Velocità e ritmo nella rincorsa del salto in alto: correre più forte non basta

Aug 18, 2026
salto in alto Tamberi rincorsa velocità

Immagine di copertina tratta da Europei Birmingham | 4. giornata (ph. Grana/Fidal)


Una vecchia finale di Birmingham, un report biomeccanico World Athletics e una domanda ancora attuale: non conta soltanto quanto veloce arriva un saltatore, ma anche come costruisce quella velocità.

Nel salto in alto la velocità della rincorsa conta.

È abbastanza intuitivo: per saltare in alto bisogna arrivare allo stacco con una quantità di energia che possa essere trasformata in velocità verticale.

Ma correre più forte non significa necessariamente saltare più in alto.

Il problema diventa più interessante quando alla velocità affianchiamo un'altra variabile: il ritmo della rincorsa.

Le due cose sono collegate, ma non sono la stessa cosa.

Per provare a capirlo torniamo a Birmingham. Non alla Birmingham degli Europei 2026, ma a quella dei Mondiali indoor del 2018.

In quell'occasione un gruppo di ricercatori della Leeds Beckett University realizzò per la IAAF — oggi World Athletics — un ampio report biomeccanico sulla finale maschile del salto in alto. Il documento, pubblicato nel 2019, analizza nel dettaglio la rincorsa, lo stacco e il superamento dell'asticella dei finalisti.

È una vecchia gara, quindi. Ma i dati permettono ancora oggi di ragionare su una distinzione che nella pratica dell'allenamento non è sempre così scontata.

Velocità e ritmo non sono sinonimi

Possiamo semplificare così:

La velocità ci dice quanto velocemente si muove l'atleta; il ritmo ci dice come organizza nel tempo gli appoggi attraverso i quali costruisce quella velocità.

Per descrivere una rincorsa, quindi, conoscere soltanto i metri al secondo non basta.

Bisogna osservare anche cosa succede tra un appoggio e l'altro: tempi di contatto, tempi di volo, lunghezza dei passi e loro variazione.

Non è soltanto una distinzione terminologica.

Nel report biomeccanico dei Mondiali indoor di Birmingham 2018, gli autori spiegano che le condizioni dello stacco dipendono proprio dalle caratteristiche degli ultimi passi della rincorsa. Per questo vengono analizzati separatamente tempi di appoggio e di volo, lunghezza dei passi, traiettoria, angolo della rincorsa e velocità orizzontale e verticale.

La velocità è quindi una parte della rincorsa. Non è la rincorsa.

Il più veloce non ha vinto

I dati di quella finale offrono un esempio interessante.

Tra i finalisti del salto in alto maschile, le velocità orizzontali al momento dell'ultimo touchdown andavano da 7,33 a 8,22 m/s.

Il più veloce era Mateusz Przybylko, con 8,22 m/s.

Il vincitore, Danil Lysenko, arrivava invece a 7,37 m/s.

Naturalmente questo non significa che la velocità sia poco importante.

Significa che deve essere utilizzabile.

Gli stessi autori, nelle conclusioni del commento tecnico, sottolineano infatti come i saltatori più efficaci fossero maggiormente capaci di utilizzare la velocità orizzontale finale e trasformarla in velocità verticale. Lysenko e Barshim, in particolare, mostrarono un'elevata capacità di trasferimento.

La domanda per l'allenatore, allora, cambia.

Non soltanto: quanto è veloce il mio atleta?

Ma: che cosa succede alla sua rincorsa quando diventa più veloce?

Il ritmo degli ultimi passi

È qui che entra in gioco il ritmo.

Nel report vengono misurati i tempi di contatto degli ultimi quattro appoggi e i tempi di volo degli ultimi tre passi.

Un elemento accomuna tutti i finalisti: il tempo di volo più breve si verifica tra il penultimo e l'ultimo appoggio, con valori compresi tra 0,04 e 0,07 secondi.

Ma questo non significa che tutti utilizzino la stessa struttura.

