Se una ragazza quando arriva è carina, chi se ne infischia se è in ritardo?
Sep 01, 2016Il titolo di questo articolo richiama una celebre battuta de "Il giovane Holden" di J.D. Salinger.
Finito il carnevale, magro come non era mai stato prima, ci attendono ora quattro anni di quaresima.
Potevamo confidare nel lampo di qualche singolo talento capace di oscurare i problemi sistemici di una federazione fatta di podisti, corse colorate, e in cui i tecnici non contano mai nulla. Ma così non è stato. Sarebbero bastate un paio di medaglie e un'analisi disattenta sui perché di certi successi, e i tecnici italiani avrebbero strappato l'ennesima sufficienza risicata. Ma quando non si sanno le cose, a volte, piuttosto che essere promossi con tanti debiti, è meglio ripetere l'anno.
Parliamo di tecnici perché il nostro progetto si chiama ilCoach e perché siamo convinti che le qualità sportive dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze siano perfettamente paragonabili a quelle dei colleghi britannici, francesi o tedeschi — come dimostrano i buoni risultati a livello giovanile. Ma mentre il mondo corre, noi siamo fermi agli anni '70 e '80. Probabilmente peggio.
Riportare la scuola nell'atletica
Non si tratta soltanto di portare l'atletica a scuola. Serve piuttosto riportare la scuola nell'atletica: l'involuzione è evidente e l'analfabetizzazione tecnica è dilagante. Siamo certi che anche in Italia ci siano tecnici di valore, ma crediamo che il livello generale sia mediamente troppo basso.
Ogni giorno intercettiamo l'interesse di appassionati che continuano ad amare l'atletica. Sui campi come sulla rete, assistiamo al fiorire di iniziative intelligenti e progetti moderni — quasi sempre frutto di iniziative spontanee, locali o extra-istituzionali. Vogliamo essere uno dei catalizzatori di queste competenze, che altrimenti si perdono o non si valorizzano.
Fare sistema
Non saranno le giocolerie a farci vincere: per intraprendere nuovi voli bisogna correre e dotarsi di nuove ali. Crediamo che i tecnici, per riavere voce, abbiano bisogno di fare sistema, di parlare la stessa lingua, di riappropriarsi di un linguaggio condiviso e transnazionale.
Serve creare un albo, un sistema di aggiornamento e di crediti, una struttura ben organizzata su cui poi innestare fantasia, capacità di adattamento e inventiva. La figura del tecnico deve diventare quella di un professionista che si confronta all'interno di un sistema competitivo — capace di relazionarsi con tutte le figure di un sistema sportivo organizzato, di costruire un prodotto competitivo e di saperlo comunicare.
Serve creare almeno due forme di specializzazione: una orientata al settore agonistico e all'alto livello, l'altra dedicata al giovanile e alla promozione. Pensare di riservare ai più piccoli gli allenatori meno preparati è un errore di fondo enorme: gli educatori del settore giovanile sono il biglietto da visita di un'intera categoria, e iniziare con un tecnico preparato dà ai ragazzi anche una maggiore consapevolezza nella futura scelta della propria guida tecnica.
Per occuparsi sia dell'avviamento sia della qualificazione atletica servono competenze precise, passione e professionalità — fare il tecnico di atletica leggera deve essere un lavoro. Il volontariato può essere l'eccezione, non la regola. Dobbiamo essere preparati, aggiornati, retribuiti e assicurati.
Un piccolo passo alla volta
ilCoach vuole muoversi in questa direzione, senza presunzione, con l'idea di collaborare e raccogliere l'aiuto di chiunque voglia darci una mano. Vogliamo provare a creare progetti concreti, magari format sperimentali che rispecchino un modo più attuale di fare atletica. Se riuscissimo a coinvolgere 50, 70, 100 tecnici che parlano la stessa lingua e condividono almeno le forme del proprio modo di progettare l'allenamento, sarebbe già un grande successo.
Il problema non sono solo le medaglie, che coinvolgono comunque una piccolissima parte del nostro mondo: è tutto l'ambiente dell'atletica ad avere bisogno di cambiare marcia, e ci sono molti modelli più efficienti del nostro da cui prendere spunto.
Ma anche in questo anno olimpico difficile per l'atletica italiana, Gianmarco Tamberi ha dimostrato che è ancora possibile vincere: campione mondiale ed europeo in carica, secondo nella graduatoria mondiale del salto in alto. Forse è da lì che dobbiamo ricominciare — e forse, prima di ogni altra cosa, dobbiamo provare a credere di poter vincere ancora, anche nelle discipline in cui da troppo tempo vincono solo gli altri.
Quattro anni senza un progetto sembrano lunghissimi. Ma quattro anni vissuti preparandosi con speranza per un appuntamento, godendo ogni giorno del proprio lavoro, volano frenetici e velocissimi.
Di Andrea Uberti.
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