SPLIT #002. 400 metri: dal record del mondo agli split dei Campionati Internazionali 2026

Record del mondo, Mondiali U20, Campionati USA ed Europei: quattro contesti diversi per osservare come cambia la velocità durante un giro di pista.
I 400 metri maschili durano poco più di 40 secondi, ma dentro quel tempo la velocità cambia continuamente.
Il tempo finale ci dice in estrema sintesi chi è stato più veloce, mentre l'analisi degli split ci permette di vedere come quella prestazione è stata costruita.
In questa seconda puntata di SPLIT abbiamo raccolto e confrontato dati di gare molto diverse: il record mondiale di Wayde van Niekerk, il precedente record di Michael Johnson e alcune delle principali finali internazionali del 2026, tra cui Mondiali U20, Campionati USA ed Europei.
Per ogni prestazione abbiamo osservato gli split ogni 100 metri, calcolato la velocità "media" di ciascun settore e confrontato primo e secondo 200 metri.
Un chiarimento prima di partire: la maggior parte dei dati raccolti sono velocità medie di settori da 100 metri, non velocità istantanee. SPLIT non può quindi dire, nella generalità dei casi, in quale punto esatto un atleta tocca la propria velocità massima reale — servirebbero rilevamenti a risoluzione più fine. Quando nei grafici e nelle tabelle di questa puntata compare l'etichetta "V-MAX", indica il settore con la velocità media più alta tra quelli disponibili — da 100 metri nella maggior parte dei casi, da 50 metri dove specificato — non la velocità di punta istantanea.
Questa distinzione spiega anche, in parte, perché il tratto 100–200 risulti quasi sempre il più veloce: il primo 100 metri include l'intera fase di accelerazione da fermo, e la sua media ne risente; il secondo 100 viene invece corso quasi per intero a ridosso della velocità di punta, che la letteratura colloca già tra i 50 e i 100 metri. Ne parliamo con dati alla mano più avanti.
L'obiettivo non è trovare una formula universale per correre i 400. È capire quali pattern ricorrono e, soprattutto, dove gli atleti costruiscono — o perdono — la prestazione.

Wayde van Niekerk vs Michael Johnson – andamento della velocità media per settore
DUE RECORD, DUE CURVE DI VELOCITÀ
Il 43.03 di Wayde van Niekerk e il 43.18 di Michael Johnson sono separati da appena 15 centesimi, ma osservare la gara settore per settore permette di andare oltre il semplice risultato finale.
In entrambi i casi la velocità media più elevata viene raggiunta nel tratto 100–200 metri. È un primo elemento che ritroveremo praticamente in tutte le gare analizzate.
Dopo la fase iniziale di accelerazione, la velocità cresce fino al secondo 100; tra 200 e 300 metri comincia il decadimento e nell'ultimo rettilineo la riduzione diventa molto più evidente.
Van Niekerk e Johnson arrivano quindi a prestazioni quasi equivalenti attraverso curve non perfettamente sovrapponibili. È proprio questa variabilità a rendere interessante l'analisi degli split: il tempo finale sintetizza la prestazione, ma non ne descrive la distribuzione.

Wayde van Niekerk vs Michael Johnson – tabella degli split e delle velocità medie
IL 100–200 METRI È IL SETTORE PIÙ VELOCE
Il primo pattern è molto netto. Nelle gare analizzate, il tratto 100–200 metri rappresenta sistematicamente il settore nel quale viene raggiunta la maggiore velocità media sui 100 metri.
È una conseguenza logica della struttura della gara. Nei primi 100 metri l'atleta deve accelerare da fermo; nel secondo settore può invece utilizzare una velocità già costruita.
Successivamente la curva cambia direzione.
Il dato interessante non è quindi soltanto quanto velocemente un atleta corre il secondo 100, ma cosa succede dopo aver raggiunto quella velocità.
Ed è qui che iniziano a emergere differenze molto importanti tra atleti apparentemente simili.
Come anticipato in apertura, la spiegazione è fisiologica. Per verificarlo servono dati a risoluzione più fine dei nostri 100 metri standard: li abbiamo, ogni 50 metri, per gli otto finalisti della finale europea che incontreremo tra poco.
Il pattern è netto: sei di loro toccano il picco esatto nel tratto 50–100 m, gli altri due lo sfiorano nel 100–150 m.

