SuperCecco e il quinto ostacolo

Aug 12, 2026

Immagine di copertina: finale 100hs assoluti. Fonte: pH Grana/Fidal

Agli Assoluti di Firenze il podio dei 100 ostacoli è stato tutto lombardo, ma lì mi è tornato in mente Cecco Angiolieri.

Che, s'i' fosse foco, arderebbe il mondo; se fosse vento lo tempesterebbe; se fosse papa farebbe altre cose poco concilianti.

Ma senza superpoteri, da Cecco qual è, si limiterebbe a tenersi le donne giovani e leggiadre e a lasciare le vecchie e laide agli altri.

Bravo Cecco.

Hai detto una banalità, ma l'hai detta bene.

Se hai il potere di scegliere tutto, scegli quello che ti piace di più. Se no fai quel che puoi.

Se potessi scegliere un'ostacolista, farei più o meno la stessa cosa.

La vorrei forte in partenza, veloce al primo ostacolo, capace di accelerare in mezzo alla gara e ancora veloce fino al traguardo. Possibilmente simpatica, tecnicamente capace e disposta a pagarmi il giusto.

O, già che ci siamo, più del dovuto.

Il problema è che un allenatore fa come Cecco, non come SuperCecco.

Lavora con quello che trova e, soprattutto, con quello che riesce a costruire.

La finale degli Assoluti di Firenze non l'ho analizzata con particolare attenzione.

L'ho vista sulla strada del ritorno, mentre Livia seguiva lo streaming dal sedile del passeggero.

Una gara non fa una regola.

Anzi, a volte è il modo migliore per rinforzare qualche bias che ci portiamo già dietro.

Però una cosa era abbastanza evidente anche ad occhiometro.

L'ordine delle prime tre nei primi ostacoli non era quello che avremmo trovato al traguardo.

Veronica Besana era davanti nella prima parte della gara, con Elena Carraro seconda e molto vicina. Celeste Polzonetti, che alla fine avrebbe vinto, era terza.

Poi l'ordine comincia a cambiare.

Dal quinto ostacolo Besana comincia a perdere un po' di terreno e, negli ultimi tre ostacoli, Polzonetti supera anche Carraro.

La finale degli Assoluti — con record dei Campionati, per chi nota queste cose — è stata vinta dal quinto ostacolo in avanti e dal settimo.

O, dipende da dove la si guarda, è stata persa dal quinto e dal settimo in poi.

Può essere semplicemente la storia di una gara.

Oppure può suggerire una domanda.

Se potessimo davvero costruire l'ostacolista che vogliamo, dove vorremmo che fosse più veloce?

E quale sarebbe il giusto respiro della sua gara?

Una gara non fa una regola.

A dire il vero, nemmeno uno studio la fa.

Uno studio, però, può aiutarci a fare meglio la domanda.

Dalle 12 alle 18: non è la stessa gara

Nel 2026 Kimura e colleghi hanno pubblicato uno studio su 137 prestazioni nei 100 ostacoli femminili comprese tra 12.12 e 18.98.

Quasi sette secondi che, nei 100 ostacoli, sono un'enormità.

Ed è proprio questo il pregio del lavoro.

Non guarda soltanto l'alto livello. Mette insieme prestazioni molto diverse e prova a vedere se, al cambiare del livello, cambia anche il modo in cui viene corsa la gara.

Gli autori hanno cercato di selezionare due gare per ogni decimo di secondo, evitando di utilizzare più volte la stessa atleta, e hanno poi riunito le prestazioni in sette gruppi: 12.xx, 13.xx, 14.xx e così via.

Qui però bisogna fermarsi un attimo.

Perché altrimenti è facile leggere male i numeri.

Il gruppo 12.xx comprende 17 gare e ha un tempo medio di 12.57.

Il gruppo 13.xx comprende 20 gare e ha una media di 13.50.

Il gruppo 15.xx comprende altre 20 gare, con una media di 15.49.

Il 12.57 dello studio, quindi, non corre.

È una media.

E lo stesso vale per i tempi tra gli ostacoli.

Quando nella tabella troviamo 0.96 tra H4 e H5 nel gruppo 12.xx, non stiamo guardando lo split di una gara corsa in 12.57.

