La meccanica dell'accelerazione nei 100 metri piani

Sep 10, 2022

L'obiettivo della fase di accelerazione è massimizzare la produzione di velocità orizzontale. L'analisi dinamica di questa fase ha evidenziato come, in uscita dal blocco, la richiesta di forza orizzontale e di forza verticale abbiano valori del tutto simili.

Le ragioni sono essenzialmente due: l'estrinsecazione di forza lungo l'asse sagittale sottopone l'atleta a un impegno significativo nel contrastare la rotazione in senso antiorario del corpo (se non contrastata, l'atleta si ritroverebbe troppo presto in posizione eretta, perdendo efficienza meccanica); inoltre l'atleta deve fare i conti con l'attrazione gravitazionale, proporzionale al proprio peso corporeo. Solo la quota di forza residua, in assenza di dispersioni trasversali, può essere investita in direzione orizzontale.

[INSERIRE IMMAGINE: Figura A - posizione sul blocco, atleta principiante] [INSERIRE IMMAGINE: Figura B - posizione sul blocco, atleta intermedio] [INSERIRE IMMAGINE: Figura C - posizione sul blocco, atleta elite]

Uscita dal blocco

Un concetto chiave per un protocollo didattico della meccanica di partenza è la disponibilità totale di forza dell'atleta in relazione al proprio peso corporeo. Contrariamente a quanto talvolta si ritiene, con l'aumento del potenziale di forza è opportuno aumentare la distanza dei blocchi rispetto alla linea di partenza: un atleta più potente esprime alti valori di forza anche ad angoli più aperti, che consentono una velocità di estrinsecazione superiore.

Per soggetti meno potenti (ad esempio atleti delle categorie giovanili), la necessità di destinare la maggior parte della forza disponibile alla componente verticale impone un'uscita dal blocco più raccolta.

Un ausilio utile è integrare una piccola quota di forza — verticale e orizzontale — derivante dalla spinta delle braccia a terra, evitando di sollevarle immediatamente e producendo una breve spinta verso il basso e indietro al momento dello sparo. Anche questa capacità dipende dal livello di qualificazione dell'atleta.

Partenza: frequenza e ampiezza

Già al primo passo, i velocisti di classe mondiale raggiungono valori di frequenza quasi massimali, che poi mantengono per l'intera distanza, incrementando invece l'ampiezza del passo in modo più lineare. Alla fine del secondo passo la frequenza è già ai valori massimi, mentre l'ampiezza è al circa 50%; intorno all'undicesimo passo l'ampiezza è ancora all'80% del suo valore massimo.

Queste evidenze contraddicono l'idea che nella fase di partenza siano più redditizie spinte a terra prolungate: l'intera fase dovrebbe piuttosto enfatizzare il rapido scambio in volo degli arti inferiori, favorendo un contatto del piede dietro la proiezione al suolo del centro di gravità.

Tempi di contatto e tempi di volo

[INSERIRE IMMAGINE: grafico tempi di volo e contatto, velocisti di classe mondiale]

Il tempo di volo indica la lunghezza del passo; la combinazione di tempo di volo e tempo di contatto indica la frequenza. Con l'eccezione dell'uscita dal blocco, la somma di questi due valori varia poco lungo l'intera prova: nella fase di accelerazione il tempo di contatto diminuisce e il tempo di volo aumenta, per poi stabilizzarsi nella fase lanciata poco sopra i 200 millisecondi nei velocisti di classe mondiale.

Nelle sprinter donne l'andamento è analogo, ma la differenza rispetto agli uomini riguarda solo il tempo di contatto: i tempi di volo sono sovrapponibili tra i due sessi.

Il tempo di volo è un indicatore chiave dell'efficienza meccanica: se troppo breve, l'atleta non ha il tempo per recuperare frontalmente i segmenti corporei; se troppo lungo, anche l'atleta più potente resta troppo a lungo senza poter applicare forze utili all'avanzamento. Nella fase critica della partenza, i migliori atleti investono nel tempo di contatto quasi l'80% della combinazione totale.

Descrittori chiave della meccanica di partenza

Una serie di indicatori utile per impostare la fase di partenza:

  1. Distanza dei blocchi rispetto alla linea di partenza
  2. Distanza della proiezione al suolo del centro di gravità rispetto al blocco anteriore in posizione di "pronti"
  3. Angoli dei segmenti corporei in posizione di "pronti"
  4. Angoli dei segmenti corporei all'uscita dal blocco
  5. Distanza della proiezione a terra del centro di gravità rispetto al punto di contatto del piede al primo, secondo e terzo passo
  6. Angoli dei segmenti corporei al contatto al suolo dei primi passi

Come configurazione iniziale, il blocco frontale va posizionato in modo che, appoggiandovi il piede anteriore, il ginocchio tocchi terra circa 3 cm dietro la linea di partenza; per il blocco posteriore si prende come riferimento il 170% di questa distanza. Allontanando i blocchi dalla linea di partenza, le forze risultanti si dirigono più orizzontalmente e la distanza del centro di gravità aumenta — utile per atleti già dotati di buona forza; il contrario vale per atleti in via di sviluppo.

[INSERIRE IMMAGINE: angoli e distanze primo, secondo e terzo passo]

Al termine del terzo passo, solo i velocisti di classe mondiale riescono a mantenere il contatto al suolo dietro la proiezione del centro di gravità — la condizione meccanica più favorevole alla produzione di forza orizzontale.

Conclusioni

La fase di accelerazione presenta numerose criticità rispetto alla meccanica, più ciclica e omogenea, della corsa lanciata. Le forti componenti dinamiche e la necessità di gestire la propria disponibilità di forza — dovendo sia sostenere sia elevare il centro di gravità lungo la verticale — la rendono molto esigente dal punto di vista della potenza, anche in condizioni di ottima resa meccanica.

Per un atleta delle categorie giovanili sarà virtualmente impossibile mettere in pratica da subito la meccanica ideale: l'impostazione andrà quindi adattata alle capacità attuali dell'atleta, partendo dal setting del blocco e dalla posizione dei segmenti corporei al "pronti", per poi evolvere verso configurazioni più orizzontali man mano che forza e potenza aumentano — con particolare attenzione al primo passo, il momento più critico e delicato dell'intera prova.

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