Quanto è stata alta l'asticella in Italia? Analisi del salto in alto degli ultimi 20 anni
Aug 07, 2026
Un'analisi del livello competitivo del salto in alto italiano, dagli U18 agli assoluti, nel confronto con Europa e mondo
Quanto bisognava saltare, negli ultimi vent'anni, per essere considerati atleti di vertice in Italia?
La risposta più immediata sarebbe cercare il primo nome delle liste italiane di ogni stagione. Ma la misura del migliore racconta soltanto una parte della storia. Può descrivere il livello generale della specialità oppure, più semplicemente, segnalare la presenza di un atleta eccezionale.
Per capire quale ambiente competitivo abbiano incontrato i saltatori italiani occorre guardare anche più in basso: quanto saltava il terzo atleta? Quanto serviva per entrare tra i primi otto? E quale misura occupava la decima posizione?
Il discorso diventa ancora più interessante nelle categorie giovanili. Essere il miglior U20 italiano con 2,10 può significare dominare una categoria senza trovare molti avversari vicini al proprio livello. Ma può anche significare inserirsi in un movimento assoluto nel quale numerosi saltatori superano regolarmente 2,15 o 2,20.
La misura è la stessa. L'ambiente nel quale viene costruita può essere molto diverso.
Nel salto in alto il contesto conta
Vincere un titolo italiano U20 con 2,10 e classificarsi quarto con la stessa misura non rappresentano necessariamente due esperienze competitive equivalenti.
Nel primo caso l'atleta può avere già conquistato la vittoria, essere rimasto solo in gara e affrontare le misure successive con uno, due o tre tentativi ancora disponibili. Nel secondo caso, invece, chi viene eliminato con 2,10 ha quasi certamente continuato a saltare fino al limite espresso in quella giornata.
Questo non significa che il vincitore avrebbe sicuramente superato un'asticella più alta. Significa soltanto che la struttura della gara può non averlo obbligato a esplorare fino in fondo il proprio limite.
Nel salto in lungo il contesto psicologico e agonistico conta, ma due atleti capaci di 7,60 hanno normalmente a disposizione lo stesso numero di prove, indipendentemente dalla posizione finale. Nell'alto, invece, gli errori, i passaggi, la progressione dell'asticella e la presenza degli avversari modificano direttamente il percorso della gara.
Un'atleta che in una competizione italiana rimane sola a 1,75 affronta quindi una situazione diversa da quella in cui, a 1,90, altre cinque concorrenti sono ancora in gara. Non possiamo concludere che la seconda situazione produca automaticamente una prestazione migliore. Possiamo però riconoscere che i due ambienti pongono richieste competitive differenti.
Le liste stagionali restano lo strumento principale per descrivere il livello raggiunto dagli atleti. Devono però essere lette come la rappresentazione di un ambiente prestativo disponibile, non come una misura perfettamente indipendente dal contesto.
Liste e graduatorie nel salto in alto: ci servono entrambe
Per questa indagine la fonte principale sono le liste, cioè gli elenchi nei quali ogni atleta compare con la propria migliore prestazione stagionale. Ci dicono:
- quanto saltava il migliore;
- quale misura occupava la terza, l'ottava e la decima posizione;
- quanto era distante il vertice dal resto del movimento;
- quale concorrenza un giovane atleta poteva potenzialmente incontrare in Italia.
Le graduatorie servono invece a collocare le misure, indicando quale posizione occupavano gli atleti all'interno delle liste.
Abbiamo analizzato:
- quale posizione assoluta occupava il miglior U20 italiano;
- quale graduatoria europea o mondiale corrispondeva alla misura del migliore italiano;
- dove si sarebbe collocato l'ottavo italiano nelle liste europee o mondiali;
- quanti atleti italiani più grandi si trovavano davanti al miglior giovane.
Le liste descrivono l'ambiente competitivo; le graduatorie ci dicono quale posizione occupavano gli atleti all'interno di quell'ambiente.
Metodo e scelta degli anni
Per contenere la quantità dei dati, abbiamo scelto arbitrariamente cinque stagioni distribuite a intervalli regolari lungo il periodo esaminato:
- 2006;
- 2011;
- 2016;
- 2021;
- 2025.