Stiamo guardando la media di quel tratto nelle 17 gare che compongono il gruppo.

Lo stesso vale per l'1.04 del gruppo 13.xx: è il valore medio di quel tratto nelle 20 prestazioni di un gruppo che, complessivamente, corre in 13.50.

A quel punto diventa relativamente poco interessante chiedersi se 0.96 sia tanto o poco.

La cosa interessante è un'altra.

Dove si trova l'intervallo minore?

Nel gruppo 12.xx i tempi medi passano da 1.02 tra H1 e H2 a 0.98, 0.97 e infine 0.96 tra H4 e H5.

Nel gruppo 13.xx succede qualcosa di simile: 1.07, 1.06, 1.05, 1.04. Anche H5-H6 vale 1.04 dopo l'arrotondamento.

Il gruppo 14.xx è una specie di terra di mezzo.

Nel gruppo 15.xx, invece, la gara cambia faccia.

L'intervallo minore è già all'inizio: 1.20 tra H1 e H2. H2-H3 vale ancora 1.20, poi arrivano 1.21, 1.21, 1.24 e i tempi cominciano progressivamente ad aumentare.

Questo è il punto.

Le migliori non fanno semplicemente tutto più velocemente.

Quello, grazie SuperCecco, lo sapevamo già.

La forma della gara è diversa.

Nei gruppi migliori il tempo degli intervalli continua a diminuire fino alla zona centrale della gara.

Nel gruppo dei 15 secondi il valore minore è già praticamente all'inizio.

Gli stessi autori descrivono il gruppo dei 14 secondi come una situazione intermedia fra questi due modelli.

Ed è qui che lo studio diventa interessante per chi allena.

Il quinto ostacolo

Non sto dicendo che i primi cinque ostacoli contino meno.

Sarebbe difficile arrivare forte al quinto se nei quattro precedenti hai fatto turismo.

Sto dicendo una cosa diversa.

Forse vale la pena chiedersi quanto avanti nella gara un'ostacolista riesca ancora a costruire velocità.

Perché c'è una differenza tra raggiungere molto presto il proprio intervallo minore e arrivare nella zona del quarto e quinto ostacolo continuando ancora a ridurre i tempi.

Ed è una differenza che, secondo me, riguarda anche il modo in cui si vive la gara.

Quest'anno ho avuto il piacere di condurre qualche seduta di un'ostacolista di livello globale.

Nei primi ostacoli registrava tempi che non avevo mai visto.

Livia è una buona partente ed è molto grintosa. Nei primi spazi questa combinazione le permette di difendersi bene anche nel confronto con atlete molto più forti.

Poi, però, la gara prende un altro respiro.

Ed è probabilmente questa la cosa che Livia dovrà imparare per diventare davvero brava.

Non partire meno forte.

Non essere meno aggressiva.

Ma trovare il giusto respiro della gara.

Perché c'è una differenza tra andare fortissimo al secondo o al terzo ostacolo e sentire, da lì in avanti, che bisogna tenere insieme quello che resta; e arrivare al quarto e al quinto avendo ancora costruito velocità.

Nel secondo caso la sensazione è quasi opposta.

Dal quinto ostacolo in avanti non senti di dover difendere qualcosa.

Ti senti veloce.

Hai costruito velocità prima e adesso, proprio quando gli ostacoli continuano ad arrivare uno dietro l'altro, cominci a sentirla davvero.

Lo studio, naturalmente, questa sensazione non la misura.

Misura però qualcosa che, visto dall'esterno, le assomiglia parecchio: nei gruppi migliori l'intervallo minore arriva più avanti nella gara; nel gruppo dei 15 secondi arriva praticamente all'inizio.

Non dimostra che una cosa provochi l'altra.

Ma rende la domanda interessante.

Il 58 e il 42 per cento

Lo studio offre anche un altro dato curioso.

Gli autori dividono l'intervallo minore in due parti.

Da una parte c'è la corsa tra gli ostacoli.

Dall'altra quella che chiamano hurdle phase: detta in maniera più semplice, la fase che va dall'appoggio precedente allo stacco fino al successivo contatto della gamba guida dopo il superamento dell'ostacolo.