Dove si raggiunge la VMAX – Hudson-Smith e media 8 finalisti, Europei Birmingham 2026
Il dato trova conferma diretta in letteratura. Hanon e Gajer (2009), su un campione di 30 quattrocentisti di livello mondiale, nazionale e regionale, riportano lo stesso risultato: la velocità massima viene raggiunta da tutti gli atleti tra i 50 e i 100 metri, con valori medi di 10,12 m/s per i cinque migliori uomini e 8,96 m/s per le cinque migliori donne.
MONDIALI U20: STESSO PATTERN, CURVE DIVERSE

Finale Mondiali U20 Oregon 2026 – tabella degli split e delle velocità medie
La finale mondiale U20 offre un esempio particolarmente interessante perché permette di confrontare nove atleti all'interno della stessa gara.
Jayden DeLeon vince in 44.47 davanti a Quincy Wilson, 44.62, e Leendert Koekemoer, 44.96.
Tutti e nove i finalisti raggiungono la maggiore velocità media nel tratto 100–200 metri.
Ma dal passaggio dei 200 metri in avanti le curve iniziano progressivamente a separarsi.
DeLeon passa ai 200 in 21.43 e completa il secondo 200 in 23.04: differenziale +1.61 s.
Wilson corre le due metà in 21.60 e 23.02: +1.42 s.
Koekemoer passa in 21.72 e chiude la seconda metà in 23.24: +1.52 s.
Già sul podio troviamo quindi tre distribuzioni leggermente differenti che conducono a risultati molto vicini.
Scendendo nella classifica la dispersione aumenta: alcuni atleti riescono a contenere relativamente bene il decadimento, altri mostrano una perdita molto più marcata nell'ultimo settore.
Il pattern generale rimane lo stesso. Ciò che cambia è l'ampiezza della curva.

Finale Mondiali U20 Oregon 2026 – andamento della velocità media per settore
IL DIFFERENZIALE TRA I DUE 200
Un modo semplice per descrivere questa distribuzione è confrontare primo e secondo 200 metri. In tutte le prestazioni considerate il secondo 200 è più lento del primo.
Ma il differenziale non è costante.
Questo è importante perché impedisce di trasformare un valore medio o tipico in una regola universale. Un differenziale ridotto non identifica automaticamente una gara migliore; allo stesso modo, un differenziale elevato non dimostra da solo che l'atleta abbia distribuito male lo sforzo.
Il dato deve essere letto insieme alla velocità assoluta raggiunta e al risultato finale.
Due atleti possono terminare praticamente nello stesso tempo utilizzando distribuzioni differenti.
La finale USATF 2026 ne offre un esempio molto chiaro.

Finale USATF Championships 2026 – tabella degli split e delle velocità medie
USATF: 0.02 SECONDI, DUE DISTRIBUZIONI
Chris Bailey vince il titolo statunitense in 44.39. Khaleb McRae è secondo in 44.41. Appena due centesimi separano le loro prestazioni.
Eppure la distribuzione non è identica.
Bailey corre il primo 200 in 21.29 e il secondo in 23.11, per un differenziale di +1.82 s. McRae passa più velocemente: 20.96. Il secondo 200 richiede però 23.46, portando il differenziale a +2.50 s.
Il risultato finale è quasi lo stesso.
Il percorso per arrivarci no.
È uno degli esempi più semplici del motivo per cui il solo tempo finale non basta a descrivere un 400 metri.

