Il prezzo della prestazione: rischi delle scarpe chiodate nei giovani atleti
Aug 14, 2026Nasce TrackSpikes
ilCoach Academy collabora con Alessandro Bacci su più fronti. Prima l'analisi del medagliere per brand ai Mondiali Indoor 2026, poi l'approfondimento su scarpe con piastra in carbonio tra prestazione e salute, infine il suo contributo allo Speed Festival 2025, dove il tema calzature ha occupato uno spazio proprio.
Da lì la richiesta: trasformare quegli episodi in una rubrica stabile. Nasce così TrackSpikes — nome che Bacci usa da anni per il suo blog personale sulle calzature da atletica — lo spazio di ilCoach Academy dedicato a un tema che ogni allenatore incontra ma quasi nessuno affronta con metodo: la scarpa.
Chiodate, piastre in carbonio, drop, schiume, geometrie di spinta. Negli ultimi anni la scarpa è diventata una delle variabili più discusse della prestazione, ma anche una delle meno comprese: si sceglie per abitudine, per marca o per imitazione, raramente sulla base di ciò che dice la letteratura scientifica. Ogni appuntamento affronterà un aspetto specifico: tecnologia, biomeccanica, salute dell'atleta e criteri pratici di scelta.
Trazione perfetta, reattività immediata e tempi record: la scarpa chiodata è uno dei simboli per eccellenza dell'atletica leggera. Tuttavia, il connubio tra le nuove tecnologie calzaturiere, la ricerca esasperata della prestazione e l'impiego precoce nei giovanissimi sta portando alla luce un conto salato: un aumento vertiginoso degli infortuni da sovraccarico funzionale. Dati scientifici e analisi biomeccaniche dimostrano perché l'abuso delle spikes può compromettere la crescita e la carriera dei runner di domani.
Perché le scarpe chiodate sono diverse (e più rischiose per i giovani)
Nelle categorie giovanili dell'atletica leggera, il passaggio dalla scarpa da allenamento tradizionale alla calzatura specialistica viene spesso vissuto come un rito di passaggio, il momento simbolico in cui si compie il salto di qualità verso l'agonismo "vero". Pensate per ottimizzare la resa biomeccanica e annullare ogni dispersione energetica nell'impatto con il manto sintetico, queste scarpe sono concepite con un solo obiettivo: massimizzare la prestazione.
Tuttavia, dietro i decimi di secondo guadagnati sul cronometro o i centimetri saltati, si cela un'equazione biomeccanica complessa. Quando questa calzatura viene introdotta senza un'adeguata maturazione strutturale o utilizzata con volumi eccessivi, il prezzo da pagare si traduce in una catena di microtraumi che interessano l'intero apparato locomotore dell'atleta in fase di accrescimento.
Lo studio scandinavo: quando i dati confermano i sospetti
L'allarme, da tempo ventilato da preparatori e fisioterapisti, trova una rigorosa conferma empirica nei dati pubblicati sul Journal of Science and Medicine in Sport da un team di ricerca svedese (Ek et al.). Gli studiosi hanno condotto un'indagine prospettica durata un'intera stagione (52 settimane) su un campione selezionato di giovani atleti di età compresa tra i 12 e i 15 anni — una fascia anagrafica cruciale per lo sviluppo osseo e muscolo-scheletrico. I ricercatori hanno tracciato con precisione l'esposizione agli allenamenti, le tipologie di calzature utilizzate e l'insorgenza di qualsiasi sintomatologia dolorosa o infortunio.
I risultati finali hanno tracciato un quadro epidemiologico netto:
- Un'incidenza elevata: oltre la metà degli atleti monitorati (53%) ha subito almeno un nuovo infortunio nel corso dell'anno di osservazione, con una percentuale di incidenza significativamente più elevata tra le atlete di sesso femminile.
- Dominanza del sovraccarico: ben il 91% della totalità degli infortuni registrati è risultato di natura non traumatica. Non si è trattato, cioè, di cadute, storte accidentali o impatti diretti, bensì di patologie da sovraccarico funzionale (overuse injuries), ovvero lesioni provocate dal ripetersi di microtraumi che superano la capacità di rigenerazione dei tessuti.
- Localizzazione anatomica: l'85% di tali lesioni si è concentrato negli arti inferiori, interessando in particolar modo il piede, la caviglia, il complesso del polpaccio e la regione del ginocchio.