Il rapporto rimane sorprendentemente stabile.

Circa 58% corsa e 42% hurdle phase.

Nel gruppo 12.xx siamo a 58.8 e 41.2%.

  1. Nel 13.xx a 58.6 e 41.4%.

E tra i sette gruppi le differenze in questa proporzione non risultano significative.

Gli autori leggono questo risultato sottolineando il ruolo della capacità di sprint nel distinguere i diversi livelli prestativi.

Può essere.

Qui, però, conviene essere un po' prudenti.

Il 58/42 non dimostra da solo che la differenza sia tutta nella velocità pura.

Ci dice però una cosa interessante: diventare più forti non significa semplicemente far scomparire, in proporzione, l'ostacolo.

Anche le migliori devono continuare a farci i conti.

Solo che lo fanno molto più velocemente.

Prima di trasformare tutto in una legge

A questo punto conviene frenare SuperCecco.

Lo studio è trasversale.

Ha preso atlete che già correvano da 12, 13, 14, 15 secondi e così via e ha confrontato il loro modo di correre la gara.

Non ha preso un gruppo di giovani ostacoliste, insegnato loro il giusto respiro della gara e verificato dieci anni dopo se fossero diventate più forti.

Quindi non dimostra che raggiungere l'intervallo minore attorno al quinto ostacolo sia la strada per costruire un'atleta di alto livello.

Ci sono poi alcuni limiti metodologici.

I dati provengono da video di gare disponibili online, analizzati a 30 fotogrammi al secondo e ripresi con angolazioni non standardizzate. Quando il segnale di partenza non poteva essere ricavato dal video, venivano aggiunti convenzionalmente 0.15 secondi come tempo di reazione. Inoltre non sono stati controllati fattori come condizioni atmosferiche, livello della competizione e corsia.

Cose che talvolta finiscono negli studi invece di restare qui al bar.

Per questo non userei quello 0.96 per decidere che una buona ostacolista debba correre H4-H5 in 0.97 anziché in 0.99.

Non è questo che lo studio sa fare meglio.

Quello che riesce a mostrarci è un pattern.

Nei gruppi migliori l'intervallo minore arriva nella parte centrale della gara.

Nel gruppo dei 15 secondi arriva molto prima.

Il gruppo dei 14 sta in mezzo.

Poi un pattern non è un programma di allenamento.

Ma è un buon posto da cui cominciare a fare domande.

Più l'atleta è forte, più la coperta è grande.

Quando la coperta è corta bisogna decidere se lasciare scoperta la testa o i piedi.

E se lasci scoperti i piedi — gli ultimi ostacoli — secondo me avrai più freddo.

Da allenatore, questo mi interessa.

Perché se devo decidere in quale direzione provare a costruire un'ostacolista, non vorrei costruire soltanto una buona partente.

Vorrei costruire un'atleta che trovi il giusto respiro della gara.

Che arrivi al quinto ostacolo sentendo che la velocità è ancora cresciuta.

E che da lì in avanti abbia quella sensazione che hanno le ostacoliste forti: non quella di dover sopravvivere fino al traguardo, ma quella di essere finalmente velocissime.

Non è una regola.

È uno spunto.

Ed è esattamente a questo che dovrebbe servire uno studio.

Se poi potessimo avere anche quella forte in partenza, tecnicamente brava, velocissima dal quinto in avanti, simpatica e disposta a pagarci più del dovuto, torneremmo finalmente nel mondo di SuperCecco.

Birmingham 2026: dove si costruisce una gara da 100 ostacoli?

Appendice quantitativa a “SuperCecco e il quinto ostacolo”

Elaborazione AI sui Race Analysis ufficiali dei Campionati Europei di Birmingham 2026

Premessa metodologica

Questa nota è un'elaborazione realizzata con intelligenza artificiale a partire dai Race Analysis ufficiali di European Athletics. Sono state analizzate sei gare dei 100 ostacoli femminili: le tre batterie, la semifinale 1, la semifinale 3 e la finale. Il Race Analysis della semifinale 2 non risultava disponibile al momento dell'elaborazione. Sono state considerate 46 prestazioni complete; due DNF delle batterie sono stati esclusi.