Non si tratta quindi, almeno in questa prima analisi, della ricostruzione completa di ogni singola stagione, ma di cinque fotografie collocate a distanza regolare.
A queste abbiamo aggiunto gli anni nei quali sono stati stabiliti i primati italiani assoluti e U20 e le migliori prestazioni italiane U18. La scelta consente di non perdere proprio le stagioni nelle quali il vertice nazionale ha raggiunto il proprio livello massimo.
Quando il primato è precedente al ventennio considerato, come nel salto in alto maschile U18 e U20, l'anno viene riportato separatamente come riferimento storico e non viene utilizzato per descrivere l'andamento del periodo 2006-2025.
FIDAL distingue infatti i primati italiani dalle "migliori prestazioni italiane" delle categorie nelle quali la Federazione non omologa formalmente un record.
Per ogni atleta è stata considerata una sola prestazione: la migliore misura outdoor della stagione.
L'archivio online FIDAL è disponibile dal 2005 e viene aggiornato automaticamente sulla base dei risultati inseriti negli archivi nazionali. La stessa Federazione avverte che alcuni risultati, soprattutto quelli ottenuti all'estero, possono essere registrati in un secondo momento. Le liste storiche vanno quindi considerate come la migliore ricostruzione ufficiale disponibile, ma non necessariamente come archivi immutabili e perfetti.
Per U18, U20 e assoluti la struttura completa dell'analisi prevede:
- misura del primo atleta;
- misura del terzo;
- misura dell'ottavo;
- misura del decimo;
- differenza tra primo e decimo.

Assoluti uomini: il vertice cambia più della profondità

Le cinque fotografie mostrano una differenza evidente tra il comportamento del vertice e quello della parte più profonda delle liste.
La misura del primo atleta oscilla tra 2,28 e 2,39: undici centimetri di differenza. La decima misura rimane invece compresa tra 2,14 e 2,17.
Il caso più evidente è il 2016. Gianmarco Tamberi raggiunge 2,39, ma il decimo atleta italiano si ferma a 2,15. Tra il primo e il decimo ci sono 24 centimetri, il divario più ampio tra gli anni osservati.
Il 2016 è quindi una stagione altissima se la si guarda attraverso il risultato del migliore, ma non particolarmente diversa dal 2011 se si osserva la decima posizione: in entrambi gli anni la soglia è 2,15.
Il 2025 presenta una struttura differente. Il vertice, 2,30, è nove centimetri più basso rispetto al record del 2016, ma la decima misura sale a 2,17 e il divario tra primo e decimo scende a 13 centimetri.
Possiamo descrivere due ambienti:
- un ambiente con un atleta eccezionale nettamente separato dal resto del movimento;
- un ambiente con un vertice meno elevato, ma una lista più compatta.
Nessuna delle due informazioni è sufficiente da sola. Il primo atleta racconta quanto in alto è arrivata l'eccellenza italiana; il decimo racconta quanta consistenza esisteva alle sue spalle.
Assolute donne: le grandi individualità e una soglia relativamente stabile

Anche nel settore femminile la prima misura è fortemente condizionata dalla presenza di individualità di livello internazionale.
Nel 2007 Antonietta Di Martino raggiunge 2,03, mentre la decima atleta italiana si trova a 1,80. Il divario è di 23 centimetri.
Nel 2011 il vertice è a 2,00, ma la decima misura è 1,79. Nel 2025, invece, la migliore prestazione italiana è 1,92 e la decima posizione è ancora intorno a 1,80.
La soglia della decima atleta si muove quindi molto meno rispetto al vertice:
- 1,82 nel 2006;
- 1,80 nel 2007;
- 1,79 nel 2011;
- 1,78 nel 2016;
- 1,80 nel 2021;
- 1,80 nel 2025.
Queste fotografie non mostrano una crescita lineare della profondità. La parte centrale dell'élite nazionale rimane sostanzialmente nello stesso intervallo, mentre il vertice si alza o si abbassa in funzione delle atlete presenti.
Il 2007 è l'anno nel quale l'asticella italiana raggiunge il livello più alto, ma anche quello nel quale la migliore atleta è più distante dalla decima.
