Maurizio Cito: l'allenamento di Yohanes Chiappinelli da Cadetto
Aug 03, 2015Pubblichiamo la tesina realizzata dal tecnico Maurizio Cito per il corso allenatori 2011-2012, sulla preparazione di Yohanes Chiappinelli — allora cadetto, che in quella stagione realizzò il proprio minimo di partecipazione (MPI) sui 2000 metri.
Il profilo dell'atleta
Chiappinelli (nato ad Addis Abeba nel 1997) arrivava dal CAS dopo un infortunio nel basket, specialista di mezzofondo, fisico ben strutturato ma con busto lungo rispetto agli arti inferiori — caratteristica che tendeva a ripercuotersi sulla corsa, con tendenza a "sedersi" e arretrare sotto affaticamento. Già nella categoria ragazzi aveva ottenuto diversi record toscani under 12 su varie distanze.
Al passaggio ai cadetti, Cito rimase colpito dalla frequenza di passo eccezionale del ragazzo e dalle sue eccellenti capacità aerobiche — a fronte di risultati deludenti nelle prove di velocità pura.
L'analisi tecnica iniziale
L'azione di corsa era elastica e istintiva, con piedi molto reattivi, ma presentava diversi difetti: appoggio di tallone pieno con ginocchio quasi bloccato (simile a un marciatore), abbassamento del bacino alla massima velocitĂ , arretramento di busto e testa sotto affaticamento, movimenti delle braccia poco coordinati.
Con solo 2-3 sedute settimanali disponibili, Cito decise di concentrarsi quasi esclusivamente sulla tecnica piuttosto che sul lavoro organico — scelta motivata dalle buone doti aerobiche già presenti, dalla maggiore capacità di apprendimento tipica di questa fascia d'età , dal timore di consolidare i difetti tecnici, e dalla volontà di rendere morbida la transizione dal gruppo giovanile a quello di specialità .
Il lavoro su ampiezza del passo e appoggio del piede
Il primo obiettivo — ampliare la falcata — non funzionò con semplici esercizi di corsa ampia: il ragazzo eseguiva bene l'esercizio isolato, ma non lo trasferiva nella corsa quotidiana. Cito cambiò approccio, ipotizzando un problema di potenza più che di tecnica: introdusse mezzo squat jump statico e dinamico su rialzi (per proteggere le articolazioni ancora in crescita), arrivando in poco tempo a fargli superare piani oltre il metro di altezza in versione statica.
Per correggere l'appoggio di tallone, Cito usò video-analisi per mostrare al ragazzo il problema, affiancando filmati di grandi campioni (Gebrselassie a Sydney 2000) per stimolare l'emulazione — leva motivazionale efficace in questa fascia d'età . Allungando progressivamente il volume dei fondi lenti (fino a 45-50'), il nuovo pattern di appoggio si consolidò gradualmente, trasferendosi infine anche negli allenamenti più intensi.
La scoperta dell'asimmetria
A fine stagione, un'analisi video ad alta velocità (300 fps) rivelò un'asimmetria marcata tra gamba destra e sinistra — confermata da un test empirico (corsa bendata) in cui l'atleta deviava sistematicamente verso sinistra. La misurazione di tempi di contatto e di volo su due prove sui 500m mostrò che il piede sinistro restava a terra circa 0,013 secondi in meno rispetto al destro, segno di una spinta meno efficace su quel lato.
Da qui, una scheda di lavoro personalizzata ("scheda nera") con esercizi asimmetrici in rapporto 1:3 a favore del lato sinistro: monoskip, monoimpulsi, balzi successivi, passo stacco, tutti mirati a "educare" il piede sinistro a lavorare correttamente a terra, insieme a lavoro specifico su braccia e busto.
I risultati dopo 4 mesi
Una seconda video-analisi, con lo stesso protocollo di misurazione, mostrò miglioramenti netti: appoggio ormai di avampiede anziché di tallone, tempi di contatto praticamente identici tra le due gambe (e ridotti di 0,025 sec a destra, 0,012 sec a sinistra rispetto a prima), tempi di volo aumentati di circa 0,020 sec — segno di piedi più potenti e reattivi. Nelle ripetute di velocità , il miglioramento fu tangibile: da poco sotto gli 8" sui 60m a un consistente 7.4".
Conclusioni
Il lavoro tecnico si tradusse in risultati agonistici concreti: titolo italiano di cross con 22 secondi di vantaggio sul secondo classificato, record toscani di categoria sia sugli 800m indoor (1:59.89) sia sui 1000m (2:34.26), entrambe corse in solitaria dal primo all'ultimo metro. L'atleta stesso riferiva maggiore sicurezza e competitivitĂ rispetto alla stagione precedente.
Resta comunque, secondo Cito, un margine di lavoro sull'asimmetria residua tra i due lati — un percorso da continuare non solo con questo atleta, ma con l'intero gruppo allenato.
A cura di Maurizio Cito.
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