Il campione è molto selezionato. Il limite di qualificazione indicato per il campionato era 12.88: non stiamo quindi confrontando atlete di livelli molto diversi, ma ostacoliste già appartenenti a una fascia internazionale elevata. Questo è importante perché riduce la variabilità di livello presente, per esempio, nello studio di Kimura et al. sulle prestazioni comprese tra 12 e 18 secondi. Di conseguenza, i risultati che seguono descrivono soprattutto come si distribuisce la prestazione all'interno di un campionato di alto livello.

Non viene proposta alcuna spiegazione causale. I dati mostrano dove si costruiscono i vantaggi e gli svantaggi in queste sei gare; non spiegano perché. Non sono stati controllati vento, corsia, eventuali contatti con gli ostacoli, stato di forma o strategie individuali. I risultati vanno quindi letti come pattern descrittivi, non come una legge della specialità.

Come è stata divisa la gara

Per evitare di scegliere i settori dopo aver visto i risultati, la parte tra il primo e il decimo ostacolo è stata divisa in tre blocchi regolari da tre intervalli ciascuno: H1-H4, H4-H7 e H7-H10. Sono stati considerati separatamente anche Start-H1 e H10-arrivo.

1. Batterie, semifinali e finale: i valori medi

Turno N Tempo finale Start-H1 H1-H4 H4-H7 H7-H10 H10-arrivo
Batterie 22 13.037 2.490 3.120 3.031 3.126 1.270
Semifinali* 16 13.016 2.474 3.082 3.033 3.134 1.293
Finale 8 12.820 2.446 3.040 2.962 3.099 1.272

*La media delle semifinali comprende soltanto semifinale 1 e semifinale 3. La semifinale 2 è assente perché manca il relativo Race Analysis.

La finale è nettamente più veloce: 12.820 di media contro 13.016 nelle due semifinali disponibili. Il guadagno non è concentrato nella partenza. Rispetto alle semifinali, la finale migliora soprattutto nel blocco centrale H4-H7, mentre H7-H10 resta comunque decisivo nel differenziare le prestazioni all'interno delle singole gare.

2. Dove si trova il ritmo più veloce


Figura 1. Media dei nove intervalli tra ostacoli: tutte le prestazioni, 12 più veloci e 12 più lente.

Sulle 46 prestazioni complete, il tempo medio degli intervalli scende progressivamente da H1-H2 (1.060) fino al minimo di H4-H5 (1.001), poi ricomincia a crescere: H5-H6 1.005, H6-H7 1.014, H7-H8 1.029, H8-H9 1.039, H9-H10 1.056.

Il dato importante è che anche le prestazioni più lente di questo campione raggiungono il loro ritmo migliore nella zona centrale. La differenza rispetto alle migliori non è quindi tanto "dove" raggiungono il massimo, quanto quanto forte è quel massimo e soprattutto quanto riescono a conservarlo dopo.

3. Prestazioni migliori e peggiori

Tratto 12 più veloci 12 più lente Differenza
Tempo finale 12.739 13.257 0.517
Start-H1 2.447 2.492 0.045
H1-H4 3.031 3.145 0.114
H4-H7 2.955 3.092 0.137
H7-H10 3.050 3.212 0.163
H10-arrivo 1.257 1.316 0.059

Le 12 prestazioni più veloci hanno una media di 12.739; le 12 più lente di 13.257. Il divario medio è 0.518 s. La differenza cresce progressivamente lungo la gara: 0.045 s nello Start-H1, 0.114 in H1-H4, 0.137 in H4-H7, 0.162 in H7-H10 e 0.059 da H10 al traguardo.

Il settore che separa maggiormente i due gruppi è quindi H7-H10.

4. Confronto interno a ogni gara: prime 3 contro ultime 3

Figura 2. Quota del divario finale medio tra le prime tre e le ultime tre di ciascuna delle sei gare.

Questo controllo evita che il risultato dipenda semplicemente dal mescolare gare di livello diverso. Il divario medio tra le prime tre e le ultime tre è 0.346 s. Solo il 7.9% nasce prima del primo ostacolo. Il 21.4% si costruisce in H1-H4, il 22.7% in H4-H7 e il 33.1% in H7-H10. Un ulteriore 15.0% si produce da H10 al traguardo.