Nel 2025 la lista è più compatta, ma la compattezza non deve essere automaticamente interpretata come un segnale positivo. Una lista può essere compatta perché molte atlete hanno raggiunto un livello elevato, ma anche perché manca un'atleta capace di staccarsi dal gruppo.
Per interpretare l'ambiente servono quindi entrambe le informazioni: altezza del vertice e profondità della lista.
U20 uomini: essere il migliore della categoria non significa sempre la stessa cosa
Per gli U20 non ci interessa soltanto il confronto interno alla categoria. Un giovane di vertice può partecipare a meeting e campionati insieme agli assoluti e trovare in Italia atleti più forti e più esperti.
Per questo abbiamo confrontato il miglior U20 con:
- il terzo U20;
- la sua posizione nella graduatoria assoluta italiana;
- la misura del decimo assoluto;
- la differenza tra le due misure.
Il confronto mostra quanto possa cambiare il significato dell'espressione "miglior U20 italiano".
Nel 2011 Gianmarco Tamberi salta 2,25. Non è soltanto il miglior U20: con quella misura occupa la seconda posizione ex aequo nella graduatoria assoluta italiana ed è dieci centimetri sopra la soglia del decimo assoluto.
In quella stagione l'atleta U20 di vertice è già pienamente inserito nell'élite nazionale. La categoria anagrafica dice ancora "junior", ma l'ambiente competitivo di riferimento è già quello assoluto.
Nel 2025 la situazione è opposta. Il vertice U20 è a 2,09, mentre per entrare nelle prime dieci posizioni assolute servono 2,17. Quindici atleti italiani hanno una misura superiore e il miglior U20 occupa la sedicesima posizione ex aequo.
Questo non significa necessariamente che l'ambiente del 2025 sia peggiore per lo sviluppo del giovane.
Da un lato, il leader U20 è più distante dal vertice assoluto. Dall'altro, ha a disposizione un numero consistente di atleti più grandi compresi tra 2,10 e 2,30 con i quali può potenzialmente gareggiare.
Quanto era forte il miglior U20? Quanti atleti assoluti aveva davanti e quanto erano distanti?
Nel 2011 il miglior U20 era già uno dei migliori assoluti. Nel 2025 il miglior U20 trovava davanti a sé un ambiente nazionale più popolato, ma anche una distanza più ampia da colmare.
Le liste non dimostrano quante volte il giovane abbia effettivamente gareggiato contro quegli atleti. Descrivono però la concorrenza potenzialmente disponibile nel circuito italiano.
U20 donne: dal vertice giovanile alla graduatoria assoluta

Il 2012 rappresenta il caso più evidente. Alessia Trost salta 1,92 e stabilisce il primato italiano U20 outdoor. Con quella misura non guida soltanto la propria categoria: è anche la migliore atleta italiana assoluta della stagione, con quindici centimetri di vantaggio sulla decima misura nazionale.
Il suo ambiente non può quindi essere descritto soltanto attraverso le altre U20. Il vero riferimento competitivo è già quello assoluto e internazionale, infatti l'anno successivo sarà in grado di raggiungere i 2 metri.
Nel 2006 il quadro è molto diverso. La migliore U20 salta 1,76 e occupa la quindicesima posizione assoluta. La decima atleta italiana è a 1,82: sei centimetri più in alto.
Nel 2016 la leader U20 è a 1,75, tre centimetri sotto la decima assoluta. Nel 2021, invece, l'1,84 della migliore U20 vale già la quinta posizione italiana assoluta.
Nel 2025 il vertice U20 si colloca intorno alla soglia della top ten assoluta. La categoria giovanile e la parte bassa dell'élite nazionale finiscono quindi quasi per sovrapporsi.
Anche nel settore femminile emergono almeno tre situazioni:
- la giovane eccezionale che domina già la lista assoluta;
- la leader U20 inserita nella top ten nazionale;
- la migliore della categoria ancora distante dal gruppo assoluto di vertice.
Sono ambienti diversi e probabilmente pongono problemi diversi anche agli allenatori.
Nel primo caso occorre trovare molto presto esperienze internazionali adeguate. Nel secondo il circuito nazionale può offrire una concorrenza utile. Nel terzo la priorità può essere ridurre progressivamente la distanza dal livello assoluto prima ancora di cercare confronti più elevati.