Finale USATF Championships 2026 – andamento della velocità media per settore
IL CASO GODWIN
Nella stessa finale troviamo probabilmente uno dei casi più interessanti dell'intero dataset.
Elija Godwin corre il tratto 100–200 in 9.98, pari a circa 10.02 m/s: la velocità media di settore più elevata della finale. Ai 200 metri passa in 20.94.
Ma il secondo 200 richiede 24.88 secondi.
Il differenziale sale così a +3.94 s.
Nell'ultimo 100 metri corre 13.43, corrispondenti a circa 7.45 m/s, e termina settimo in 45.80.
Il dato non ci permette di stabilire perché sia successo. Non conosciamo sensazioni, strategia prevista o eventuali fattori individuali della gara.
Ci permette però di osservare qualcosa di molto concreto: produrre la maggiore velocità media in un singolo settore non significa necessariamente costruire la migliore prestazione complessiva.
La velocità raggiunta deve essere letta insieme alla capacità di conservarla.
IL DIFFERENZIALE NON È UN NUMERO MAGICO
La finale statunitense rende particolarmente evidente la variabilità del rapporto tra primo e secondo 200 metri.
Demarius Smith: +1.48 s
Chris Bailey: +1.82 s
Khaleb McRae: +2.50 s
Elija Godwin: +3.94 s
Atleti della stessa finale, tutti di altissimo livello, mostrano differenze molto ampie.
Per questo un range di riferimento può essere utile per descrivere le prestazioni, ma diventa problematico se viene trasformato automaticamente in un bersaglio da raggiungere.
Il differenziale ci dice quanto cambia il tempo tra le due metà. Non ci dice, da solo, se il primo 200 fosse ottimale, troppo veloce o troppo prudente.
EUROPEI: UN ALTRO CONTESTO, LO STESSO PROBLEMA

Finale Europei Birmingham 2026 – tabella degli split e delle velocità medie
Matthew Hudson-Smith vince il titolo europeo in 44.17, davanti a Muhammad Abdallah Kounta (44.40) e Jonas Phijffers (44.41) — gli stessi atleti del grafico sulla VMAX che abbiamo visto poco fa.
Inserendo anche i dati della finale europea possiamo osservare lo stesso fenomeno in un terzo contesto competitivo.
Il valore dell'analisi non sta soltanto nel confrontare chi corre più velocemente, ma nell'osservare la forma delle diverse curve: dove viene raggiunto il settore più rapido, quanto cambia la velocità tra 200 e 300 metri e soprattutto quanto rapidamente decade nell'ultimo 100.
Quando sovrapponiamo gare e atleti differenti emerge una struttura comune, ma non una curva unica.
Ed è probabilmente questo uno dei risultati più interessanti di questa seconda puntata.
GLI ULTIMI 100 METRI: DOVE LE DIFFERENZE ESPLODONO
Se il 100–200 è il settore nel quale osserviamo le velocità medie più elevate, il 300–400 è quello nel quale diventano maggiormente visibili le differenze nella capacità di mantenimento.
La finale USATF offre ancora un esempio molto chiaro.
Demarius Smith corre l'ultimo 100 in 11.88, il miglior settore finale della gara, e conquista il terzo posto in 44.54.
Godwin percorre lo stesso tratto in 13.43.
Sono 1.55 secondi di differenza in soli 100 metri tra due finalisti della stessa gara.
Ma sarebbe sbagliato considerare l'ultimo rettilineo come un segmento indipendente.
Quello che osserviamo tra 300 e 400 metri è anche la conseguenza di quanto accaduto nei 300 metri precedenti.
In questo senso, l'ultimo rettilineo racconta la gara più di quanto la crei.
METTIAMO INSIEME I VINCITORI

Record del mondo, ex record e vincitori 2026 a confronto – andamento della velocità media per settore
Il confronto più interessante arriva sovrapponendo le curve dei vincitori delle diverse finali con quelle di Van Niekerk e Johnson.
Non cerchiamo di stabilire quale sia la distribuzione perfetta.
Cerchiamo le caratteristiche comuni e le differenze.
Il secondo 100 emerge come il punto di maggiore velocità media. Dopo i 200 metri inizia il decadimento. Tra 300 e 400 metri la perdita diventa molto più marcata.

