Periodizzazione a blocchi

May 29, 2015

Vladimir Issurin, arrivato in Israele nel 1991 dopo aver iniziato la carriera scientifica nella squadra olimpica russa di canoa-kayak, ha guidato la ricerca in scienze dello sport al Wingate Institute, seguendo le nazionali israeliane fino ai Giochi di Sydney e Atene. Da anni orienta le proprie ricerche sulla periodizzazione dell'allenamento degli atleti di alto livello, confrontando il metodo tradizionale con il concetto di periodizzazione a blocchi.

Il modello tradizionale

Nel modello classico, le unità di allenamento si articolano su più livelli: ciclo olimpico quadriennale (facoltativo), macrociclo (mesi, diviso in preparazione/competizione/transizione), mesociclo (settimane), microciclo (giorni) e singola seduta.

Issurin riconosce due punti di forza: rispetta i principi scientifici del ciclo carico-recupero-supercompensazione, ed è facilmente applicabile con atleti esordienti grazie alla progressione lenta del carico. Ma individua anche tre limiti: è stato elaborato quando la scienza dell'allenamento era ancora agli albori; si adatta poco allo sport di alto livello moderno; e allena troppe abilità contemporaneamente, diluendo lo stimolo specifico per ciascuna — permettendo solo 1-3 picchi di forma stagionali, insufficienti per il calendario competitivo attuale.

Tre osservazioni spiegano perché il modello tradizionale fatica a stare al passo con lo sport moderno: l'aumento del numero di competizioni annuali (stagioni sempre più lunghe); la riduzione del volume complessivo di allenamento a favore dell'intensità specifica; la comparsa di approcci più mirati ai bisogni degli atleti d'élite.

La periodizzazione a blocchi

Un esempio storico citato da Issurin: nel 1991 Sergei Bubka disputò 17 gare da gennaio a settembre, distanziate da 12 a 43 giorni, mantenendo prestazioni tra il 92% e il 100% del proprio record (614 cm) — restando competitivo per un'intera stagione con un approccio già vicino alla periodizzazione a blocchi.

Il metodo si basa su una programmazione a breve termine (circa 2 mesi), articolata in 3 blocchi:

| Blocco | Durata | Obiettivi | Volume/Intensità | Fatica/Recupero | |---|---|---|---|---| | Accumulo | 2-4 settimane | Abilità di base: forza, resistenza, coordinazione | Volume alto / Intensità bassa | Recupero incompleto, fatica ragionevole | | Trasformazione | 1-2 settimane | Abilità specifiche: tecnica, forza e resistenza specifiche | Volume basso / Intensità alta | Accumulo di fatica | | Realizzazione | 5 giorni-1 settimana | Preparazione integrata, situazioni di gara, massima velocità | Volume molto basso / Intensità molto alta | Recupero completo |

Tre principi guidano questo approccio: in ogni blocco si allena un numero minimo di abilità (concentrazione dello stimolo); le abilità si allenano in sequenza, non contemporaneamente; la durata di ogni blocco dipende dalla durata degli effetti residui dell'allenamento specifico.

Issurin e Lustig (2004) hanno stimato questi effetti residui per diverse qualità motorie:

| Qualità motoria | Effetto residuo (giorni) | |---|---| | Endurance estensiva | 30 ± 5 | | Forza massima | 30 ± 5 | | Endurance intensiva (glicolitica) | 18 ± 4 | | Endurance di forza | 15 ± 5 | | Velocità massimale | 5 ± 3 |

I limiti del modello a blocchi

Questi effetti residui dipendono fortemente da atleta, età ed esperienza — un limite importante alla generalizzazione. Il modello è inoltre poco progressivo: il carico aumenta rapidamente (principio di "condensazione"), rendendo complessa la gestione di durata dei blocchi e carico specifico.

Conclusioni

I due modelli hanno vantaggi diversi. Il modello tradizionale resta consigliato per atleti che iniziano un allenamento regolare, grazie alla progressione più graduale del carico — ed è anche più semplice da gestire per allenatori meno esperti. Il modello a blocchi si adatta meglio agli atleti di alto livello, ma richiede un allenatore con esperienza consolidata con quello specifico atleta: un carico condensato mal calibrato può causare danni importanti se sottovalutato, o un disallenamento manifesto se sopravvalutato.

A cura di Graziano Camellini.

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