Il tuo atleta salta in modo simmetrico. Ma è davvero simmetrico?

Oct 29, 2026

Un'atleta esegue tre squat jump e tre salti con contromovimento su due pedane di forza, una per piede. Il risultato è pulito: la spinta è divisa quasi esattamente a metà, circa 49% a sinistra e 51% a destra, i picchi di forza delle due gambe differiscono di meno del 2% e non c'è alcun ritardo tra un lato e l'altro. Se la valutazione finisse qui, scriveremmo nel report atleta simmetrica e passeremmo oltre.

Poche decine di minuti dopo, la stessa atleta esegue un test isometrico per i flessori del ginocchio, le due gambe insieme. Questa volta la destra sviluppa circa 20 kg, la sinistra circa 14: una differenza del 30%. Gli estensori, invece, sono praticamente pari.

Simmetrica o asimmetrica? È la domanda sbagliata. Quella giusta è: che cosa ci sta dicendo ciascun test?

Ogni test risponde a una domanda diversa

Un salto bilaterale misura come l'atleta organizza la spinta di tutta la catena cinetica quando le due gambe lavorano insieme. Il sistema nervoso ha molte strade per arrivare allo stesso risultato: se un gruppo muscolare contribuisce meno, altri possono compensare, e sulla pedana il numero finale torna in pari. Un test isometrico di un singolo distretto, al contrario, isola un gruppo muscolare e toglie al corpo quasi tutte le possibilità di compenso.

Non stupisce, quindi, che i due test diano risposte diverse. La letteratura lo conferma in modo abbastanza netto. Confrontando salti con contromovimento bilaterali e monopodalici in giovani calciatori d'élite, Bishop e colleghi hanno osservato che l'entità dell'asimmetria era simile nei due test, ma la sua direzione no: se nel salto bilaterale la gamba destra produceva più forza, era raro che fosse la stessa a prevalere nel salto su una gamba. La loro indicazione pratica è chiara: un test non può essere usato per rappresentare l'altro.

Le asimmetrie cambiano anche nel tempo

C'è un secondo livello di complessità. Anche ripetendo lo stesso test, la gamba "dominante" non resta sempre la stessa. Monitorando giovani calciatori all'inizio, a metà e a fine stagione, lo stesso gruppo di ricerca ha trovato una concordanza da scarsa a discreta nel lato che prevaleva, segno che la dominanza tra gli arti fluttua nel corso della stagione. Uno studio longitudinale più recente, su due stagioni e su salto, cambio di direzione e tirata isometrica, arriva alla stessa conclusione: le asimmetrie sono dinamiche e specifiche del compito, vanno monitorate con test ripetuti e non vanno sovra-interpretate quando sono piccole.

Tradotto per chi allena: una singola fotografia non basta per dichiarare un problema, e nemmeno per escluderlo.

Quando il dato non dà una risposta netta

Torniamo alla nostra atleta. Durante la stessa valutazione è stato fatto anche un piccolo confronto con l'elettromiografia di superficie sul bicipite femorale, in contrazione isometrica, in due condizioni diverse della bocca: denti a contatto e rulli di cotone tra le arcate. L'ipotesi era capire se la posizione della mandibola potesse modificare l'attivazione del muscolo.

Il risultato è un ottimo esempio di onestà interpretativa. Con i rulli l'attivazione media è scesa di circa il 7% a destra ed è salita di circa il 9% a sinistra: direzioni opposte, e mettendo insieme tutte le contrazioni la media era praticamente identica. Soprattutto, le tre contrazioni di uno stesso test differivano tra loro del 15–27%, molto più della differenza tra le due condizioni. In queste condizioni non si può concludere che la posizione della bocca cambi l'attivazione, né il contrario.

Il report, infatti, non chiude con una conclusione ma con un piano: alternare l'ordine delle condizioni, fare più contrazioni per test, misurare anche la forza oltre all'attivazione. Lo stesso vale per i flessori: le contrazioni erano irregolari da una prova all'altra, quindi il 30% di differenza va confermato con un test dedicato, una gamba alla volta. Un dato incerto non è un dato inutile: è una domanda ben posta per la valutazione successiva.

Le domande da farsi prima di cambiare l'allenamento

Davanti a un risultato che attira l'attenzione, che sia un'asimmetria, un salto più basso del previsto o un appoggio del piede che non convince, conviene fermarsi su poche domande prima di modificare il programma.

  • Che cosa misura davvero questo test? Un gesto globale, un singolo distretto, una strategia di controllo?
  • Il risultato è coerente con il resto? Con gli altri test, con ciò che vedi in campo, con la storia di infortuni dell'atleta.
  • Quanto è stabile? Se ripetessimo la prova domani, quanto cambierebbe? Una differenza più piccola della variabilità tra le prove non è un segnale.
  • È rilevante? Per quella disciplina, per quel ruolo, per quel momento della stagione.
  • Serve un altro sguardo? A volte la decisione migliore è confrontarsi con il fisioterapista, l'osteopata o il medico prima di intervenire.

Dalla misura alla decisione

Allo Speed Festival di inizio ottobre questo tema è tornato in molti interventi: Stefano Serranò ha ricordato che la postura non è simmetria ma equilibrio funzionale, e che ogni esercizio dovrebbe avere un obiettivo legato a ciò che la valutazione ha messo in luce. Il punto non è inseguire il 50 e 50 su ogni test, ma capire quali differenze contano per quell'atleta e cosa farne.

Misurare oggi è sempre più semplice: pedane di forza, sensori, elettromiografia sono strumenti alla portata di molti. Interpretare resta la parte difficile, ed è lì che una valutazione funzionale costruita su più aree, posturale, dinamica, di mobilità, visivo-vestibolare e stomatognatica, fa la differenza rispetto al singolo numero.

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Nota: il caso descritto è riportato in forma anonima e a scopo esclusivamente didattico.

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Riferimenti bibliografici

  • Bishop C, Abbott W, Brashill C, Turner A, Lake J, Read P (2022). Bilateral vs. Unilateral Countermovement Jumps: Comparing the Magnitude and Direction of Asymmetry in Elite Academy Soccer Players. Journal of Strength and Conditioning Research, 36(6): 1660-1666. DOI
  • Bishop C, Abbott W, Brashill C, Loturco I, Beato M, Turner A (2023). Seasonal Variation of Physical Performance, Bilateral Deficit, and Interlimb Asymmetry in Elite Academy Soccer Players: Which Metrics Are Sensitive to Change? Journal of Strength and Conditioning Research, 37(2): 358-365. DOI
  • Ribeiro N, Gonzalo-Skok O, Loureiro N, Ferreira R, Araújo JP, Bishop C, Tavares F (2026). Impact of Two Soccer Seasons on the Magnitude and Direction of Interlimb Asymmetry in Elite Youth Male Players. Journal of Strength and Conditioning Research. DOI

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