Medagliere dei brand ai Mondiali Indoor 2026: chi ha vinto davvero
Apr 03, 2026
Medagliere dei brand ai Campionati del Mondo Indoor 2026: statistiche e curiosità
Il sipario è calato da poco sull'arena indoor di Torun, che ha consegnato alla storia dell'Atletica un'altra edizione dei Campionati del Mondo in sala ricca di grandi prestazioni ed anche qualche colpo di scena inaspettato.
Questi palcoscenici però, sono anche banchi di prova per i giochi di forza tra i brand, sempre più influenti a livello di risultati, insieme alle piste, ricordando che però, sempre e comunque, la differenza vera la fanno i piedi dentro le scarpe.
Chi ha vinto il medagliere dei brand a Torun?
Questa la classifica nuda e cruda, senza prendere in considerazione le staffette.
Puma - 8 ori, 6 argenti, 6 bronzi
Adidas - 6 ori, 8 argenti, 9 bronzi
Nike - 5 ori, 9 argenti, 4 bronzi
New Balance - 2 ori, 1 argento, 1 bronzo
Asics - 1 oro, 1 argento
Brooks - 1 oro
Diadora - 1 argento, 1 bronzo
On - 1 bronzo
Velaasa - 1 bronzo
Uomini

Donne
Analisi del medagliere finale
Dall'incrocio di questi dati emerge chiaramente come Puma abbia costruito la sua vittoria (8 ori) dominando i salti (Asta, Alto, Triplo) e gli ostacoli. Adidas ha risposto con una densità di medaglie impressionante in tutte le discipline (con punte nei 400m, Lungo, Peso), chiudendo con il maggior numero di podi totali. Nike, pur perdendo lo scettro del medagliere d'oro, si conferma la regina del mezzofondo (800m e 1500m).
Chiaramente bisogna aver presente come il 99% degli atleti in competizione siano sponsorizzati e ci siano marchi che investono di più e altri di meno, alcuni che coprono tutte le discipline e altri no.
Puma ha vinto dove serve la reattività esplosiva, puntando su materiali che agiscono come molle.
Adidas ha vinto dove serve la potenza costante e la tenuta meccanica, puntando su strutture che ottimizzano ogni singolo appoggio sotto sforzo estremo.
Il dominio Puma nel salto con l’asta maschile
Se c’è stata una disciplina che ha rasentato la perfezione tecnologica e atletica, è stata il Salto con l’Asta maschile. Puma non si è accontentata di vincere; ha letteralmente occupato l’intera zona podio, trasformando la finale in un evento monobrand.
Il segreto di questo successo risiede nel modello Puma EvoSPEED Naio Jump Nitro, le quali però hanno mostrato una leggera differenza tra atleta e atleta: Duplantis aveva il mitico artiglio sulla punta della scarpa, mentre gli altri due contendenti no. Adesso non ci resta che attendere cosa si inventerà Puma in tandem con Shincell, azienda cinese produttrice di schiume, nuovo partner del marchio tedesco.

La tendenza delle scarpe da mezzofondo usate da velocisti e lunghisti
Altro curioso evento, che ormai però va sempre più solidificandosi è la grande scelta da parte di velocisti e lunghisti delle Adidas da mezzofondo al posto di quelle da velocità/salto in lungo.
In particolare sto parlando delle Adidas Ambition 26 e delle Adidas Avanti, che negli ultimi due anni sono state declinate in tre varianti: 24, 26 e LJ.
In cosa differiscono?
Le Avanti 24 sono utilizzabili per tutto, le 26 non sono omologate per i salti, le LJ sono omologate per tutte ma chiaramente virate verso il lungo dato che hanno una piastra leggermente più spessa.