Negli ultimi tre passi gli autori individuano infatti pattern differenti: un atleta accorcia progressivamente, sei mostrano una sequenza corto-lungo-corto e tre una sequenza corto-lungo-più lungo.

È un dato importante.

Perché parlare di ritmo non significa cercare necessariamente un ritmo ideale valido per tutti.

Significa cercare di capire come il singolo atleta organizza la parte finale della rincorsa e se quell'organizzazione gli permette di arrivare allo stacco nelle condizioni desiderate.

Lo stesso atleta può cambiare ritmo

Ancora più interessante è il confronto che il report propone tra Lysenko ai Mondiali di Londra 2017 e a Birmingham 2018.

La sua rincorsa viene descritta come caratterizzata da una progressiva riduzione della lunghezza dei passi e da un aumento del ritmo.

A Birmingham la velocità finale era maggiore rispetto a Londra, ma gli autori rilevarono anche un aumento misurabile del ritmo e una diminuzione dei tempi di volo negli ultimi tre passi.

Velocità e ritmo si modificano insieme, quindi, ma possono essere osservati separatamente.

Ed è proprio questa distinzione che può diventare utile nella pratica.

Se un atleta corre più forte ma modifica eccessivamente la durata degli appoggi, allunga un passo, cambia la curva o arriva allo stacco in una posizione differente, il problema non può essere descritto semplicemente dicendo che "è arrivato troppo veloce".

Bisogna capire come è arrivato a quella velocità.

Misurare senza trasformare l'allenamento in un laboratorio

È uno dei temi al centro del lavoro di Silvano Chesani.

Nella sua analisi del salto in alto utilizza dati relativi a tempi di contatto e di volo, lunghezza dei passi, velocità e traiettoria della rincorsa, mettendoli in relazione con ciò che osserva tecnicamente sul campo.

L'obiettivo non è sostituire l'occhio dell'allenatore.

È aggiungere informazioni.

Come sottolinea Chesani, i numeri possono aiutare a identificare dettagli difficili da cogliere a occhio nudo, confrontare i salti nel tempo e costruire uno storico dell'atleta.

E per iniziare non è necessariamente necessario disporre di un laboratorio biomeccanico: nella propria pratica Chesani mostra anche analisi effettuate attraverso video ad alta frequenza, Kinovea e successiva elaborazione dei dati.

Il punto non è raccogliere tutto ciò che è possibile misurare.

È capire che cosa vale la pena misurare per rispondere a una domanda tecnica.

Correre forte. Ma soprattutto arrivarci bene.

Forse velocità e ritmo possono essere riassunti così.

La velocità racconta quanto forte arriva l'atleta.

Il ritmo racconta come ci arriva.

E nel salto in alto le due informazioni diventano davvero interessanti quando vengono lette insieme alla traiettoria della rincorsa, alla posizione del corpo e a ciò che succede negli ultimi appoggi.

Non esiste necessariamente un numero da copiare o una sequenza valida per tutti.

Gli stessi autori del report di Birmingham ricordano che i tre medagliati utilizzavano soluzioni tecniche molto differenti e che uno dei compiti dell'allenatore è proprio individuare la tecnica più adatta alle caratteristiche del proprio atleta.

26 AGOSTO 2026 — WEBINAR ILCOACH

Silvano Chesani approfondirà questi temi nel webinar IlCoach dedicato al salto in alto, mostrando come analizza rincorsa e tecnica, quali dati utilizza e soprattutto come prova a trasformarli in informazioni utili per il lavoro quotidiano dell'allenatore.

Webinar Silvano Chesani - 26 agosto

Perché misurare può essere relativamente semplice.

La parte difficile — e interessante — è capire che cosa ci stanno dicendo quei numeri.

Riferimenti

Nicholson G., Bennett T.D., Bissas A., Merlino S. (2019). Biomechanical Report for the IAAF World Indoor Championships 2018: High Jump Men. Birmingham, UK: International Association of Athletics Federations (oggi World Athletics).

Chesani S. Materiale e trascrizione della presentazione sull'uso della tecnologia nell'analisi tecnica del salto in alto, utilizzati come base per la parte applicativa dell'articolo.

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