Round Check: come verificare il settaggio dei blocchi
Sep 10, 2026
Articolo a cura di Andrea Dell'Angelo - Immagine di copertina di Kiara Cherubini
Una routine semplice per il settaggio dei blocchi, senza perdersi negli angoli.
Quando lavoro sul settaggio dei blocchi, la prima cosa che cerco di evitare è trasformarlo in una caccia all'angolo perfetto. È facile fermare un video, disegnare due linee e convincersi che la partenza sia buona perché tutto sembra ordinato. Poi arriva lo sparo e l'atleta deve liberarsi dalla posizione, perde pressione su una piastra o usa il primo passo per recuperare equilibrio.
Per questo in campo utilizzo il Round Check. Non è una formula scientifica e non sostituisce video, tempi o esperienza: è una routine per organizzare lo sguardo dell'allenatore e controllare sempre gli stessi elementi prima di decidere se cambiare qualcosa.
1. Da dove parto: due e tre piedi, poi guardo l'atleta
Con un principiante, o con un atleta che non ha ancora un settaggio consolidato, parto quasi sempre dalla regola dei due e tre piedi:
- blocco anteriore a circa due lunghezze del piede dalla linea;
- blocco posteriore a circa tre;
- inclinazione iniziale delle piastre moderata, poi adattata a piede e caviglia.
La parola importante è "circa". È una baseline, non la risposta definitiva. Non mi interessa che la misura sia teoricamente corretta se poi nel "Pronti" l'atleta non riesce a creare pressione o deve riorganizzarsi prima di spingere.
Perché utilizzo il Round Check
La necessità di avere una sorta di protocollo personale per controllare una posizione di “Pronti” nasce da un problema molto semplice: in poche frazioni di secondo l’occhio dell’allenatore viene investito da una quantità enorme di informazioni.
Mani, spalle, bacino, angoli delle gambe, tibie, piedi, pressione sui blocchi. Se provo a guardare tutto contemporaneamente, soprattutto quando lavoro con un gruppo numeroso, rischio facilmente di concentrarmi ogni volta su un dettaglio diverso.
L’idea del Round Check, cioè del controllo circolare, nasce proprio da questa esigenza: dare all’occhio dell’allenatore un percorso prestabilito.
Parto dall’appoggio delle mani a terra, risalgo attraverso braccia, spalle e bacino e poi scendo lungo gli arti inferiori fino ai piedi sui blocchi. In pochi secondi posso così verificare se la postura dell’atleta è vicina a quella che stiamo cercando, senza costringerlo a mantenere un “Pronti” artificialmente lungo mentre io controllo un segmento alla volta.
Nel mio caso questo sistema è nato soprattutto da una necessità molto pratica: dover controllare contemporaneamente anche una ventina di partenze durante un allenamento di gruppo. Avevo bisogno di una routine che fosse rapida, ripetibile e abbastanza semplice da utilizzare ogni volta nello stesso modo.
All’inizio richiede un po’ di allenamento visivo. Ma anche noi allenatori, in fondo, dobbiamo tenere in forma il nostro occhio.
Il Round Check non serve a cercare la fotografia perfetta. Serve a capire rapidamente se la posizione che vediamo è coerente con quella che volevamo costruire.
2. Round Check nella posizione "Ai vostri posti"

Quando l'atleta si posiziona sui blocchi, parto dalle mani, salgo verso spalle e bacino e poi scendo lungo le gambe fino ai piedi. In questa posizione voglio soprattutto capire se la configurazione scelta gli permette di arrivare nel "Pronti" in modo naturale, stabile e ripetibile.
1. Mani e distanza dalla linea
Le mani sono immediatamente dietro la linea, senza toccarla, con le dita aperte e una base vicina alla larghezza delle spalle. Non cerco una misura precisa: cerco stabilità. Una base troppo larga può abbassare il torace; una troppo stretta può rendere la posizione instabile. Se vedo gomiti che si piegano, dita molto tese o continui aggiustamenti, mi chiedo se l'atleta stia già cercando equilibrio.
2. Braccia e spalle
I gomiti sono sostanzialmente estesi e le spalle organizzate sopra le mani senza tensioni inutili. Non voglio rigidità, ma una struttura abbastanza solida da permettere al bacino di salire al "Pronti" senza dover ricostruire tutta la posizione.