- L'effetto moltiplicatore della chiodata: l'analisi di regressione dei dati ha dimostrato una correlazione diretta e statisticamente forte tra l'uso frequente delle scarpe chiodate e l'aumento dell'incidenza delle patologie muscolo-scheletriche. Nello specifico, l'interazione tra l'elevato utilizzo delle chiodate e alti volumi d'allenamento ha mostrato un incremento del rischio d'infortunio fino a sei volte superiore rispetto ai coetanei che svolgevano sedute con calzature ammortizzate e volumi controllati.
Un dato di notevole interesse emerso dallo studio è la spiccata frequenza di lesioni a carico del muscolo quadricipite femorale e dell'apparato estensore del ginocchio, a riprova del fatto che la variazione dell'appoggio causata dalla chiodata non sollecita soltanto il piede, ma altera la distribuzione dei carichi lungo l'intera catena cinetica.
Come funzionano le scarpe chiodate (e perché sono diverse da quelle da allenamento)
Per comprendere i motivi scientifici di questa epidemia di microtraumi è necessario analizzare la struttura stessa delle track spikes. Come evidenziano gli esperti in podiatria sportiva del CSSM (Center for Sports Medicine and Musculoskeletal Health), la scarpa chiodata si colloca all'estremo opposto rispetto ai concetti di protezione e ammortizzazione.
- Elementi votati alla propulsione: La piastra rigida della suola è progettata per trasferire tutta la forza impressa al suolo senza dispersioni energetiche, ma scarica sul corpo dell'atleta l'intero impatto della falcata.
- Differenziale "heel-to-toe" nullo o negativo: A differenza delle normali calzature da corsa (che presentano un tacco rialzato per proteggere le strutture posteriori), la scarpa chiodata è priva di tacco o presenta persino un "drop negativo".
- Piattaforma di spinta estremamente rigida: Per garantire la massima trazione, la scarpa forza il podista ad avanzare l'appoggio esclusivamente sull'avampiede (forefoot strike).
La vulnerabilità dello scheletro in accrescimento: il vero problema
Se un atleta adulto ben formato possiede una struttura tendinea rigida e una densità ossea in grado di tollerare (almeno parzialmente) questi stress, il discorso cambia radicalmente per un adolescente tra i 12 e i 16 anni. Durante la pubertà si verificano i cosiddetti scatti di crescita (growth spurts): le ossa lunghe si allungano a ritmi elevatissimi, mentre i muscoli e i tendini faticano ad adattarsi con la stessa velocità, rimanendo in uno stato di costante tensione anatomica. Inserire una calzatura priva di ammortizzazione e ad alta leva meccanica in questo delicato contesto biologico crea la tempesta perfetta per l'insorgenza di patologie specifiche.
Le patologie più frequenti nei giovani che abusano di spikes:
- Osteocondrosi da trazione (Malattia di Sever e Osgood-Schlatter): i nuclei di accrescimento osseo non sono ancora completamente ossificati. La trazione violenta e continua esercitata dal tendine d'Achille sul calcagno (Sever) o dal tendine rotuleo sulla tibia (Osgood-Schlatter) — esasperata dall'uso delle chiodate — causa microfratture, infiammazione acuta e forte dolore locale.
- Fratture da stress: la capacità dell'osso di autoripararsi viene superata dalla frequenza dei microtraumi non ammortizzati. In assenza di un'adeguata attenuazione dell'impatto, la tibia, il navicolare e i metatarsi sviluppano incrinature strutturali che richiedono mesi di stop forzato.
- Tendinopatie achillee ed entesiti: l'eccessivo lavoro in allungamento forzato genera micro-lacerazioni nella compagine fibrosa del tendine d'Achille, portando a stati infiammatori cronici difficili da debellare.
- Sindrome da stress mediale della tibia: il continuo lavoro della muscolatura attivata dall'avampiede rigido traziona il periostio tibiale, provocando periostiti molto dolorose e invalidanti.
Come introdurre le scarpe chiodate in sicurezza: linee guida per allenatori e genitori
La risposta a questa problematica non deve essere il proibizionismo. La scarpa chiodata rimane uno strumento indispensabile per l'atletica di alto livello. Tuttavia, come sottolineano sia gli autori dello studio svedese sia i podiatri del CSSM, occorre passare da un approccio improvvisato a una rigorosa gestione del carico d'allenamento — lo stesso principio alla base della dose minima efficace e della progressione del volume.
La regola del progresso graduale (cardine della prevenzione)
Non si deve mai passare istantaneamente dalle scarpe da ginnastica tradizionali alle chiodate per l'intero allenamento. La transizione deve durare diversi mesi:
- Fase 1: utilizzo delle chiodate esclusivamente negli ultimi 10-15 minuti della seduta per brevi allunghi (50-80 metri).