U18: quando l'eccellenza giovanile entra già nel mondo assoluto
L'analisi U18 deve essere interpretata con maggiore cautela.
A questa età lo sviluppo biologico, l'anzianità di allenamento e la maturazione tecnica possono produrre differenze molto ampie tra atleti della stessa categoria. Tuttavia, il rapporto con le liste U20 e assolute offre comunque informazioni interessanti.
U18 uomini

Il 2016 e il 2021 costituiscono due casi particolari: gli atleti capolisti si collocano rispettivamente 3 e 1 centimetro sopra il decimo italiano assoluto. Curiosamente, nessuno dei due approderà negli anni successivi al vertice del salto in alto. L'atleta capofila del 2021 è però Mattia Furlani, oggi star globale nel salto in lungo.
Nel 2025 il miglior U18 è invece a 2,03, quattordici centimetri sotto il decimo assoluto. La distanza dal gruppo nazionale di vertice è molto maggiore.
Il confronto non stabilisce quale generazione produrrà gli atleti migliori da adulta. Mostra però che l'ambiente incontrato dal leader U18 può cambiare radicalmente.
Un U18 da 2,17 trova immediatamente avversari assoluti vicini al proprio livello. Un U18 da 2,03 deve prima colmare una distanza importante per entrare stabilmente nelle gare in cui l'asticella raggiunge 2,15-2,20.
U18 donne

Nel 2010 Alessia Trost raggiunge 1,90 da U18. La misura vale già una delle primissime posizioni assolute italiane ed è nove centimetri superiore alla soglia della decima atleta.
Nel 2016 e nel 2025, invece, la migliore U18 coincide sostanzialmente con la decima misura assoluta. La giovane di vertice è quindi già entrata nel gruppo nazionale allargato, ma non ne è ancora separata.
Il 2010 racconta una giovane atleta fuori scala rispetto alla propria categoria. Le stagioni nelle quali il vertice U18 è intorno a 1,77-1,80 descrivono invece una relazione più continua tra attività giovanile e livello assoluto.
Il rapporto tra primo e decimo: una misura semplice della densità
La differenza tra il primo e il decimo atleta può essere utilizzata come indicatore semplice della compattezza della lista.
Un divario ampio indica che il migliore è molto distante dal resto del gruppo. Un divario ridotto indica che le misure sono più concentrate.
Ma la compattezza deve sempre essere interpretata insieme al livello assoluto.

La lista A possiede un vertice eccezionale, ma molto isolato. La lista B non raggiunge la stessa altezza, ma offre un numero maggiore di atleti vicini alla fascia 2,15-2,20.
Per un U20 da 2,10, la seconda situazione potrebbe offrire più occasioni potenziali di gareggiare con avversari leggermente superiori. Per un atleta già da 2,25, invece, nessuna delle due potrebbe essere sufficiente e diventerebbe necessario cercare con maggiore continuità un ambiente internazionale.
Le liste non ci dicono quante gare siano state effettivamente condivise. Ci consentono però di stimare il vicinato competitivo nazionale: quanti atleti esistevano nelle fasce immediatamente superiori al livello del giovane.
Italia, Europa e mondo: due confronti differenti
Confrontare le stesse posizioni
- primo italiano, europeo e mondiale;
- terzo italiano, europeo e mondiale;
- ottavo italiano, europeo e mondiale;
- decimo italiano, europeo e mondiale.
Questo metodo risponde alla domanda: quanto era distante una determinata fascia delle liste italiane dalla corrispondente fascia internazionale?
Ha però un limite evidente: Italia, Europa e mondo non dispongono dello stesso numero di praticanti. È quindi normale che il decimo atleta mondiale presenti una misura molto superiore al decimo italiano.
Calcolare la graduatoria internazionale delle misure italiane
Il secondo metodo prende le principali misure italiane e verifica quale posizione occupassero:
- nella graduatoria europea;
- nella graduatoria mondiale.
Possiamo quindi stabilire:
- quale graduatoria mondiale occupava il miglior italiano;
- quale graduatoria europea corrispondeva alla misura del terzo italiano;
- dove si collocava l'ottavo italiano;
- quanti italiani entravano nelle prime 50 o 100 posizioni internazionali.