Ma ampiezza e progressione di questa perdita cambiano da atleta ad atleta.
Questo significa che due prestazioni possono avere tempi finali simili pur essendo costruite in modo differente.
E significa anche che un singolo split, preso isolatamente, racconta soltanto una parte della gara.
IL CONFRONTO CON LA LETTERATURA
I dati di SPLIT descrivono un campione di gare specifiche e non devono essere trasformati in un modello universale. È però interessante confrontarli con ciò che emerge dalla letteratura.
Hanon e Gajer (2009) hanno confrontato quattrocentisti di livello mondiale con atleti di livello nazionale e regionale, misurando quanta parte del proprio primato personale sui 200 metri ciascun gruppo utilizza nel primo 200 dei 400. Gli atleti "world class" corrono il primo 200 a circa il 97,6% del proprio primato sui 200 metri, un approccio più aggressivo rispetto ai livelli nazionale (94,4%) e regionale (93,9%).
Più recentemente Yoshimoto et al. (2025), su 457 gare di 155 quattrocentisti, hanno osservato che le prestazioni più rapide non erano caratterizzate semplicemente da una partenza più aggressiva: le differenze emergevano soprattutto nella capacità di produrre velocità nella seconda metà della gara. Lo stesso studio mostra una relazione diretta tra le due metà: chi corre proporzionalmente più veloce nel tratto 100–200 tende a rallentare proporzionalmente di più negli ultimi 100 metri, con una correlazione marcata tra le due sezioni (r = -0.84). È lo stesso meccanismo che abbiamo osservato, su scala individuale, nel caso di Godwin.
Un pattern simile emerge anche nell'analisi delle finali femminili di Ramadan (2014): tra tutti i settori di gara, è il tempo nel secondo 200 — e in particolare nell'ultimo 100 — a mostrare la correlazione più alta con il risultato finale.
Il caso di Godwin va quindi letto con questa cornice. Non dimostra che un primo 200 veloce sia sbagliato: mostra che il conto tra le due metà della gara, in un modo o nell'altro, arriva sempre.
Questo è probabilmente il punto più utile del confronto: gli split descrivono la distribuzione della prestazione; la letteratura aiuta a capire se il pattern osservato ricorre anche su campioni più ampi.
COSA CI DICONO DAVVERO QUESTI DATI?
Dopo aver messo insieme record, finali internazionali e campionati nazionali, alcuni elementi ricorrono con grande chiarezza.
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Il tratto 100–200 metri è quello nel quale viene generalmente raggiunta la maggiore velocità media sui 100 metri.
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Dopo i 200 metri la velocità comincia a diminuire e il decadimento diventa particolarmente evidente nell'ultimo settore.
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Il secondo 200 è più lento del primo in tutte le prestazioni analizzate, ma l'entità del differenziale varia considerevolmente.
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Raggiungere la maggiore velocità di settore non significa necessariamente ottenere il miglior risultato finale.
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Atleti con tempi finali quasi identici possono mostrare distribuzioni della velocità differenti.
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L'ultimo 100 è altamente discriminante, ma ciò che accade nel rettilineo finale non può essere separato dai primi 300 metri.
La struttura generale del 400 metri è quindi riconoscibile.
La sua esecuzione, però, rimane individuale.
Ed è proprio qui che gli split diventano interessanti.
Il risultato ci dice quanto velocemente un atleta ha corso 400 metri.
La curva della velocità comincia a raccontarci come lo ha fatto.
NOTA METODOLOGICA
Le velocità riportate in SPLIT sono velocità medie calcolate sui singoli segmenti di 100 metri (100 m / tempo del settore). Non rappresentano quindi la velocità massima istantanea raggiunta dall'atleta.
I confronti tra competizioni devono inoltre essere interpretati con cautela. Sistemi di rilevamento, punti esatti di passaggio e procedure di cronometraggio degli split possono differire tra fonti e manifestazioni. I confronti presentati hanno quindi finalità descrittiva e non devono essere interpretati come misurazioni biomeccaniche perfettamente omogenee.
Fonti:
World Athletics (Van Niekerk, Rio 2016; Johnson, Sevilla 1999) · World Athletics U20 Championships Oregon 26, Race Analysis · USATF Championships 2026, risultati ufficiali · European Athletics Championships Birmingham 2026, risultati ufficiali.
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