In altre parole, nella parte H7-H10 si concentra da sola circa un terzo della differenza media tra la parte alta e la parte bassa dell'ordine d'arrivo.

5. Chi vince, dove è davvero il migliore?

Indicatore Vittorie Frequenza
Leader al primo ostacolo 1 su 6 16.7%
Miglior H1-H4 2 su 6 33.3%
Miglior H4-H7 6 su 6 100%
Miglior H7-H10 6 su 6 100%
Miglior H7-traguardo 6 su 6 100%
Miglior H9-traguardo 4 su 6 66.7%
Miglior H10-traguardo 3 su 6 50.0%

Il dato più netto dell'intera elaborazione è questo: in tutte e sei le gare disponibili, l'atleta che vince è anche quella con il miglior H7-H10. Se si estende il settore da H7 al traguardo, il risultato resta 6 su 6.

Il quadro della partenza è opposto: la leader a H1 vince una sola gara su sei. Nelle tre batterie, nessuna delle tre atlete leader a H1 arriverà poi in finale. Nella finale, Marcia Sey è la più veloce a H1 (2.37) ma chiude ottava.

Questo non significa che partire forte sia inutile. Il miglior H1-H4 resta associato a posizioni di vertice e il primo settore contribuisce al risultato. Significa soltanto che, in questo piccolo campione, essere davanti molto presto non è la caratteristica che distingue con maggiore regolarità chi vince.

6. Un controllo sulle stesse atlete

Tratto Variazione media (s)
Tempo finale 0.179
Start-H1 0.011
H1-H4 0.001
H4-H7 0.045
H7-H10 0.079
H10-arrivo 0.043

Per otto atlete disponiamo sia della batteria sia della semifinale 1 o 3. Tutte e otto corrono più lentamente in semifinale, con un peggioramento medio di 0.179 s. Lo Start-H1 peggiora mediamente di appena 0.011 s e H1-H4 di 0.001. La perdita cresce invece in H4-H7 (+0.045), H7-H10 (+0.079) e H10-arrivo (+0.043).

Circa il 93% del peggioramento medio delle stesse otto atlete si colloca quindi da H4 in avanti; il contributo singolo più grande è ancora H7-H10. Anche questo è un dato descrittivo: non consente di attribuire il peggioramento a una causa specifica.

Conclusione: Birmingham e SuperCecco

“SuperCecco e il quinto ostacolo” partiva dall'osservazione che una gara di alto livello non viene necessariamente decisa nei primissimi ostacoli e che la capacità di continuare a costruire e poi difendere la velocità nella seconda parte può essere particolarmente discriminante.

Birmingham, per quanto possa valere l'analisi di sei sole gare e con una semifinale mancante, va nella stessa direzione. In un gruppo già fortemente selezionato, il punto di massima velocità è simile tra prestazioni migliori e peggiori; ciò che cambia di più è la capacità di mantenere quella velocità nella seconda metà.

La formulazione più prudente è: in queste sei gare del Campionato Europeo, H7-H10 è il settore che discrimina maggiormente le posizioni finali e il vincitore possiede il miglior H7-H10 in 6 gare su 6.

La formulazione più evocativa, coerente con SuperCecco, è: a Birmingham, la gara si è vinta dal settimo ostacolo.

Nota sui limiti

Questa elaborazione non è uno studio scientifico e non deve essere presentata come tale. È un'analisi secondaria di dati ufficiali di gara. Il numero di gare è ridotto, alcune atlete compaiono in più turni, la semifinale 2 manca e non sono state modellate variabili contestuali. La forza del dato sta nella sua coerenza descrittiva; il suo limite sta nella generalizzabilità.


Riferimento

Kimura, K., Sato, K., Miyauchi, I., Hase, S., Kakehata, G., Goto, Y., & Iso, S. (2026). Temporal characteristics of 100-m hurdles performance based on race analysis–ranging 12–18 s. Scientific Journal of Sport and Performance, 5(2), 347-354.

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