Questo secondo confronto descrive meglio il valore relativo delle misure italiane.
Un primo esempio internazionale: gli assoluti nel 2025

Nel 2025 il vertice maschile italiano è rimasto a sei centimetri dalla migliore misura mondiale e a tre dal vertice europeo.
Nel settore femminile la distanza è stata maggiore: dodici centimetri dal vertice mondiale e dieci da quello europeo.
Questo confronto riguarda però soltanto il primo atleta. Non permette ancora di stabilire se la distanza aumenti o diminuisca scendendo verso la terza, l'ottava e la decima posizione.
L'Italia era relativamente vicina nel vertice, ma lontana nella profondità, oppure la distanza internazionale era simile lungo tutta la lista?
World Athletics mette a disposizione le liste stagionali filtrabili per categoria e area geografica; una volta estratte uniformemente le stesse posizioni per tutte le stagioni selezionate, sarà possibile completare il confronto senza cambiare il disegno dell'indagine.
Che cosa raccontano questi primi dati?
Il migliore non rappresenta da solo il movimento
Il 2,39 del 2016 e il 2,03 femminile del 2007 sono risultati straordinari. Non coincidono però con un innalzamento equivalente dell'intera lista.
In entrambe le stagioni il divario tra vertice e decima posizione è particolarmente ampio.
La decima misura cambia più lentamente
Tra gli uomini la decima posizione passa da 2,14 nel 2006 a 2,17 nel 2025.
Tra le donne rimane quasi sempre compresa tra 1,78 e 1,82.
La profondità presenta quindi oscillazioni più contenute rispetto al vertice.
Essere il miglior giovane può significare cose opposte
Nel 2011 il miglior U20 uomo è già secondo nella graduatoria assoluta. Nel 2025 il leader U20 è sedicesimo ex aequo e otto centimetri sotto la decima posizione.
Nel 2012 la migliore U20 donna guida l'intera lista assoluta. Nel 2016 la leader U20 è dodicesima e tre centimetri sotto la top ten.
L'etichetta "miglior U20 italiano" non descrive quindi un livello competitivo costante.
Il movimento assoluto fa parte dell'ambiente del giovane
Un U20 non gareggia soltanto contro gli U20. Una volta raggiunto un certo livello, può trovare nelle competizioni italiane atleti assoluti capaci di offrirgli riferimenti superiori.
Per questo la misura del decimo assoluto è un indicatore importante.
Un giovane da 2,10 inserito in una lista nella quale il decimo assoluto salta 2,17 vive una situazione diversa da un coetaneo che, con la stessa misura, è già vicino alla top five nazionale.
Quanto è stata alta, allora, l'asticella?
La risposta dipende da quale asticella intendiamo.
Se osserviamo il massimo raggiunto, l'Italia ha avuto stagioni nelle quali il vertice è stato pienamente mondiale.
Se osserviamo la decima posizione, il quadro è molto più stabile: una crescita contenuta nel settore maschile e nessuna tendenza lineare evidente in quello femminile.
Se osserviamo gli U18 e gli U20, troviamo situazioni fortemente dipendenti dalle generazioni. In alcune stagioni il migliore giovane era già uno dei migliori italiani in assoluto. In altre guidava la propria categoria, ma rimaneva ancora lontano dalla top ten nazionale.
Per descrivere il salto in alto italiano non basta quindi chiedere:
Quanto saltava il migliore?
Dobbiamo aggiungere almeno altre quattro domande:
Quanto saltavano quelli immediatamente dietro?
Quanto era compatta la lista?
Quale concorrenza assoluta poteva incontrare un giovane una volta superato il livello dei coetanei?
E quale graduatoria europea e mondiale occupavano le principali misure italiane?
È dall'insieme di queste risposte che emerge l'ambiente competitivo.
Ed è quell'ambiente, più del singolo risultato isolato, a dirci quanto sia stata davvero alta l'asticella in Italia.
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Fonti principali
FIDAL - Graduatorie e liste online
World Athletics - Top lists, salto in alto
IlCoach.net • Analisi salto in alto
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