3. Ginocchio anteriore
Come riferimento rapido, il ginocchio anteriore tende a trovarsi vicino al gomito o alla parte centrale dell'avambraccio. Se arriva molto avanti il blocco anteriore può essere troppo vicino; se rimane molto indietro può essere troppo lontano. È però solo un segnale: femore, tibia, tronco e posizione del bacino possono cambiare questa relazione.
4. Ginocchio posteriore
Il ginocchio posteriore appoggia a terra in una relazione plausibile con la proiezione del bacino. Mi interessa soprattutto che la gamba abbia spazio per lavorare. Se è troppo vicina all'anteriore l'atleta può risultare schiacciato; se è molto arretrata può diventare difficile salire mantenendo pressione sul blocco posteriore.
5. Sensazione generale
Prima del "Pronti" faccio un ultimo controllo: respirazione normale, collo non irrigidito, nessuna ricerca continua della posizione. L'atleta deve essere rilassato ma organizzato.
3. Round Check nel "Pronti"
I numeri del Round Check indicano letteralmente il movimento che compiono i miei occhi quando un atleta si trova nella posizione di “Pronti”.
L’obiettivo non è fermarmi su ogni dettaglio per diversi secondi, ma seguire sempre lo stesso percorso e capire rapidamente se la posizione che vedo è coerente con quella che abbiamo cercato di costruire.
1. Mani
Parto dalle mani.
Devono essere posizionate con precisione immediatamente dietro la linea di partenza, senza toccarla, e organizzate indicativamente sotto le spalle.
È il primo riferimento perché da qui parte tutto il resto del controllo.
2. Spalle
Da qui il mio sguardo sale verticalmente.
Cerco le spalle, che nel “Pronti” dovrebbero trovarsi sopra o leggermente avanti rispetto alle mani, senza che l’atleta perda stabilità o pressione sui blocchi.
Non cerco semplicemente di portare il corpo il più avanti possibile: cerco una posizione avanzata che l’atleta riesca ancora a controllare.
3. Anche
A questo punto sposto lo sguardo indietro verso il bacino.
Le anche dovrebbero trovarsi leggermente più alte delle spalle.
Se rimangono troppo basse, l’atleta tende a essere “seduto” e rischia di dover prima sollevare il corpo invece di proiettarlo lungo la pista.
Al contrario, anche troppo alte possono togliere pressione ai pedali.
Anche qui cerco quindi un equilibrio, non un’altezza assoluta.
4. Coscia posteriore
Da qui riabbasso lo sguardo sulla gamba posteriore.
Come riferimento pratico, cerco una coscia posteriore vicina alla perpendicolare rispetto al terreno.
Questo mi aiuta a capire se il blocco posteriore è in una posizione dalla quale l’atleta può realmente produrre forza prima di iniziare il recupero dell’arto.
Se la coscia è molto lontana da questa organizzazione, controllo subito anche la distanza tra i blocchi e la posizione del bacino.
5. Tibie
Il passaggio successivo riguarda le due tibie.
Come primo riferimento mi piace vederle con orientamenti simili e, spesso, approssimativamente paralleli.
Il motivo è semplice: i due arti devono contribuire alla stessa azione generale, cioè mettere in movimento il corpo lungo la pista.
Non considero però il parallelismo una regola geometrica assoluta. Esistono atleti nei quali questa simmetria è meno evidente e sappiamo che la partenza è un movimento tridimensionale.
Quello che mi interessa soprattutto è che i due segmenti non suggeriscano strategie completamente contrastanti e che la loro direzione sia coerente con la proiezione che stiamo cercando.
Un esempio semplice si può vedere anche nelle partenze da due o quattro appoggi senza blocchi: nel momento della spinta le tibie tendono spesso a orientarsi in modo molto simile.
La domanda quindi non è soltanto:
“Sono parallele?”
ma soprattutto:
“Verso dove stanno puntando?”
6. Piedi
Per ultimi, ma non meno importanti, arrivo ai piedi.
Qui voglio vedere e soprattutto far percepire tensione e pressione contro i pedali.
Personalmente preferisco che l'atleta vada a appoggiare il tallone sul blocco posteriore, ma con l'avanzare dell'esperienza dell'atleta si può anche pensare di restare più sull'avampiede per far partire l'impulso maggiormente dalla caviglia, questi sono dettagli più avanzati.
Mi piace molto l’espressione “piede duro”, cioè un piede organizzato e pronto a trasmettere forza, non semplicemente appoggiato sulla piastra.
Un atleta può avere una posizione apparentemente perfetta ma un piede posteriore quasi completamente scarico. In quel caso il blocco c’è, ma non viene realmente utilizzato.