Ciò che rende le Ambition e le Avanti così gettonate è l’estrema versatilità ma soprattutto la grande comodità che offrono senza peccare di spinta.
Ad esempio: il primo ed il secondo dei 400m maschili avevano rispettivamente Avanti e Ambition, come nel lungo il primo ed il terzo avevano le Avanti LJ, ma gli esempi citabili sono molti, uno su tutti, forse emblematico, quello dell’oro maschile dei 60m, lo statunitense, Anthony, fatto con le Ambition, così come ha fatto Seville sui 100m a Tokyo 2025.
In questo club di versatilità, si infila anche il modello V3 delle New Balance MD-X, scelta sia da mezzofondisti che da velocisti e, perchè no, anche da ostacolisti.

E le Maxfly 2?
Qui potremmo aprire un capitolo interessante, nel quale si possono esternare le “pecche” che molti accusano verso un modello da prestazioni incredibili ma con dei limiti.
Le Maxfly 2 danno il loro meglio sul lanciato, quando ormai la sincronia delle deformazioni dei materiali ha raggiunto il punto ottimale, evento che non avviene negli sprint eccessivamente brevi; altro ecosistema a sfavore per il suddetto prodotto sono le curve paraboliche, le quali rendono instabili gli appoggi di una scarpa che subisce le forze di taglio, anche se molto meno rispetto alle 1.
Chiaramente stiamo parlando di dettagli, che però possono fare la differenza quando si parla di centesimi di secondo.
Bisogna anche specificare come Puma renda molto di più in un campionato indoor che non outdoor. Adidas e Nike hanno evidentemente accusato l'assenza di giavellotto, disco e martello, eventi in cui hanno presenza maggiori rispetto a Puma.
Le novità Asics viste a Torun
Questi Mondiali sono stati anche l’occasione per vedere due modelli molto particolari, entrambi di stampo Asics.


Isaac Nader ha avuto modo di provare un nuovo prototipo (non usato in competizione) che a quanto pare va ad allinearsi al nuovo paradigma Asics, con cui sono state progettate le Metaspeed sp 3-1 e 3F-1.
Tutta la nostra soddisfazione per la vittoria di Nadia Battocletti, che, come a Tokyo 2025, indossa un modello particolarissimo di Asics LD 2, con carbonio a vista e piastra esterna a ferro di cavallo.
Su cosa si è difesa Nike? Sul mezzofondo
Egregiamente distribuite sia negli 800m che nei 1500m, lo swoosh dell’Oregon ha trovato le maggiori soddisfazioni nei 1500 metri femminili, ottenendo una tripletta d'oro, argento e bronzo, dimostrando che la tecnologia ZoomX e la serie Dragonfly/Victory rimangano il gold standard per le medie distanze.
I brand più di nicchia: Brooks, Diadora, On e Velaasa
Andiamo però ad osservare il fondo della classifica, soffermandosi un attimo su coloro che hanno sponsorizzazioni molto più mirate.
Brooks ha, ormai da qualche anno, il suo migliore ambasciatore nella figura di Josh Kerr, vincitore dei 3000m con ai piedi le Hyperion LD 2.
Diadora ha provato a bissare l’oro degli europei indoor di Larissa Iapichino ma la saltatrice fiorentina ha dovuto fare i conti con la concorrenza latina da parte di Agate Sousa.
Le Diadora Lungo hanno avuto però un ulteriore momento di gloria grazie al triplo femminile della senegalese Sarr.
E’ proprio col Senegal che il marchio italiano sta lavorando in partnership, chissà se in futuro potrebbe uscir fuori qualcosa di interessante.
L’attesa per Diadora però continua, perchè con l’uscita delle Mezzofondo e le Gara Carbon 3, scarpa che renderà molto felici in particolare i marciatori, i risultati non mancheranno.

Poca gloria per On, la quale effettivamente ha presentato poche punte di diamante ma che non sono riuscite a fregiarsi di allori rilevanti.
Velaasa invece, sconosciuta ai più, è un marchio tutto statunitense specializzato in lanci e pesistica, particolarmente attivo nella sponsorizzazione a livello collegiale.
La conclusione da tenere a mente
In tutto ciò, dobbiamo tenere a mente il concetto fondamentale già espresso all’inizio di questo breve trattato: la differenza vera la fanno i piedi dentro le scarpe.
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