Quando tutti sanno passare un ostacolo, forse il problema non è più l'ostacolo
Sep 17, 2026
Gli ostacoli non esistono.
È una provocazione, ovviamente. Per chi inizia a fare 110 o 100 ostacoli, gli ostacoli esistono eccome: sono alti, vicini ( o lontani), interrompono la corsa, ti costringono a imparare un gesto che non è naturale.
All'inizio si sbaglia tutto: attacchi troppo vicino, troppo lontano, resti in aria troppo a lungo, perdi velocità, perdi ritmo.
Poi si impara.
Ed è qui che nasce il primo fraintendimento.
Per anni ho creduto che il cuore del lavoro tecnico fosse uno: ridurre il tempo di valicamento dell'ostacolo.
E in parte è vero. Un atleta giovane, se è ricettivo, può diventare in pochi mesi un ostacolista tecnicamente "accettabile". Non un campione, ma qualcuno che non perde più la gara sull'ostacolo.
Credo di essere un tecnico capace in questo senso.
Livia, ad esempio, in poco tempo è arrivata a tempi di valicamento già solidi. E molte delle ragazze che hanno lavorato a Brescia hanno dimostrato e dimostrano la stessa cosa. Mariasole, per esempio, è una junior allenata da una mia ex atleta e, a mio parere, è un'atleta che sa come si passa un ostacolo.
Quindi non è un articolo contro la tecnica.
È esattamente il contrario, ma è un articolo che nasce da una domanda diversa.
Quando tutti sono bravi, cosa stiamo davvero guardando?
Uno studio di Turner et al. (2025), pubblicato su Sports Medicine, mi ha costretto a cambiare prospettiva.
Non è uno studio sperimentale. È una systematic review: analizza la letteratura scientifica su sprint, ostacoli e salti, selezionando 44 studi su atleti di alto livello.
Ma il punto interessante non è questo.
Il punto è come definiscono "élite".
Per evitare ambiguità, gli autori usano soglie precise:
- 13.48 nei 110 hs uomini
- 13.00 nei 100 hs donne
Parliamo quindi di atleti già di livello internazionale dal livello buono fino a quello molto elevato.
E la domanda dello studio non è:
"Come si diventa élite?"
Ma:
"Cosa distingue un medagliato da un non medagliato?"
Non guarda quindi soltanto come si entra nel gioco, ma erca di capire cosa distingue chi, a quel livello, arriva sul podio.
Medagliati e non medagliati: la differenza c'è... ma non dove pensavamo
Il campione utilizzabile per questo confronto è piccolo, ma estremamente selezionato:
- 26 uomini (10 medagliati, 16 non medagliati)
- 25 donne (10 medagliate, 15 non medagliate)
E il primo dato è chiaro e molto prevedibile: i medagliati vanno più forte.
- Uomini: 13.09 vs 13.40
- Donne: 12.53 vs 12.76
Differenze nette. Importanti.
Ma la domanda vera è un'altra:
Dove si costruiscono questi centesimi?
Il dato che cambia tutto: il tempo sopra l'ostacolo
Se la capacità di ridurre il tempo di valicamento fosse ancora il fattore capace di distinguere i migliori tra gli atleti élite, dovremmo vedere una differenza abbastanza chiara tra medagliati e non medagliati.
E invece se guardiamo i dati scopriamo che non è così.
Tempo di valicamento dell'ostacolo — secondi
| Ostacolo | Uomini medagliati | Uomini non medagliati | Donne medagliate | Donne non medagliate |
|---|---|---|---|---|
| H1 | 0.34 | 0.34 | 0.32 | 0.31 |
| H2 | 0.34 | 0.35 | 0.31 | 0.30 |
| H3 | 0.33 | 0.33 | 0.31 | 0.31 |
| H4 | 0.33 | 0.34 | 0.30 | 0.29 |
| H5 | 0.33 | 0.33 | 0.31 | 0.30 |
| H6 | 0.33 | 0.34 | 0.31 | 0.30 |
| H7 | 0.33 | 0.34 | 0.29 | 0.30 |
| H8 | 0.35 | 0.34 | 0.30 | 0.30 |
| H9 | 0.34 | 0.34 | 0.32 | 0.31 |
| H10 | 0.34 | 0.35 | 0.32 | 0.32 |
Valori medi riportati nella Tabella 7 di Turner et al. (2025). I gruppi disponibili per ciascuna variabile non coincidono necessariamente con l'intero campione complessivo della review.