Per questo una domanda che faccio spesso è molto semplice:
“Senti entrambi i pedali?”
La risposta dell’atleta può essere molto utile.
Lo stesso controllo anche senza blocchi
Questi sei riferimenti non li utilizzo soltanto nella partenza dai blocchi.
Li cerco anche nelle partenze da quattro appoggi senza blocco, perché il principio rimane simile: organizzare mani, spalle, bacino e arti inferiori in una posizione dalla quale l’atleta possa produrre forza e proiettarsi in avanti.
Ed è proprio qui che il Round Check diventa per me utile come strumento didattico: non è una lista di sei angoli da riprodurre, ma una routine visuale che mi permette di controllare rapidamente l’intera organizzazione dell’atleta.
4. Il Round Check non finisce al "Pronti"
La posizione deve essere giudicata da ciò che produce. Dopo lo sparo continuo quindi a osservare:
- il bacino parte in avanti oppure sale prima?
- il blocco posteriore viene realmente utilizzato?
- il corpo si proietta o si verticalizza subito?
- c'è un movimento all'indietro prima dell'uscita?
- il primo passo nasce dalla velocità prodotta o viene cercato?
- nei passi 2 e 3 l'atleta continua ad accelerare o deve riorganizzarsi?
Se guardiamo solo il "Pronti" rischiamo di allenare una fotografia. La domanda finale è: questa posizione permette all'atleta di spingere immediatamente e continuare ad accelerare, oppure deve prima correggerla dopo lo sparo?
5. Gli errori che vedo più spesso
Blocchi realmente troppo vicini
Avere l'intero sistema vicino alla linea non significa avere i blocchi troppo vicini tra loro. Il problema è una distanza interblock realmente ridotta: l'atleta appare schiacciato, ha poco spazio per estendere e può dover creare spazio dopo lo sparo. Il bacino tende così a salire e l'uscita può verticalizzarsi troppo presto.
Troppo peso sulle gambe / troppo arretrato
Sono due problemi collegati. Se quasi tutto il peso rimane sulle gambe, queste devono prima sostenere e sollevare il corpo invece di concentrarsi sulla spinta. Se il centro di massa è troppo arretrato, le mani si staccano ma il corpo non parte davvero in avanti: spesso il bacino sale prima di essere proiettato. Anche un bacino più basso delle spalle può creare una posizione "seduta": prima l'atleta si alza, poi corre.
Troppo peso sulle mani
Essere avanti non è sbagliato. Diventa un problema quando l'atleta perde pressione efficace sui pedali e la posizione si trasforma in una caduta da controllare. Possono comparire sovrarotazione, primo passo usato per recuperare equilibrio o movimenti laterali eccessivi. Cerco quindi il massimo avanzamento che l'atleta riesce ancora a controllare.
La posizione è buona, ma l'atleta torna indietro
A volte il settaggio sembra corretto, ma allo sparo l'atleta torna verso una posizione più comoda. Se la configurazione è troppo difficile, la chiudo leggermente; se è solo nuova, lavoro sulla stabilizzazione. Il corpo cerca la comodità: l'allenamento deve rendere familiare la posizione utile.
Tibie belle ma inutili
Parallele non basta. Se sono quasi verticali l'atleta può crescere troppo presto; se sono troppo inclinate rispetto alle sue capacità può non controllare l'uscita.
Primo passo cercato
Non chiedo all'atleta di raggiungere un segno. La distanza del primo appoggio deve essere conseguenza della velocità prodotta e della capacità di riposizionare l'arto. Cercare volontariamente il terreno lontano può aumentare il volo e portare il piede troppo avanti; un passo estremamente corto può invece indicare una spinta incompleta.
Non usare il blocco posteriore
La gamba anteriore produce normalmente la quota maggiore dell'impulso totale, ma il rear block è decisivo nella parte iniziale. Se l'atleta pensa solo a "tirare fuori" velocemente la gamba posteriore, può rinunciare a una delle prime opportunità di produrre impulso. Prima deve contribuire, poi recuperare.
Rimanere bassi a tutti i costi
"Stai basso" può diventare un cue fuorviante. L'obiettivo non è mantenere artificialmente il corpo vicino al terreno, ma continuare ad accelerare mentre il centro di massa sale progressivamente. Se l'atleta cerca di restare basso piegando troppo il tronco o alterando gli appoggi, sta mantenendo una posa invece di costruire velocità. Preferisco: "non cercare di stare basso, cerca di avanzare".
