vale in qualunque disciplina: il tecnico di un mezzofondista che prepara i 5000 metri capisce al volo cosa significhi un 6x1000 in 2'30" con 3' di recupero. Se da una seduta come questa non riesce a farsi un'opinione sull'atleta, vuol dire che ne capisce poco. Con i pesi funziona esattamente allo stesso modo: l'allenatore deve averli provati su di sé e sui propri atleti.
Le domande a cui sapere rispondere
Per avere davvero un'opinione informata sui sovraccarichi, un tecnico dovrebbe saper rispondere, come minimo, a domande come queste:
- Quali carichi indicano che un atleta è "forte", e che rapporto c'è tra i massimali di squat, stacco e panca?
- Quando uno squat è sicuro e quando invece predispone a problemi al ginocchio o alla zona lombare — e da cosa lo si riconosce?
- Che differenza c'è tra squat profondo e mezzo squat, e quali risultati ci si aspetta dai due diversi esercizi?
- Che differenza c'è tra front squat e back squat, e quali difficoltà specifiche presenta ciascuno?
- Come si riconosce se un atleta è "ginocchio dominante" o "anca dominante" in uno squat — e perché conta saperlo?
- Che differenza c'è tra uno stacco regolare e uno sumo, e con quale criterio scegliere l'uno o l'altro?
- Cos'è il buffer, e perché è fondamentale in atletica?
- Dove si colloca lo schema serie/ripetizioni di una scheda nella tabella di Prilepin? (Un 5x8 all'80% è semplicemente impossibile, a meno di non allenare alieni.)
- Che differenza c'è tra un 8x3 e un 3x8, e quando proporre l'uno o l'altro?
- Che differenza c'è tra un TUT 3.1.X.0 e uno 1.0.X.1, e quale dei due lascerà l'atleta più indolenzito?
- Quando e perché dare enfasi alla fase eccentrica piuttosto che alla concentrica o all'isometrica?
- Come cambiare l'impugnatura tra military press e push press, e perché le due esercitazioni possono creare problemi ai polsi?
- Perché ha senso passare da una girata a incastro basso a una a incastro alto?
- Il proprio atleta esprime più potenza in uno stacco o in una girata?
Quando un tecnico risponde con naturalezza a domande come queste, sa davvero di cosa sta parlando — e allora può scegliere, con cognizione di causa, se usare i sovraccarichi oppure no.
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