La tabella è quasi sorprendente.
Negli uomini i valori oscillano sostanzialmente fra 0.33 e 0.35 secondi in entrambi i gruppi. Nelle donne siamo generalmente fra 0.29 e 0.32 secondi.
Ma soprattutto non compare una direzione sistematica. A volte il medagliato è un centesimo più veloce. A volte è uguale. A volte, nelle donne, sono addirittura le non medagliate ad avere un valore medio leggermente più basso.
Turner sintetizza infatti che negli uomini il clearance time è simile fra i due gruppi a tutti gli ostacoli, con la sola eccezione del sesto, mentre nelle donne i tempi risultano simili lungo l'intera gara.
Non significa che "passare più lentamente sia meglio".
A quel livello, il tempo sopra l'ostacolo sembra aver perso gran parte della propria capacità di discriminare medagliati e non medagliati.
La saturazione della variabile
Questo è il punto chiave.
Chiamiamolo così: saturazione della variabile.
Una variabile può essere decisiva quando un atleta è in costruzione e perdere progressivamente potere discriminante quando tutti arrivano a livelli molto alti.
Da giovane: migliorare il valicamento = migliorare la prestazione.
Da élite: migliorare ancora il valicamento ≠ necessariamente avvicinarsi alla medaglia.
Il sistema si satura.
Questo non rende la variabile inutile. Significa che il problema che quella variabile permetteva di risolvere potrebbe essere stato, almeno in larga parte, già risolto.
E la differenza si sposta altrove.
Dove si costruisce allora la differenza?
Guardiamo adesso non più il solo tempo trascorso sopra la barriera, ma il tempo delle hurdle units.
Tempo delle unità tra gli ostacoli — secondi
| Unità | Uomini medagliati | Uomini non medagliati | Donne medagliate | Donne non medagliate |
|---|---|---|---|---|
| H1–H2 | 1.04 | 1.06 | 1.02 | 1.01 |
| H2–H3 | 1.00 | 1.02 | 0.98 | 1.00 |
| H3–H4 | 1.00 | 1.02 | 0.97 | 0.98 |
| H4–H5 | 1.00 | 1.02 | 0.98 | 0.98 |
| H5–H6 | 1.01 | 1.04 | 0.97 | 0.98 |
| H6–H7 | 1.01 | 1.03 | 0.97 | 0.99 |
| H7–H8 | 1.03 | 1.05 | 0.98 | 1.01 |
| H8–H9 | 1.04 | 1.06 | 0.99 | 1.03 |
| H9–H10 | 1.04 | 1.09 | 1.02 | 1.05 |
| H10–arrivo | 1.36 | 1.41 | 1.10 | 1.14 |
Valori medi riportati nella Tabella 7 di Turner et al. (2025). Le differenze calcolate dagli autori sui valori originali non arrotondati possono differire di un centesimo rispetto alla semplice sottrazione dei valori mostrati.
Qui il quadro cambia.
Negli uomini le differenze si ampliano in alcune unità della seconda metà della gara e raggiungono il massimo tra H9 e H10. Nelle donne la separazione diventa particolarmente evidente nelle ultime unità e anche nel tratto dall'ultimo ostacolo al traguardo.
C'è un dettaglio interessante: nelle donne la prima unità H1–H2 è addirittura leggermente più veloce nelle non medagliate. Ancora una volta, quindi, non abbiamo una regola meccanica del tipo "il medagliato è migliore in ogni segmento".
La separazione tende a diventare più evidente man mano che la gara procede.
Se guardiamo non soltanto il tempo delle unità ma anche la loro velocità, il fenomeno diventa ancora più chiaro.
Nelle donne:
- H6–H7: 8.76 vs 8.54 m/s
- H8–H9: 8.55 vs 8.29 m/s
- H9–H10: 8.37 vs 8.08 m/s
- H10–arrivo: 8.50 vs 8.16 m/s
Negli uomini:
- H9–H10: 8.76 vs 8.44 m/s
- H10–arrivo: 9.42 vs 9.09 m/s
La differenza non sembra quindi costruirsi principalmente nel tempo trascorso sopra l'ostacolo.
Si costruisce molto di più nella capacità di correre velocemente all'interno dell'intero sistema della gara.
Il vero cambio di prospettiva
A questo punto la domanda cambia.
Non è più soltanto:
"Quanto sei veloce sopra l'ostacolo?"