6. Cosa filmo quando voglio capire se il settaggio funziona
Quando ho un dubbio registro due o tre partenze prima di toccare i blocchi. La ripresa laterale mi permette di vedere relazione tra bacino e linea, orientamento delle tibie, utilizzo del blocco posteriore, primo appoggio e progressione del centro di massa. Quando posso aggiungo una ripresa posteriore per controllare asimmetrie, larghezza del primo appoggio e movimenti laterali.
Non cambio contemporaneamente distanza, inclinazione e cue tecnico. Modifico una variabile alla volta e confronto video, tempo e sensazioni. Se i tre segnali non raccontano la stessa storia, osservo ancora prima di decidere.
7. Come lo uso in allenamento
- Parto da una configurazione semplice e la registro.
- Faccio Round Check in "Ai vostri posti" e nel "Pronti".
- Filmo lateralmente e, quando possibile, posteriormente.
- Modifico una sola variabile: distanza anteriore, interblock o inclinazione.
- Ripeto più tentativi con recupero adeguato.
- Confronto 5–10 m e, quando serve, anche 20–30 m, qualità dei primi passi e feedback.
- Scelgo una configurazione e la stabilizzo per alcune sedute prima di rivalutarla.
Gli studi di Cavedon sono un buon esempio di questa logica: le proporzioni antropometriche possono essere usate per creare una zona di esplorazione, non una ricetta universale.
8. Il criterio finale
Per me il Round Check evita due errori opposti: correggere ogni dettaglio perché non assomiglia a un modello oppure lasciare tutto al feeling. Non cerco l'atleta più basso, il ginocchio più chiuso o le tibie più parallele. Cerco una configurazione dalla quale il corpo parta senza riorganizzarsi, entrambe le piastre contribuiscano e la velocità continui a crescere.
In sintesi: il Round Check mi aiuta a controllare la posizione; video, tempi e primi passi mi dicono se quella posizione funziona davvero.
Approfondimento PartiamoBene
Nel minicorso gratuito PartiamoBene il settaggio viene collegato all'ingresso nei blocchi, alla creazione di pressione sulle piastre, all'uscita e ai primi appoggi.
All'interno trovi anche la guida PDF "Blocchi di partenza nei 100 metri: guida al settaggio corretto" raccoglie la parte biomeccanica e le procedure pratiche in modo più completo.

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- Bezodis, N. E., Willwacher, S., & Salo, A. I. T. (2019). The Biomechanics of the Track and Field Sprint Start: A Narrative Review. Sports Medicine.
- Cavedon, V., Sandri, M., Pirlo, M., Petrone, N., Zancanaro, C., & Milanese, C. (2019). Anthropometry-driven block setting improves starting block performance in sprinters. PLOS ONE.
- Cavedon, V., Bezodis, N. E., Sandri, M., Golia, S., Zancanaro, C., & Milanese, C. (2022). Effect of different anthropometry-driven block settings on sprint start performance. European Journal of Sport Science.
- Milanese, C., Bertucco, M., & Zancanaro, C. (2014). The effects of three different rear knee angles on kinematics in the sprint start. Biology of Sport.
- Slawinski, J., Dumas, R., Cheze, L., Ontanon, G., Miller, C., & Mazure-Bonnefoy, A. (2012). 3D Kinematic of Bunched, Medium and Elongated Sprint Start. International Journal of Sports Medicine.
- Debaere, S., Delecluse, C., Aerenhouts, D., Hagman, F., & Jonkers, I. (2013). From block clearance to sprint running: Characteristics underlying an effective transition. Journal of Sports Sciences.
- Mann, R. — The Science of Speed, sezione "The Start: Including Transition".
L'autore

Andrea Dell'Angelo
Sprint&Hurdles Coach | Co-fondatore ilCoach.net
Andrea Dell'Angelo è Sprint & Hurdles Coach e Co-fondatore di ilCoach.net. Dal 2025 coordina il settore Velocità e Ostacoli di FIDAL Trentino ed è collaboratore del Settore Tecnico Nazionale FIDAL; dal 2026 è responsabile della valutazione neuromuscolare per la Federazione Nazionale di Pentathlon Moderno. Ha lavorato per 8 anni nel settore tecnico di FIDAL Lombardia e ha allenato atleti arrivati all'atletica d'élite. È co-fondatore e organizzatore dello Speed Festival, convention internazionale dedicata all'allenamento della velocità.
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