- Fase 2: introduzione delle chiodate soltanto per le serie ad altissima intensità o prove tempi relative alle specificità di gara.
- Fase 3: mantenimento delle scarpe ammortizzate per tutto il riscaldamento, il defaticamento e la maggior parte delle ripetute di quantità.
Scegliere la calzatura adeguata all'età: la vera discriminante
Nei primi anni di attività agonistica (categorie Ragazzi e Cadetti), è altamente raccomandato evitare le chiodate "estreme" da sprint puro, caratterizzate da piastre rigide in carbonio a tutta lunghezza e zero ammortizzazione. È preferibile optare per:
- Chiodate da mezzofondo o polivalenti: dotate di un leggero strato di schiuma EVA sotto il tallone che garantisce un minimo di protezione.
- Scarpe "Fly-up" o da gara senza chiodi: calzature leggere ma dotate di battistrada performante in gomma, perfette per abituare il piede senza impattare le articolazioni.
Il rinforzo muscolare: la vera armatura
La scarpa chiodata non fa che amplificare la forza applicata: se la struttura sottostante è debole, il sistema cede. È lo stesso meccanismo che regola la connessione tra anca e piede nello sprint: la forza serve a poco se la catena che la trasmette non regge. È fondamentale integrare nella routine settimanale dei giovani atleti:
- Esercizi di rinforzo per i muscoli intrinseci del piede
- Esercizi di lavoro eccentrico per il complesso gastrocnemio-soleo
- Lavoro sulla stabilità della caviglia
- Miglioramento della propriocezione per tollerare meglio i carichi di spinta
Ascolto dei segnali d'allarme: niente è "normale"
Nell'atleta in fase di sviluppo, il dolore non è quasi mai un semplice "fastidio di adattamento" da ignorare. Qualsiasi dolore localizzato al tallone, lungo la cresta tibiale o sul tendine d'Achille che persista a riposo o si ripresenti all'inizio di ogni seduta deve essere valutato tempestivamente. Intervenire ai primi sintomi consente di modulare i carichi ed evitare che un'infiammazione reversibile si trasformi in uno stop forzato di diversi mesi.
Conclusioni: la tecnologia al servizio della salute
La tecnologia al servizio dello sport rappresenta una risorsa straordinaria per superare i limiti umani, ma deve essere introdotta con consapevolezza biologica. Preservare la salute muscolo-scheletrica dei giovani corridori significa comprendere che la maturazione anatomica ha i suoi tempi, che nessuna scarpa rigida può sostituire una catena muscolare ben allenata e che la continuità negli anni è l'unico vero segreto per costruire gli atleti del futuro.
Riferimenti bibliografici
- Training in spikes and number of training hours correlate to injury incidence in youth athletics (track and field): A prospective 52-week study. Journal of Science and Medicine in Sport. Ek et al. Leggi lo studio
- Running spikes: A podiatrist's guide on fit and injury risks. Center for Sports Medicine and Musculoskeletal Health. Leggi l'articolo
L'autore

Alessandro Bacci
Curatore della rubrica TrackSpikes
Allenatore FIDAL di secondo livello per il settore velocità e ostacoli, è responsabile del settore ostacoli assoluto e vice allenatore della velocità assoluta all'Atletica Livorno 1950, oltre che responsabile di velocità e ostacoli per la categoria U16. Dal 2024 collabora con il settore tecnico regionale FIDAL Toscana per la velocità.
Sul piano accademico è docente di attività ginniche e atletica leggera all'Accademia Navale di Livorno e docente a contratto all'Università di Pisa, dove insegna nel Master in Preparazione Atletica nel Calcio per i Settori Giovanili e nel Corso di Laurea in Scienze Motorie. Laurea magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport a Firenze con 110/110 e lode, laurea triennale in Scienze Motorie a Pisa e Master di primo livello in teoria e tecniche della preparazione atletica nel calcio.
Ha completato i corsi ALTIS "Coaching the Short Sprint" (2023) e "Coaching the Sprint Hurdles" (2024).
Sul tema delle calzature da atletica scrive da anni: cura il blog TrackSpikes — Dai sogni alla pista e ha firmato approfondimenti per MONDO, azienda italiana leader mondiale nelle piste e attrezzature per l'atletica. Per ilCoach.net ha già pubblicato analisi su scarpe con piastra in carbonio e sulle tendenze dell'industria calzaturiera ai grandi eventi internazionali.
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