Ma:
"Quanto l'ostacolo ti rallenta?"
E forse ancora meglio:
"Quanta velocità riesci a conservare mentre continui a superare gli ostacoli?"
Il miglior ostacolista non è necessariamente quello con il clearance time più basso, ma quello per cui l'ostacolo pesa meno sulla corsa.
Questo non significa separare artificialmente tecnica e velocità. Probabilmente significa esattamente il contrario.
La buona tecnica è quella che permette alla velocità di sopravvivere all'ostacolo.
Allenare l'ostacolo o allenare la velocità?
Qui nasce il punto più delicato.
Strumenti come Optojump sono fondamentali. Ma la loro utilità cambia a seconda del livello dell'atleta.
Con un Allievo o uno Junior, il tempo di valicamento può essere una vera variabile di sviluppo. Ci può dire se stiamo costruendo un ostacolista.
Con un atleta élite può diventare soprattutto una variabile di controllo. Ci dice se una qualità già acquisita è stabile, se cambia, se emergono problemi.
Misurare una variabile non significa necessariamente che quella sia la variabile sulla quale si vincono le gare.
Il problema non è lo strumento. È la domanda che gli facciamo.
Forse abbiamo già risolto metà del problema
Nel contesto italiano, la sensazione è che alcuni atleti siano oggi tecnicamente solidi.
E questo è un successo.
Negli ultimi anni anche il settore tecnico nazionale ha dedicato molta attenzione alla qualità del valicamento e alla sua misurazione.
Probabilmente è stato utile.
Ma proprio il successo di questo lavoro dovrebbe autorizzarci a fare la domanda successiva:
Stiamo ancora cercando di risolvere un problema che, al livello élite, potrebbe essere già in buona parte risolto?
Non significa smettere di lavorare sulla tecnica. Significa chiedersi quale sia il collo di bottiglia successivo.
Perché non si tratta più soltanto di produrre atleti internazionali. Se l'obiettivo è l'alta prestazione, dobbiamo domandarci quali variabili separino gli atleti internazionali dai medagliati.
Formare un ostacolista non è formare un medagliato
Questo è il punto finale.
Nella formazione: la tecnica è centrale.
Nell'élite: la tecnica è una condizione necessaria, ma non sufficiente.
La tecnica può essere determinante per diventare ostacolisti e, nello stesso tempo, non essere più la variabile discriminante per diventare medagliati.
È questo che intendo per saturazione della variabile.
A un certo punto, tutti sanno passare l'ostacolo.
E quando succede questo, bisogna capire dove si è spostato il problema.
Conclusione
Turner non dice che la tecnica non serve.
E lo studio, correttamente, è molto prudente: le caratteristiche individuate non permettono ancora di distinguere in maniera affidabile e definitiva chi vincerà una medaglia.
Ma i dati dei 100/110 ostacoli ci dicono qualcosa che vale la pena discutere.
Tra atleti élite, il tempo di valicamento appare estremamente simile fra medagliati e non medagliati.
Le differenze diventano invece più evidenti nel tempo e nella velocità delle hurdle units, soprattutto verso la parte finale della gara.
E allora forse la domanda giusta non è più:
"Come passo ancora meglio l'ostacolo?"
Ma:
"Come corro così forte che l'ostacolo smette di esistere?"
Forse il bravo ostacolista è quello che supera bene gli ostacoli.
Il medagliato è quello che, mentre corre, ci fa dimenticare che ci siano.
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Turner KJ et al. (2025). Can Current Metrics Characterise or Differentiate Between Elite Track and Field Athletes Within the Sprints, Hurdles, High Jump, Long Jump and Triple Jump? A Systematic Review. Sports Medicine. PubMed
Per approfondire
- SuperCecco e il quinto ostacolo — dove si vince davvero una gara di 100 ostacoli, tra Assoluti di Firenze e lo studio di Kimura et al. sul ritmo di gara.
- Ostacoli: occhio, metro e cronometro! — le tabelle di riferimento per i parziali al touchdown nei 100, 110 e 400 ostacoli.
- L'approccio Constraints-Led negli Ostacoli — come costruire in allenamento il ritmo e la struttura del passo, invece di limitarsi a correggere il valicamento.
- Women's 100m Hurdles – 2017 IAAF World Championships Biomechanical Report — report biomeccanico ufficiale World Athletics.
- Men's 110m Hurdles – 2017 IAAF World Championships Biomechanical Report — report biomeccanico ufficiale World Athletics.
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